NAPOLI. Siamo a Castel Volturno, nel casertano, un luogo dove ogni giorno, tra le ombre di una terra difficile, c’è chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, dove le parole non si limitano a raccontare la realtà, ma la ridefiniscono, strappandola centimetro dopo centimetro al controllo soffocante della camorra. Quel luogo è l’Officina Volturno, da cui si sviluppa la redazione del Magazine Informare. Siamo andati a trovarli, noi che con “Il Mediterraneo 24” ne condividiamo l’impegno sociale, varcando quella soglia ci siamo sentiti travolti da un’energia pulita, quasi destabilizzante per una frazione tanto discussa nel panorama campano: sessanta ragazzi, sessanta sguardi carichi di determinazione, pronti ad accoglierti per spiegare cosa significhi, oggi, fare giornalismo di frontiera nella Terra dei Fuochi. Un presidio di resistenza culturale che cammina ormai stabilmente sulle proprie gambe, un punto di riferimento riconosciuto in tutta la Campania che interrompe un loop, durato ormai troppo tempo, in cui il silenzio è stato l’unica moneta di scambio per la sopravvivenza. È qui che, dal 2002, il silenzio della camorra viene spezzato ogni mese dal rumore della verità. Non con le armi, ma con le parole. Una scuola di formazione giornalistica, per trasformare il futuro in un’arma di cultura, facendo informazione pura, libera, senza filtri.

La testimonianza di Tommaso Morlando
La storia di questo miracolo civile nasce grazie all’intuizione di Tommaso Morlando, Presidente dell’associazione, che decise di sfidare la Camorra piantando i semi della cultura laddove lo Stato sembrava aver fatto un passo indietro. Morlando ha gli occhi di chi ha visto il pericolo da vicino, di chi ha pronunciato il “no” più difficile della sua vita quando i clan bussarono alla sua porta per chiedere il pizzo. La sua risposta non fu solo un rifiuto privato, ma un atto di ribellione pubblico, stampato nero su bianco. La copertina del giornale di allora gridava giustizia con la foto di Mimmo Noviello, un caro amico di Tommaso, imprenditore castellano ucciso da Giuseppe Setola, ex boss del clan dei Casalesi, il cui unico crimine commesso fu quello di essersi rifiutato di pagare il pizzo. Quel titolo fu un manifesto di condanna e una promessa di libertà, ma stava per trasformarsi in una condanna a morte. Solo per un puro disegno del destino, e grazie a un tempestivo intervento dello Stato che portò all’arresto dei vertici del clan locale, Tommaso non subì la stessa tragica sorte dell’amico. Una verità agghiacciante, scoperta quasi per caso solo dieci anni dopo, quando una giornalista lo informò delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che svelavano il piano per eliminarlo.

“Quando decisi di mettere Mimmo in copertina, sapevo benissimo a cosa andavo incontro, ma il silenzio ci avrebbe resi complici. In quel numero scrivemmo chiaro e tondo che noi il pizzo non lo avremmo mai pagato e che avremmo denunciato ogni singolo tentativo di estorsione. Sapere anni dopo, dai verbali di un pentito, che ero nel mirino e che mi sono salvato solo perché lo Stato ha arrestato i miei potenziali assassini prima che potessero colpire, mi ha dato una consapevolezza nuova. Questa terra è ancora ferita, la Camorra è più viva che mai, ma la nostra risposta attraverso la cultura e la legalità non arretrerà di un solo millimetro.“
Un direttore giovane e intraprendente
Dall’eredità di quel coraggio antico è nata la linfa che oggi alimenta la nuova generazione di giornalisti dell’Officina Volturno, guidata da Antonio Casaccio. A soli 27 anni, il direttore responsabile del Magazine Informare incarna perfettamente il passaggio di testimone di questa staffetta anticamorra. Il periodico mensile analizza, sviscera e racconta ogni mese i complessi equilibri di quel comprensorio, senza sconti e senza filtri. Per Casaccio e per i suoi ragazzi, la carta stampata non è uno strumento anacronistico, ma di presenza militante sul territorio, un modo per ribadire che la cultura è un corpo vivo che respira tra la gente.
Un periodico al passo con i tempi
La sfida del mensile non si ferma alla denuncia della cronaca nera, ma punta alla costruzione di un’alternativa sociale ed estetica per i giovani del casertano. Raccontare il territorio significa anche valorizzarne le eccellenze nascoste, dimostrando che esiste un’alternativa concreta al potere criminale. L’Officina Volturno è diventata così una fabbrica di idee, un laboratorio dove la bellezza e la cultura vengono usate come armi di riscatto di massa contro il degrado circostante.
“Per noi fare giornalismo qui non è un esercizio teorico, ma una necessità legata alla fisicità, all’esserci concretamente sul territorio ogni giorno. I nostri sessanta ragazzi dimostrano che la criminalità organizzata si può, e si deve, combattere anche con le cose belle, con l’arte, con l’inchiesta rigorosa e con l’aggregazione – afferma Casaccio -. Oggi Informare è una realtà solida, matura, che cammina orgogliosamente sulle proprie gambe ed è diventata un punto di riferimento in tutta la regione. Non siamo più un’eccezione isolata, siamo la dimostrazione che un’altra Campania è già realtà.“









