HomeCulturaIl 23 maggio su Rai 3 in prima visione “Il Giudice e il Boss”: il film che svela le origini della lotta ai Corleonesi

Il 23 maggio su Rai 3 in prima visione “Il Giudice e il Boss”: il film che svela le origini della lotta ai Corleonesi

Nella giornata in memoria della strage di Capaci, l'opera di Pasquale Scimeca racconta la storia di Cesare Terranova e Lenin Mancuso, i primi a sfidare Luciano Liggio e i segreti di una mafia non solo rurale

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In occasione della giornata dedicata al ricordo della strage di Capaci, il 23 maggio 2026 Rai Tre trasmetterà in prima visione “Il Giudice e il Boss”, l’atteso film diretto da Pasquale Scimeca e scritto insieme al giornalista Attilio Bolzoni. La pellicola ripercorre la lotta epica e drammaticamente attuale del giudice Cesare Terranova e del maresciallo di polizia Lenin Mancuso contro l’ascesa della spietata cosca dei Corleonesi guidata da Luciano Liggio. Un racconto intimo e potente che, attraverso il fondamentale processo di Bari, restituisce la memoria di due pionieri dell’antimafia: i primi capaci di intuire la struttura unitaria di Cosa Nostra e i suoi legami con i poteri occulti delle Istituzioni, diventando un modello per Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Sinossi

Se, il processo di Bari, istruito dal giudice Terranova, dopo dieci anni di indagini svolte assieme al maresciallo Mancuso, al vicebrigadiere Agostino Vignali e al colonnello dei carabinieri Ignazio Milillo, si fosse concluso con la condanna di Luciano Liggio, Totò Riina, Binno Provenzano e gli altri 62 picciotti del clan dei corleonesi, quante morti innocenti, quante stragi si sarebbero potute evitare? Ma le cose sono andate diversamente e il giudice Terranova fu lasciato solo, umiliato e offeso, a combattere contro i mulini a vento.

Note di regia

Cesare Terranova non è stato un giudice qualsiasi. Ma un modello a cui si sono ispirati Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il primo che ha avuto il coraggio di indagare sulla sanguinaria cosca dei corleonesi. Il primo ad aver capito che la mafia era un’organizzazione criminale unitaria che agiva di concerto con elementi della politica, della massoneria, dell’amministrazione pubblica e dell’economia.

Anche Lenin Mancuso, non è stato un poliziotto qualsiasi, “l’autista o il guardia spalle del giudice” come spesso viene, erroneamente, definito dalla stampa, ma uno dei migliori poliziotti di Palermo. Amico fraterno di Boris Giuliano, è stato l’esempio a cui si sono ispirati Ninni Cassarà e gli altri poliziotti della squadra mobile (Beppe Montana, Lillo Zucchetto, Natale Mondo e Roberto Antiochia) che dopo di lui verranno uccisi dalla mafia.

Altrettanto importante è la figura del loro antagonista, il boss Luciano Liggio, per capire il ruolo dei corleonesi nell’evoluzione della mafia da fenomeno rurale a quello urbano della speculazione edilizia, del traffico internazionale degli stupefacenti e della finanza, al superamento dei confini dell’isola, per finire con il passaggio dei poteri ai nuovi capi, quelli che un tempo erano i suoi gregari: Totò Riina e Binno Provenzano.

Un racconto visto attraverso gli occhi del giudice Terranova, che, come scriveva il suo amico Leonardo Sciascia, erano: “… gli occhi e lo sguardo di un bambino. E avrà sicuramente avuto i suoi momenti duri, implacabili, quei momenti che gli valsero la condanna a morte: ma saranno stati a misura, appunto, del suo stupore di fronte al delitto, di fronte al male, anche se quotidianamente vi si trovava di fronte…”.

Soggetto: Pasquale Scimeca
Sceneggiatura: Pasquale Scimeca, Attilio Bolzoni con la collaborazione di con la collaborazione di Nadia Terranova
Regia: Pasquale Scimeca
Cast: Gaetano Bruno
Claudio Castrogiovanni
Peppino Mazzotta
Naike Anna Silipo
Enrico Lo Verso
e con
Marco Gambino, Rita Abela, Vincenzo Albanese, Marilù Pipitone, Rosario Minardi, Sergio Vespertino, Omar Noto, Giovanni Arezzo
Fotografia: Uliano Paolozzi Balestrini – Francesco Principini
Montaggio: Francesca Bracci
Musiche: Giovanni Sollima
Produttrice esecutiva: Linda Di Dio
Produzione: Arbash – in collaborazione con Rai Cinema
Durata: 96 minuti

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