NAPOLI. Sono trascorsi 34 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, quando “cosa nostra” si illuse di avere avuto la meglio sullo Stato italiano. Siamo sempre più convinti, però, che il cancro mafioso sia qualcosa che, in qualche modo, contraddistingue la Sicilia e noi siciliani, quando in realtà c’è un filo invisibile, ma indistruttibile, che unisce la nostra terra e quella di Campania, una terra macchiata dalla Camorra. È il filo del riscatto sociale e della resistenza civile contro l’oppressione criminale e all’insegna del ricordo di chi ha sacrificato la propria vita. Un legame profondo che venerdì 22 maggio ha trovato la sua espressione all’interno della splendida Casina Vanvitelliana di Bacoli, in provincia di Napoli, teatro dell’inaugurazione della mostra “Colori contro la mafia”. Noi del Mediterraneo 24 eravamo presenti, perchè crediamo che la legalità debba essere coltivata, partendo dalle periferie. Un evento alla vigilia del 34esimo anniversario della strage di Capaci, rappresenta un vero e proprio manifesto sociale e culturale: un ponte ideale tra due regioni ferite dalla criminalità organizzata, ma unite nel desiderio di giustizia.
Il motore di questa straordinaria operazione culturale è il Magazine Informare. Da anni in prima linea sul territorio campano per denunciare i soprusi e promuovere la cultura della legalità. La redazione ha scelto questa volta di andare oltre la classica parola scritta, dimostrando che l’arte può diventare una forma potentissima di informazione. “L’arte che abbiamo proposto è un fermo immagine – afferma il giovane direttore, Antonio Casaccio – su un’Italia che c’è stata e su degli uomini che hanno scolpito quella che era la morale, per questo per me questa mostra non è una semplice esposizione di pitture, ma è un’esigenza. Promuovendo questa esposizione, Informare ha trasformato la Casina in una redazione a cielo aperto, dove la cronaca non si legge sui giornali ma si respira attraverso le tele“. Raccontare le vittime di mafia attraverso i colori significa fare informazione di prossimità, raccontare le periferie, parlare alla pancia e al cuore dei cittadini, e soprattutto scuotere le coscienze dei più giovani, trasformando il ricordo in azione quotidiana.
Al centro di questo percorso c’è l’arte del maestro Gaetano Porcasi, fiero pittore partinicese che ha dedicato la sua intera esistenza a tradurre in pittura le pagine più buie e i grandi eroi della lotta a Cosa Nostra. La sua pittura, viscerale e accesa da contrasti cromatici netti, non concede spazio all’ambiguità: documenta le stragi, i volti dei martiri e le battaglie civili. La mostra, aperta al pubblico fino al 2 giugno, si sviluppa come un vero e proprio dispositivo didattico. Accanto a ogni tela, infatti, un QR Code rimanda a file audio esplicativi: uno strumento interattivo fortemente voluto per permettere ai visitatori, in particolare agli studenti delle scuole del territorio, di viaggiare indietro nel tempo, scoprire i fatti storici e dare un nome e una storia a quei volti dipinti.
L’inaugurazione ha visto una coralità di interventi che testimonia la vicinanza dello Stato a iniziative di questo valore. Un’occasione per riflettere, per capire quali sono le priorità, per ricordare a tutti noi da che parte stare per non dimenticare lo strazio di molte vite innocenti spezzate e per denunciare la mafia dell’antimafia parolaia, di cartone, di facciata.
Tutto questo attraverso un connubio tra la forza giornalistica di Informare, la maestria dell’artista siciliano Porcasi e l’accoglienza delle istituzioni campane affinché tutto questo ci dia la possibilità di scoprire la strada tracciata per vincere la battaglia culturale contro ogni forma di criminalità.








