HomeBuone notizieAll’IPM Malaspina la musica diventa speranza con il videoclip “Le tempeste non durano per sempre”

All’IPM Malaspina la musica diventa speranza con il videoclip “Le tempeste non durano per sempre”

Nove giovani dell’Istituto Penale Minorile di Palermo protagonisti di un laboratorio artistico ed educativo nato con Francesco Kento, Moltivolti e l’associazione Gambiana di Palermo. Attraverso rap e musica hanno raccontato dolore, sogni e desiderio di riscatto, abbattendo stereotipi e pregiudizi sul mondo carcerario

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
spot_img
spot_img

PALERMO. La musica diventa l’arte che libera le emozioni donando gioia e voglia di andare avanti verso una vita nuova. A partire da questo pensiero, nove ragazzi che, per il momento, vivono dentro l’Istituto Penale Minorile Malaspina, hanno realizzato il videoclip “Le tempeste non durano per sempre“. Si tratta di un lavoro corale frutto di un percorso multidisciplinare fatto di musica, relazione, ascolto e presenza. Il videoclip musicale, oltre ad avere avuto per i ragazzi una valenza educativa e formativa, vuole favorire il processo di sensibilizzazione culturale e sociale, provando ad allontanare pregiudizi e stereotipi sul mondo carcerario. I giovani hanno dimostrato che, anche in un luogo chiuso, si può esprimere la vita proprio attraverso le note musicali: indossando cuffie e prendendo il microfono, hanno, infatti, registrato e messo in rima i loro pensieri e i loro desideri per il futuro uguali a quelli di tutti gli altri loro coetanei.

Il prodotto artistico è stato il risultato di un lavoro nato in collaborazione conl’artista Francesco Kento, il team di Moltivolti e l’associazione Gambiana di Palermo. Un contributivo significativo è stato dato dagli educatori e dalle educatrici dell’IPM che, insieme ai ragazzi, hanno favorito la creazione di uno spazio creativo dentro un luogo di detenzione. Il progetto è stato realizzato anche con il supporto di Avocats Sans Frontières (ASF).

Partendo da storie, culture e punti vista diversi, si è provato a costruire – ha raccontato Isabella Russo, funzionaria della professionalità pedagogica -, attraverso la musica, un linguaggio comune capace di tenere insieme visioni del mondo differenti, in una dimensione di rispetto e curiosità verso l’altro. In questo clima di fiducia, i ragazzi si sono approcciati al momento creativo, guidato da Kento, con grande apertura, curiosità e voglia di mettersi in gioco, riuscendo ad esprimere al meglio i loro pensieri, le loro emozioni e il vissuto di sofferenza che li attraversa nell’esperienza detentiva. Il dolore per gli errori commessi, per la delusione arrecata alle persone care e per la distanza da queste ultime, nonché per la paura del pregiudizio. È stato, però, proprio lo sguardo pulito e privo di pregiudizio dello staff che li ha accompagnati, a restituirgli la speranza di poter essere visti, non solo per i loro reati e per i loro sbagli, ma per la bellezza delle loro aspirazioni e progetti. Si sono proiettati, appunto, verso un futuro possibile, sentito più vicino e concreto e non verso il passato”.

Il progetto nasce a partire dall’idea che la musica sia un potente linguaggio per comunicare ed entrare in relazione con i giovani – ha affermato Clara Pangaro, direttrice dell’Istituto Penale Minorile Malaspina -. Il laboratorio, infatti, ha voluto offrire loro uno spazio di parola, di riflessione e di creatività. Spesso, è difficile, per loro, trovare le parole per esprimere il disagio e la rabbia che li attraversa. Provare a scrivere un testo, allora, ha implicato un’operazione non scontata: scegliere le parole per dire quello che si pensa e quello che si prova è stata un’occasione preziosa per esprimere il proprio mondo interiore e per condividere le proprie sensazioni ed emozioni. Il laboratorio ha avuto il pregio di riuscire a far collaborare tra loro i ragazzi, puntando all’accoglienza e all’accettazione dell’altro”.

E’ stato emozionante, il giorno in cui abbiamo presentato il video all’interno dell’Istituto  – ha aggiunto Clara Pangaro -, vedere al termine del videoclip, tutti i ragazzi in piedi ad applaudire i compagni che lo avevano realizzato. Quel gesto spontaneo e unanime ha assunto un significato che andava ben oltre il semplice gradimento per il videoclip e la canzone. Quel fragoroso applauso è stato come un abbraccio collettivo, una dichiarazione di sostegno, di riconoscimento ai compagni per la realizzazione di qualcosa di straordinario e di bello, capace di emozionare. Per noi operatori è stato un momento molto forte in cui abbiamo avuto la sensazione che quel lungo applauso portasse con sé la consapevolezza nuova e potente che il cambiamento è possibile perché ‘Le tempeste non durano per sempre‘”.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img