HomeCronacaPeriferieDa Ballarò al campo di calcio, piccoli cronisti crescono: il giornalismo come scoperta del quartiere e di sé

Da Ballarò al campo di calcio, piccoli cronisti crescono: il giornalismo come scoperta del quartiere e di sé

Per quattro mesi sei bambini hanno partecipato al laboratorio di giornalismo del progetto “C’entro anch’io”. Tra interviste, uscite sul territorio e incontri, hanno imparato ad ascoltare, osservare e raccontare il mondo che li circonda, trasformandosi da semplici spettatori in giovani cronisti

Caterina Ganci
Caterina Ganci
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica, collaboro con diverse testate online. Amo il mare, il suo profumo e le sfaccettature dei suoi colori. Non penso che potrei vivere in un posto diverso dalla Sicilia! La nostra Isola è bella e ricca di cultura, storie, tradizioni e se è vero che “la bellezza salverà il mondo" io voglio continuare a cercare, osservare e raccontare le nostre meraviglie con la passione forza motrice necessaria per una giornalista
spot_img
spot_img

PALERMO. Un viaggio durato quasi quattro mesi, da gennaio a maggio. Un viaggio alla scoperta del mondo delle news e del quartiere di Ballarò, tra passeggiate, risate condivise, giochi e, soprattutto, incontri. Proprio gli incontri sono stati il cuore del laboratorio di giornalismo, che non è rimasto chiuso dentro un’aula, ma è uscito all’esterno, attraversando il quartiere, fermandosi ad ascoltare e a raccontare. È stato realizzato nell’ambito del progetto “C’entro anch’io”, promosso dall’associazione Apriti Cuore con l’impresa sociale Il Mediterraneo e Cirf. A condurlo, la giornalista Caterina Ganci, della redazione de Il Mediterraneo 24, assieme alla videomaker Federica Chiarello, che si è occupata delle riprese e del montaggio delle interviste, e alla psicologa Clarissa Scozzaro.

Protagonisti: Marc, Giosuè, Miriam, Rebecca, Matteo e Michelle che hanno raccontato alcuni luoghi di riferimento del quartiere: l’oratorio di Santa Chiara, la Torre di San Nicolò (Guarda su Terramatta.tv). E poi sono andati da cronisti in erba allo stadio “Renzo Barbera” e al torneo della Coppa Afrosiciliana, dove hanno realizzato alcune interviste ai giovani calciatori.

Prima di costruire una notizia, si è costruito un gruppo. Musica, movimento e giochi si sono rivelati strumenti semplici ma fondamentali per imparare a stare insieme, ascoltarsi e trovare il coraggio di esporsi. Solo in un secondo momento sono arrivate le prime domande, le regole del laboratorio e le basi del giornalismo. Nei primi mesi, i partecipanti hanno acquisito nozioni fondamentali attraverso attività ludiche e trasversali, sperimentando cosa significhi lavorare come una piccola redazione. Con tablet e cellulari hanno imparato a cercare informazioni, sviluppando un uso più consapevole dei dispositivi digitali. Grazie ai giochi di ruolo, inoltre, hanno iniziato a prepararsi al momento più atteso: l’intervista.

La vera svolta è arrivata quando hanno varcato la porta dell’aula per aprirsi al quartiere. Davanti all’oratorio di Santa Chiara è cambiato qualcosa: lì hanno fatto ciò che all’inizio sembrava impossibile per loro, cioè intervistare degli adulti. Di fronte a don Francesco Bontà e don Dario Spinella, la timidezza ha lasciato gradualmente spazio alla curiosità. Le voci, inizialmente incerte, si sono fatte più sicure, mentre le risposte hanno aperto nuovi sguardi su un luogo familiare, ma mai davvero conosciuto fino in fondo. Quando sono entrati alla Torre di San Nicolò, non erano più semplici visitatori: erano lì per ascoltare, raccogliere e raccontare. L’intervista a Marco Sorrentino della cooperativa Terradamare ha trasformato la teoria in esperienza concreta, mentre l’incontro con il direttore de Il Mediterraneo 24, Filippo Passantino, ha dato un volto reale alla figura del giornalista.

E, poi, lo stadio “Renzo Barbera”: il rumore, i colori, l’energia della partita Palermo–Cesena. Anche lì, tra tifosi e cori, hanno trovato una storia da raccontare. Hanno osservato, descritto e persino provato a fare telecronaca, scoprendo che ogni luogo può diventare una notizia, se osservato con attenzione. Infine, le interviste ai giovani calciatori della Coppa Afrosiciliana, ultimo incontro del percorso.

Alla fine, ciò che resta non sono solo articoli, collage o cartelloni, ma uno sguardo diverso: più attento, più curioso, più aperto. Perché imparare il giornalismo, in fondo, non significa soltanto scrivere una notizia, ma fermarsi, fare domande e imparare ad ascoltare davvero il mondo che ci circonda.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img