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lunedì, 5 Dicembre 2022
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#25novembre: le proposte della Consulta delle Culture di Palermo per le donne vittime di violenza

Dal convegno organizzato a Palazzo Cefalà in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è nata l'idea di una rete e di un coordinamento permanente dove rispetto, educazione e microcredito assistito siano strumenti per una maggiore autonomia

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Si è svolta a Palazzo Cefalà, sede della Consulta delle Culture del Comune di Palermo, un convegno per trattare il tema della violenza sulle donne relativo alla multiculturalità in occasione della Giornata internazionale del 25 novembre istituita dall’Onu per eliminare la violenza sulle donne. Palermo, città multiculturale, dove il 3,9% della popolazione è formato da circa 26.000 stranieri (senza doppia cittadinanza) e circa 4.000 (con doppia cittadinanza) per un totale di circa 30.000 stranieri appartenenti a 130 nazionalità diverse.

Già nella precedente Giornata europea contro la Tratta delle donne svoltasi a Palermo una voce corale si è alzata a conclusione dell’evento enfatizzando l’importanza di fare rete con il Comune di Palermo per contrastare un fenomeno assai diffuso non solo in Africa ma anche nel capoluogo siciliano oltre che in Europa.

Non solo Tratta ma anche violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. La violenza sulle donne nella fattispecie della multiculturalità trova spazio e alienazione nella paura di non essere credute, nella solitudine per la mancanza dei propri familiari, nella differenza della lingua rispetto al territorio di appartenenza, nel disagio economico in cui spesso le donne si ritrovano nel territorio in cui vanno a vivere e nello sfruttamento economico a cui sono sottoposte.

Cosa fare dunque? “Bisogna comunque denunciare. Non abbiate paura a denunciare. Ci sono persone competenti che vi possono aiutare. Non siete sole”, dichiara la coordinatrice contro la Tratta di essere umani e la Violenza sulle donne della Consulta delle Culture, Dasililla De Oliveira Pecorella.

Dal convegno a Palazzo Cefalà è nata l’idea di un coordinamento permanente dove incontrarsi a cadenza regolare per portare idee. E la disposizione di strumenti idonei per prevenire la violenza e donare alle donne la possibilità di costruire un nuovo sè, che le renda libere e più forti, meno fragili rispetto alla violenza.

“Dobbiamo pretendere il rispetto e l’educazione. Spesso queste donne sono prive della consapevolezza di essere persone. Allo stesso tempo dobbiamo fornire strumenti quindi, salutiamo con piacere lo strumento del microcredito assistito, che parte in Sicilia, per favorire l’indipendenza economica delle donne vittime di violenza”, dichiara la docente di leadership, manager e dirigente PNNR per il PD Sicilia, Cleo Li Calzi.

Cos’è il microcredito assistito? Un finanziamento a tasso zero per le donne vittime di violenza che vogliano avviare un’impresa. Con garanzia di Mediocredito centrale di importo fino a 50mila euro messo a disposizione delle donne ospitate presso le Case rifugio o assistite dai Centri antiviolenza e segnalate dai Centri della Caritas.

L’iniziativa finanziata nel 2021 dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri è regolata a livello nazionale da un protocollo d’intesa fra lo stesso Dipartimento, l’Ente Nazionale per il Microcredito che gestisce il fondo per il Microcredito di libertà, l’Abi, Federcasse-Federazione Nazionale delle Bcc e da Caritas italiana.

Dalla Sicilia al resto del mondo attraverso l’Oceano. Durante la serata sono stati letti alcuni stracci della ‘Melodia della lupa’ (Armando Siciliano Editore) di Antonella Vinciguerra. La storia di una bambina dell’entroterra siciliano, dei primi del Novecento, costretta a crescere in fretta per eseguire gli ordini di un padre-padrone. Passando da un padre-padrone ad un marito aguzzino. “Una storia di grande dolore e di crescita. Un lungo viaggio dentro l’animo umano ma anche dal punto di vista geografico visto che la ragazza riesce a fuggire e attraversa l’Oceano sulle ‘carrettere’ del mare. La storia di un’identità doppiamente negata perchè femmina. Ricordiamo che i bambini non avevano nessun diritto, bisognerà aspettare gli anni ’70 per parlare di bambino al centro del processo educativo”, racconta la scrittrice.

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