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domenica, 16 Giugno 2024
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Carcere e disabilità: Il viaggio oltre i limiti di Claudio Bottan e Simona Anedda 

Oggi con la cooperativa Al Revés e l’associazione Voci di Dentro, promuovono il progetto di reinserimento sociale "Your Trip in My Shoes"

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO – Una ex persona detenuta e una viaggiatrice in carrozzina, affetta da sclerosi multipla, sono riusciti a coniugare due mondi apparentemente antitetici: quello della disabilità e quello del carcere.
“Da qualche anno Simona ed io giriamo l’Italia portando la nostra testimonianza nelle scuole, nelle comunità e anche nelle carceri. Raccontiamo ‘le nostre prigioni’: una storia semplice e – forse per questo – straordinaria – racconta Claudio Bottan, ex detenuto e vicedirettore della rivista Voci di dentro -. Da sette anni siamo una coppia che è riuscita a coniugare due mondi apparentemente diversi, rafforzandoci l’un l’altra, costruendo il presente e ipotizzando un futuro contro barriere, ostacoli e pregiudizi. Un cammino di reciprocità in cui, malgrado il carcere, il dolore e la paura di non farcela, si riesce ad essere altro”.

È con lo stesso spirito è iniziata la collaborazione tra la cooperativa Al Revés e l’associazione Voci di Dentro al progetto di reinserimento sociale Your Trip in My Shoes, per il quale è in corso una raccolta fondi su Produzioni dal Basso. C’è tempo fino al prossimo 5 gennaio per raggiungere 4 mila euro di donazioni ed ottenere così il cofinanziamento di Ferrovie dello Stato per altri 6 mila euro che consentiranno di avviare le attività nella zona periferica dello Sperone a Palermo. “Un viaggio oltre i limiti del pregiudizio” che prevede diversi laboratori e una realizzazione interattiva dell’artista Igor Scalisi Palminteri. Si tratterà di un percorso emozionale che coinvolgerà tutti i sensi, per raccontare e attraversare le sensazioni e gli stati d’animo di chi sperimenta condizioni di imprigionamento e limitazione. (Un intervento di Simona Anedda: https://fb.watch/oVe8ImAVit/)

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Claudio Bottan e Simona Anedda

Nell’autunno del 2016 Claudio Bottan aveva da poco ottenuto una misura alternativa dopo sei anni di detenzione e una redazione che lo aveva accolto senza pregiudizi. “Uscivo al mattino per recarmi al lavoro e rientravo in carcere alla sera – racconta -. Scrivevo, frastornato, alla continua ricerca di belle storie da proporre quando mi sono imbattuto in quella più preziosa. Un articolo online raccontava di lei: Il viaggio di Simona Anedda «Per me non ci sono cure, ma arriverò sull’Himalaya». Un pugno allo stomaco, che mi arrivava in un momento particolare della vita e mi destava dal torpore dovuto alla ‘carcerite’, quindi avevo deciso di provare ad intervistarla. In quei giorni stava preparando il viaggio per l’Asia e ricordo ancora quando l’ho chiamata: la voce mi tremava, ma sentivo che Simona sarebbe stata ‘la mia intervista’. Presto le parti si sono invertite ed è stata lei a condurre il gioco”.

“Ho viaggiato virtualmente con Simona dall’India al Nepal e poi in Indonesia; mi sono reso conto delle difficoltà che incontra e dello spirito con cui le affronta, apprezzando quello che ancora riesce a fare autonomamente senza lamentarsi di ciò che la malattia le ha tolto, come sarebbe comprensibile”.

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Claudio Bottan rivede Simona dopo qualche mese. “È stato come se ci fossimo conosciuti da sempre. Non riuscivo a trattenere l’istinto di accarezzarle i capelli, ma avevo paura che fosse scambiato per pietismo – continua -. Non esiste il manuale per l’approccio politicamente corretto con una persona disabile, d’altra parte non ho mai visto in Simona una persona con disabilità, bensì una donna, una bella donna dotata di ironia e fascino coinvolgente che riesce a ‘indossare’ la carrozzina con eleganza, quasi fosse un accessorio glamour”.

“Dopo qualche mese, è arrivata, inaspettata, la proposta indecente. «Vuoi diventare il mio caregiver?». Le istituzioni avevano finalmente accolto la sua richiesta e Simona era stata inserita nel progetto vita indipendente che le consentiva di ottenere un contributo per l’assistenza indiretta. In sostanza avrebbe potuto scegliere il suo assistente personale, e stava scrutando le mie reazioni mentre mi proponeva di prendermi cura di lei. Da quel momento, abbiamo iniziato un nuovo viaggio; questa volta non c’erano cartelli stradali né sentieri tracciati, ma lunghi mesi di cure e controlli medici da affrontare”. Oggi, Claudio e Simona sono in giro per l’Italia per raccontare la loro storia e partecipare a diverse iniziative e progetti sociali. 

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