PALERMO. Lo studio di Andrea Buglisi dalle parti del Palazzo di Giustizia è molto accogliente e ordinato. In un suo quadro un uomo si libra sullo ZEN passando da un triangolo e cercando un suo centro. In un altro una donna in costume che quasi danza su Mondello. Ha realizzato anche i volti di Falcone e Borsellino che si fronteggiano dalle parti dell’aula bunker. Ma anche lo stemma del Comune dì Gangi con la sua compagna come musa e una bella parete con le pere a Castronovo di Sicilia. E un lungo murales su Paolo Borsellino di fronte Via D’Amelio. Poi “Gotico siciliano” a Gangi, davanti ad una scuola, in memoria di Emanuela Sansone, la prima donna uccisa dalla mafia a Palermo a 17 anni nel 1896. Il taglio che Andrea conferisce alle sue opere è molto particolare. Devi guardare più volte per decifrare i vari messaggi che si incrociano. A Brancaccio ha appena realizzato “Rosso Assoluto”. Ritrae don Pino Puglisi ventisettenne che guarda sorridente la sua Parrocchia di San Gaetano dove è stato presbitero sino a quando i mafiosi provarono a spegnere un sorriso che invece sopravvive alla stupidità mafiosa e adesso viene impresso da Buglisi dalle parti di un vicolo che si chiama Francesca Paola Pennino ma che per tutti gli abitanti di Brancaccio è conosciuto come A cura a vurpi (La coda della volpe) per via della sinuosità della via.

Le persone del luogo, puntualizza Buglisi, sono state accoglienti e hanno apprezzato. Nel muralismo, ci dice Andrea, che è nato nel Villaggio Santa Rosalia, pur dovendo trasmettere messaggi diretti, cerca di imprimere un po’ di mistero per non essere troppo didascalico o di facile e banale lettura. Si parte da un bozzetto, poi un disegno e quindi la pittura. Nel caso specifico si è dovuto trattare prima il muro.
Andrea Buglisi evidenzia che l’opera è stata finanziata dalla Fondazione Federico II, presieduta da Gaetano Galvagno, nell’ambito del Progetto “Le strade da seguire”, promossa dalla seconda circoscrizione, presieduta da Giuseppe Federico, in sinergia con la Parrocchia di San Gaetano e con il Centro Padre Nostro.
Buglisi ha comunque già fatto un’altra opera all’aperto su don Pino a Villafrati davanti a una scuola. Un Puglisi ancora più giovane, con un sorriso più disarmante, il cappellino al contrario, alle prese con un pallone. Buglisi sostiene che nel ritrarre le vittime di mafia occorra fare una ricerca delle immagini da riprodurre, magari andando, come fatto con Puglisi, ad anni più lontani e giovanili. Cercando di coniugare la memoria con la necessità di comunicare attraverso uno stile non formale con i giovani in maniera da rendere vivo il ricordo.

L’opzione del rosso è piaciuta molto, rivela Buglisi, al parroco di San Gaetano, don Sergio Ciresi. Che nell’occasione ha vergato una riflessione sul colore rosso. “Nella scrittura – scrive don Sergio -, il rosso è il colore dell’amore estremo (Gv 15,13: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici»), quello della Pasqua come passaggio dalla morte alla vita, dello Spirito Santo a Pentecoste, raffigurato con lingue di fuoco, che infiamma e rende coraggiosi fino al martirio. Nella liturgia, il rosso è indossato per ricordare che il dono più grande è amare «fino alla fine» (Gv 13,1). Non è un colore neutro o decorativo – continua don Sergio -, perchè parla di un amore che costa, che si dona fino alla fine, che infiamma e purifica. Il rosso nella liturgia non celebra la morte, ma la vita donata per amore. È il colore della speranza pasquale che passa attraverso la croce: un amore che brucia, che genera vita nuova. Il murale, tingendosi di rosso, ci dice che don Pino non è stato semplicemente ucciso: è stato consacrato nel martirio. Il suo sangue è diventato un grido profetico che ancora oggi interpella Palermo e l’Italia intera”. Sempre per don Sergio “non è solo memoria del passato: è profezia. Ci ricorda che l’amore vince anche quando sembra sconfitto”.
Andrea Buglisi testimonia che nel realizzare questa opera a Brancaccio ha sentito una grande responsabilità perché doveva riprodurre nel luogo dove è stato ucciso una persona di impegno, di fatti concreti, ma si è trattato di una responsabilità gentile perché 3P gli ha sempre comunicato una grande gentilezza ed è come se lo avesse messo a proprio agio nel realizzare l’opera. Il rosso assoluto l’autore lo ha inteso come se Brancaccio avesse bisogno di un’indicazione forte, come un segnale stradale, qualcosa che ti fa fermare e guardare, un punto fermo che può essere notato da tutti, anche dai mafiosi. Ha scelto questa foto, in cui nell’originale 3P è attorniato da giovani, perché gli ha comunicato dolcezza, ironia, eleganza. Poi Andrea ha ritenuto che quegli occhi con le spalle un po’ girate si rivolgano verso tutti, con lo sguardo tagliato, come se si muovesse a destra e a sinistra. “Sembra, continua Andrea, che stia facendo una ronda nel quartiere, scrutando S. Gaetano, come per verificare se è tutto a posto“. Anche la firma di 3P è rossa e per Andrea è come dire: “lo firmo col sangue“. Buglisi sottolinea spesso l’importanza di spingersi un po’ oltre dalla semplice riproduzione. La finalità è quella di introdurre degli elementi che portino chi guarda ad andare oltre il già saputo e canonizzato dalla memorialistica corrente. Con Puglisi e il Rosso Assoluto Buglisi c’è riuscito ancora una volta. È un’opera da guardare e riguardare per le tante vibrazioni visive e spirituali che ti trasmette. Non tutte insieme e non tutte in una volta.








