PALERMO. Nell’ambito del progetto di giornalismo promosso dal Centro di Accoglienza Padre Nostro in collaborazione con l’impresa sociale Il Mediterraneo, i giovani partecipanti hanno vissuto un’esperienza che va ben oltre la semplice cronaca. Hanno fatto un vero e proprio tuffo nel passato, varcando la soglia di quel luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, ma dove lo spirito di riscatto è più vivo che mai: la casa-museo del martire Beato don Pino Puglisi.
Camminare per quelle stanze non è stato solo un esercizio di memoria, ma un incontro ravvicinato con la quotidianità di un uomo straordinario nella sua normalità. I ragazzi hanno potuto respirare l’atmosfera intima della sua vita. Nella stanza da letto, dove ancora oggi sono custoditi con cura i suoi paramenti sacri, si percepisce il peso e la grazia di una missione portata avanti fino all’estremo sacrificio. Poco più in là, nello studio, la macchina da scrivere rimasta sul vecchio scrittoio e un’immensa libreria colma di volumi testimoniano il suo viscerale amore per la cultura, per lo studio e per la parola come strumento di libertà. Perché don Pino sapeva bene che l’ignoranza è il terreno più fertile per la criminalità.
A rendere l’esperienza ancora più toccante sono state le testimonianze vive di chi quel prete col sorriso lo ha conosciuto davvero. I racconti dei vicini di casa e i ricordi commossi dei suoi ex allievi hanno restituito il ritratto di un uomo profondamente caritatevole, ironico, capace di ascoltare tutti e di non girarsi mai dall’altra parte.

“Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto“. Questa frase di don Pino Puglisi risuona oggi come un mandato imperativo tra le mura del Centro di Accoglienza Padre Nostro. Fondato e fortemente voluto proprio da 3P (Padre Pino Puglisi), il Centro continua a porsi ogni giorno lo stesso, cruciale obiettivo: aiutare il quartiere di Brancaccio, tendere la mano ai suoi abitanti e, soprattutto, stimolare i giovani.
In un territorio storicamente difficile, l’impegno quotidiano è quello di dimostrare, con i fatti, che alla delinquenza e all’illegalità esiste un’alternativa positiva, concreta e propositiva. Il progetto di giornalismo si inserisce perfettamente in questa visione: dare ai ragazzi la parola, insegnare loro a osservare la realtà con occhio critico e a raccontarla con verità e coraggio.
Don Pino ripeteva spesso ai suoi ragazzi: “È importante parlare, spiegare, farsi capire. Non serve a nulla avere le mani pulite se si tengono in tasca. Bisogna sporcarsele per gli altri.“
Oggi, i ragazzi del progetto di giornalismo le mani non le tengono in tasca. Hanno preso in mano carta e penna — eredi ideali di quella macchina da scrivere sullo scrittoio — per continuare a raccontare che Brancaccio non è solo terra di mafia, ma è, e sarà sempre di più, terra di speranza, cultura e riscatto.








