HomeCronacaPeriferieDa Ballarò al Barbera, il sogno di sette bambini: "Non ero mai stato allo stadio"

Da Ballarò al Barbera, il sogno di sette bambini: “Non ero mai stato allo stadio”

Dal laboratorio di giornalismo del progetto “C’entro Anch’io”, sette piccoli reporter hanno assistito per la prima volta a una gara del Palermo. Un’esperienza resa possibile dal Palermo Football Club e da Apriti Cuore ETS, che diventa racconto di inclusione, crescita e appartenenza alla città

Caterina Ganci
Caterina Ganci
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica, collaboro con diverse testate online. Amo il mare, il suo profumo e le sfaccettature dei suoi colori. Non penso che potrei vivere in un posto diverso dalla Sicilia! La nostra Isola è bella e ricca di cultura, storie, tradizioni e se è vero che “la bellezza salverà il mondo" io voglio continuare a cercare, osservare e raccontare le nostre meraviglie con la passione forza motrice necessaria per una giornalista
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PALERMO. «Caterina non sono mai stato allo stadio… sarebbe bello». È iniziato tutto così, con una frase semplice, detta quasi sottovoce durante un venerdì mentre svolgevamo raccontavamo dei quartieri di Palermo, durante il laboratorio di giornalismo. Una di quelle frasi che rischiano di perdersi, ma che invece è stata ascoltata. Da quel momento, quel desiderio ha iniziato a prendere forma, fino a diventare realtà.
Sabato scorso Giosuè, Marc, Miriam, Rebecca, Matteo, Michelle e Daniel hanno assistito dal vivo alla partita Palermo-Cesena allo stadio “Renzo Barbera”. Un momento carico di emozione, entusiasmo e senso di appartenenza, che ha trasformato una uscita didattica in un’esperienza indimenticabile.

Le bambine e i bambini hanno aderito al progetto “C’entro Anch’io”, promosso da Apriti Cuore ETS con il sostegno del PNRR e frequentano il laboratorio di giornalismo svolto dalla redazione de Il Mediterraneo 24. Un’iniziativa che punta a contrastare la povertà educativa e a rafforzare la rete comunitaria nei quartieri di Albergheria e Ballarò.

Quando i sette ragazzi e ragazze sono entrati allo stadio, lo stupore ha preso il sopravvento in loro. Gli spalti, il verde del campo, i cori rosanero che si alzavano all’unisono. Tutto era più grande di quanto avessero immaginato. Tutto era vivo. All’inizio osservavano in silenzio, quasi increduli. Poi, poco alla volta, si sono lasciati trascinare: hanno iniziato a cantare, a battere le mani, a guardarsi intorno. In pochi minuti erano già parte di quel mondo.

I partecipanti al laboratorio stanno costruendo, giorno dopo giorno, il proprio percorso di crescita attraverso attività educative e creative che li vedono protagonisti come giovani narratori della realtà che li circonda. «È stato bellissimo, non pensavo che lo stadio fosse così grande», dice Giosuè, come se cercasse ancora le parole giuste per descriverlo. «Mi è piaciuto tutto, soprattutto quando la gente cantava», gli fa eco Marc.

Il calcio, del resto, fa già parte della loro quotidianità. Durante le pause, Giosuè e Marc non perdono occasione per giocare: basta un foglio di carta accartocciato per improvvisare un pallone e dare il via a una partita.

Un sogno reso possibile grazie alla disponibilità del Palermo Football Club, che ha aperto le porte dello stadio ai ragazzi che frequentano scuole e associali di periferie geografiche e sociali della città trasformando un desiderio dei ragazzi in esperienza. «Il Palermo non è solo una squadra di calciodice Gaetano Lombardo, direttore Marketing e Comunicazione del club ma uno strumento di rappresentanza della nostra comunità. Se il calcio può contribuire a migliorare la vita delle persone, soprattutto dei più piccoli, è una responsabilità che il club si onora di rispettare».

Parole che trovano riscontro nell’impegno quotidiano dell’associazione Apriti Cuore Ets, da sempre attiva nella promozione dell’inclusione e della crescita personale dei più giovani. Anche il suo presidente, Francesco Campagna, ha sottolineato il valore dell’esperienza: «Il laboratorio di giornalismo è una delle azioni che meglio rappresentano il progetto “C’entro Anch’io”: accompagnare le ragazze e i ragazzi nell’esplorazione del mondo in cui vivono, dal quartiere alla città, per conoscerne le persone e le sfide. È un esercizio fondamentale, perché li aiuta a sviluppare capacità di narrazione e a diventare protagonisti attivi. La visita allo stadio ha suscitato una gioiosa meraviglia e ha seminato una passione che unisce le persone sotto la stessa bandiera. Raccontare queste esperienze significa anche costruire una comunità accogliente, dove ognuno può sentirsi a casa».

Per tutti loro, quella allo stadio non è stata solo una partita: è stata la dimostrazione che anche i sogni più semplici possono diventare realtà. E, da oggi, avranno sicuramente una storia in più da raccontare. Sabato, sugli spalti, tra le 32mila persone non c’erano solo tifosi. C’erano storie che si incontravano e speranza. C’era la scoperta di sentirsi parte di una città.

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