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22 Gennaio 2022
In SiciliaSiciliaDa Palermo un appello per la tutela dei diritti umani in Birmania e Congo

Da Palermo un appello per la tutela dei diritti umani in Birmania e Congo

L'iniziativa, organizzata dal Movimento internazionale Riconciliazione e 'Pax Christi Palermo in collaborazione con la Consulta della Pace del Comune di Palermo, ha visto la partecipazione di diversi testimoni privilegiati che tra paura e coraggio hanno voluto raccontare, attraverso le proprie voci, le forti criticità sulle tematiche riguardanti la tutela dei diritti umani

Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. La drammatica situazione in Birmania, i diritti negati in Congo sono stati al centro di un incontro organizzato a Palermo da Pax Christi e dal Movimento internazionale Riconciliazione (Mir), in collaborazione con la Consulta della pace del Comune di Palermo. L’iniziativa, in concomitanza della Giornata mondiale dei diritti umani. Un momento di riflessione intenso di emozioni alternate tra commozioni, paure, speranze e la determinazione di cambiare la società attraverso la diffusione del linguaggio universale dei diritti umani e della pace.

La situazione critica per i diritti umani in Birmania

Zabina, attivista birmana in Italia da quasi 10 anni, ha ripercorso le varie tappe del colpo di stato avvenuto lo scorso febbraio in Birmania: “Da quando c’è stato il colpo di stato in Birmania, il popolo birmano vive con la paura e senza alcuna speranza di migliorare la propria vita – ricorda Zabina -. I militari avevano effettuato una massiccia campagna di arresti. Oltre alla nostra leader Aung San Suu Kyi, il nostro presidente U Win Myint, sono stati portati in detenzione diversi politici, medici, giornalisti e manifestanti nonviolenti.

Nel proseguire il suo racconto intenso di dolore, speranza e commozione, Zabina ricostruisce le atrocità commesse dall’esercito e la necessità di uno sforzo maggiore da parte del mondo:”I militari avevano incendiato e bombardato le abitazioni presenti nelle città e nei villaggi torturando le persone arrestate non fermando il proprio raptus omicida nemmeno dinanzi alle donne in gravidanza e ai bambini. C’è un forte sentimento di paura di parlare del contesto birmano perché i militari hanno emesso un nuovo decreto, chiamato articolo 505 in cui chi si schiererà contro i militari subirà un arresto arbitrario – ricorda Zabina -. Nella città di Yangon i militari avevano ucciso 5 manifestanti nonviolenti investendoli con le proprie vetture – aggiunge -, in Birmania non abbiamo più la democrazia e le libertà, vogliamo chiedere all’ONU di aiutare il nostro popolo per la salvaguardia dei propri diritti” conclude.

Zabina ringrazia la sensibilità della città di Palermo e delle istituzioni operanti nel settore dei diritti umani: “A Palermo abbiamo organizzato diverse iniziative di sensibilizzazione sulle tematiche riguardanti il mio paese grazie alla forte attenzione delle istituzioni comunali e alla rete, con il mondo dell’associazionismo dei diritti umani che si è mobilitato per noi, grazie alla preziosa collaborazione con Francesco Lo Cascio”.

Il contesto dei diritti umani in Congo

Tra gli interventi, spicca quello di Chiara (nome di fantasia), attivista di origine congolese presente in Italia da 5 anni e in procinto di avviarsi verso gli studi di formazione religiosi, che ha voluto raccontare con determinazione lo status dei bambini e le condizioni economico-sociali del paese con disparità dovute alla noncuranza della classe dirigente politica locale: “C’è uno stato di insicurezza nel mio Paese percepito da tutti gli strati sociali. Non vi è la libertà di espressione e nel contempo non c’è un futuro roseo per i bambini. Chi è stato anche bambino soldato che futuro avrà? Ha una infanzia negata! – denuncia Chiara -. Il Congo possiede l’80% dei minerali del fabbisogno mondiale eppure non fa beneficiare i propri cittadini dei beni di prima necessità quali l’elettricità, l’acqua e l’accesso alla rete internet. Spero tanto che il mio popolo possa vivere in  futuro con serenità, pace ed armonia alla pari  degli altri popoli nei vari stati del mondo”, conclude Chiara.

L’empowerment delle donne nella società della globalizzazione

Priyanka, studentessa di origine indiana dell’ateneo palermitano ed attivista impegnata sulle tematiche della leadership con le diverse realtà associative locali, ha ricordato ai presenti i punti di forza e di debolezza del processo partecipativo delle donne all’interno della società globalizzata: “I postumi della società capitalistica non sono più invisibili, anzi, stanno andando verso un processo di universalizzazione in termini di soggetti coinvolti sebbene ci siano dei pro e dei contro – ricorda Priyanka -. Ad esempio  da un lato le donne oggi hanno maggiori opportunità di essere considerati alla pari degli uomini nel contesto societario, dall’altro, il contesto pandemico ha visto per esempio in India una situazione in cui le persone erano in un certo modo costrette ad impegnarsi di più pur di poter sfamare i propri cari. Tali disparità economico-sociali si vedono altresì nel contesto generico dell’istruzione influenzando attivamente le scelte degli individui che sono vincolati alle logiche del mercato”.

Priyanka ha proseguito il suo intervento descrivendo l’impegno del networking tra le donne nel contesto cittadino: “Stiamo dando la possibilità alle donne di poter parlare attivamente dei loro vissuti, dei loro problemi e delle loro ambizioni che purtroppo non possono essere discussi apertamente nei contesti delle reti familiari ed amicali. Per fare ciò stiamo costruendo una piattaforma comune. Le problematiche che riguardano le donne possono essere risolte solo attraverso una formazione trasversale che possa coinvolgere i giovani e gli adulti includendo diverse fasce sociali al fine di creare la piena consapevolezza del fenomeno“.

Progettualità future della Consulta della Pace

Soddisfatto, il portavoce della Consulta della Pace, Francesco Lo Cascio che annuncia le prossime tappe verso il consolidamento della cultura della pace e della valorizzazione dei diritti umani nel territorio siciliano: “Come Consulta proseguiremo il percorso che ci porterà a costituirci come osservatorio sui diritti umani ed i conflitti. Continueremo a valorizzare la presenza in città di diverse comunità etniche derivate dalla diaspora di profughi provenienti da antichi conflitti spesso ancora in corso – riferisce Lo Cascio -. Vogliamo che la politica e gli enti locali si facciano carico della loro condizione e di risposte ai loro bisogni di tutela . Ma soprattutto che la politica intervenga sulle ragioni dei conflitti ponendo l’Italia e l’Europa al loro fianco”.

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