HomeStorieMagda, l'addio a 39 anni e quel dono che ha salvato altre vite

Magda, l’addio a 39 anni e quel dono che ha salvato altre vite

Palermo piange Magda Incarbona, mamma, morta per un tumore encefalico, che ha scelto di donare gli organi. Il ricordo di amici e familiari: “Era una donna piena di vita, capace di rendere felici gli altri”

Filippo Passantino
Filippo Passantino
Giornalista professionista, laureato in Comunicazione per enti pubblici e non profit all'Università La Sapienza di Roma. A servizio del progetto editoriale e sociale de "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. Aveva 39 anni, una bambina di dieci mesi, un marito che adorava e una vita piena di amici, famiglia, progetti. Eppure, anche negli ultimi giorni, quando tutto stava precipitando, Magda Incarbona aveva già trovato il modo di pensare agli altri.
La giovane palermitana è morta nelle scorse ore a causa di un tumore encefalico. Aveva espresso la volontà di donare i suoi organi. Così, nel dolore di una famiglia e di una città che la piangono, il suo cuore, i polmoni, il fegato, i reni, il pancreas e le cornee daranno una possibilità di vita ad altre persone.
Il prelievo multiorgano è stato eseguito al Policlinico di Palermo. Un’équipe multidisciplinare ha seguito tutte le fasi del percorso, accanto ai familiari. Ma dietro la cronaca di un gesto straordinario c’è soprattutto la storia di una donna che, fino alla fine, è rimasta fedele a se stessa.

Magda era una mamma giovane, la mamma di Azzurra. Era la moglie di Fulvio, sposato nel 2022. Era la figlia di Maria e del marito scomparso un anno fa, dopo 46 anni insieme. “Tu dovevi restare per continuare a crescere la tua Azzurra insieme al tuo adorato Fulvio”, scrive la madre Maria Causa in un post struggente sui social. “Cercheremo di crescerla come avresti voluto tu e le ricorderemo sempre che gran bella persona che eri”.

Per chi l’ha conosciuta, Magda era una presenza impossibile da dimenticare. Una donna energica, autentica, ironica. “Quando siete felici, fateci caso”, ripeteva spesso Magda Incarbona. Era una frase che la rappresentava perfettamente, perché Magda aveva imparato a guardare la felicità come qualcosa da costruire ogni giorno, anche dentro le difficoltà.

Le amiche la descrivono come una persona forte, piena di energia e positività, capace di affrontare i momenti più duri senza perdere la voglia di vivere. Fabiola Zimmardi la ricorda così: “Era una di quelle persone che riempivano la vita. Non era dolce né delicata, aveva sempre la risposta pronta, ma era la persona più genuina e trasparente che abbia mai conosciuto”.

Cresciuta nella comunità del Don Orione, Magda era stata bambina del coro dei piccoli e poi voce della corale. Era stata educatrice dell’Azione cattolica, animatrice, sportiva, capitano della squadra femminile di pallavolo. “Era una ragazza allegra, scanzonata, una leader positiva”, racconta Susanna Gristina, che l’ha conosciuta fin da bambina nel coro del Don Orione. “Aveva un profondo senso della giustizia e una naturale inclinazione a prendersi cura dei più deboli e degli indifesi, schierandosi con convinzione a sostegno delle buone cause e offrendo rispetto e aiuto a chi si trovava in difficoltà”. Sul lavoro, infatti, Magda prendeva sempre le parti di chi si sentiva più debole e non restava mai in silenzio davanti alle storture.

Magda durante una partita di pallavolo indossa la maglia numero 7

Magda era così: non aveva paura di esporsi, diceva quello che pensava, difendeva gli altri. Eppure, dietro quella forza, c’era anche una donna capace di un amore immenso. Per la sua famiglia, per il marito, per la figlia, per il padre ammalato, che l’aveva accompagnata all’altare nel giorno del suo matrimonio.

Negli ultimi quindici giorni accusava forti mal di testa. Poi il ricovero, gli accertamenti, la scoperta del tumore. Tutto è precipitato in poche ore. Da martedì pomeriggio, raccontano i familiari, decine di persone si sono ritrovate davanti all’ospedale, sotto quelle finestre, a pregare e sperare. “Non si può accettare”, scrive ancora la madre, Maria Causa. “Come si può perdere in tre giorni una figlia, una sorella, una moglie, una mamma, un’amica come te?”. Una domanda che resta sospesa nel dolore di chi l’ha amata.

Ma dentro questo dolore c’è anche la luce del suo gesto: Magda ha scelto la via del dono. Di trasformare la fine della sua vita in una possibilità per altri. E in questo modo, forse, continuerà a esserci. Nelle persone che porteranno dentro di sé una parte di lei. Nella figlia Azzurra, che crescerà ascoltando i racconti su sua madre. E in quella frase che oggi amici e familiari continuano a ripetersi come un’eredità: “Quando siete felici, fateci caso!“.

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