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martedì, 25 Giugno 2024
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La storia di Marcellin, dai banchi del Ferrara al film “Io Capitano”

Dalla Costa D'Avorio arriva a Palermo tre anni fa. Oggi vive in una comunità. Dalla scuola palermitana, al primo lavoro, al film di Matteo Garrone candidato agli Oscar

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. Marcellin Assande Kouassi è uno studente dell’Istituto Ferrara di Palermo. Una scuola superiore, che, nel capoluogo conta il più alto numero di studenti di origine non italiana. Ivoriano, 21 anni, arriva a Palermo tre anni fa – qui vive in una comunità – separandosi dalla madre e dal fratello, che sono andati in nord Italia.

All’inizio l’approccio con la lingua non è stato facile. Marcellin parlava francese. La sua lingua madre continua ad essere un dolce sfogo per coltivare una delle sue passioni, la musica. Marcellin scrive musica e canta in francese. Oltre la musica c’è la fotografia. Insieme a Filippo Maniscalco, suo compagno di classe e migliore amico, lavora attivamente a Il Ferrarino, il giornale d’Istituto, raccontando le tante iniziative e i progetti della scuola volti all’inclusione, all’integrazione e alla promozione dei diritti civili e umani.

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Dai banchi di scuola alle prime esperienze di lavoro nella ristorazione

Tra le aule del Ferrara si incrociano storie, etnie e religioni. Le ragazze e i ragazzi sono cattolici ed evangelici, musulmani e indù. La diversità, qui, si fa ricchezza. “Bisogna imparare a riconoscere il suono che crea un’armonia”, dice la professoressa Mariella Palermo, docente di religione e referente Intercultura dell’Istituto. “I ragazzi, oggi, vivono in mezzo a troppi input”.

A scuola c’è un apprendimento dove ti insegnano a stare bene insieme agli altri. Laboratori di danza e musica. L’arte che stabilisce ponti di relazione e di confronto. E di arricchimento tra le culture dei ragazzi.

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Il 2023 è stato un anno entusiasmante per Marcellin e i suoi compagni. Tra loro c’è un’amicizia forte che va oltre le aule del Ferrara. Con Filippo, per esempio, con cui condivide tantissime esperienze. Come quella della Consulta provinciale Alunni del Ferrara. “Conoscevo meglio la lingua e parlavo meglio”, racconta Marcellin. “Quindi volevo fare qualcosa a scuola per integrarmi meglio”. Inizia così l’impegno di tipo politico e sociale, un’esperienza che senz’altro potrà dare delle basi pensando ad una carriera politica.

“L’anno scorso abbiamo lavorato allo spettacolo di fine anno, io come presentatore e Marcellin come regista e addetto al suono. Esperienza da ripetere“, continua Filippo. Tra il 2021 e il 2023 le prime esperienze di lavoro nella ristorazione. “Abbiamo lavorato come fattorini e addetti all’accoglienza. Quasi 12 ore al giorno, spalla a spalla, abbiamo condiviso tutto e siamo cresciuti caratterialmente. L’impegno nella Consulta ci sta dando tanto. A contatto con altre scuole, creiamo dei progetti, comunichiamo meglio tra le realtà e creiamo una scuola che sia accessibile a tutti”, continua Filippo.

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“La scuola è un’opportunità di crescita a 360 gradi, per i ragazzi. Attraverso gli organi scolastici, i rappresentanti d’Istituto, la Consulta provinciale, i ragazzi imparano ad inserirsi in un contesto sociale. Oggi è la scuola, la comunità educante, domani sarà la società”, spiega la professoressa Palermo.

Sinergia, ma anche apertura, di cuore e di testa, dei docenti del Ferrara sono la cifra stilistica di questa scuola in centro storico, simbolo di accoglienza e integrazione. “Nella nostra scuola è profonda la visione dell’accoglienza, specialmente i primi anni, quando li accompagniamo in un percorso che sia aderente ai loro desideri e alle loro inclinazioni. Guardiamo prima di tutto alla persona. In un contesto di benessere ognuno darà poi il meglio di sé”, spiega la docente.

Una laurea come assistente sociale, quella della professoressa Palermo, poi gli studi in teologia. L’impegno in Azione Cattolica, quindi la spiritualità, le relazioni e la vicinanza con Padre Pino Puglisi per tanti anni. Padre Sergio Natoli e il lavoro con i migranti dal 2008 fino alla nascita della comunità Arcobaleno di Popoli di cui oggi è presidente. “Una società fatta di colori, culture e fedi. Siamo una sola grande famiglia umana. Come diceva Don Bosco: dai il tuo cuore ai giovani e loro ti daranno il loro”.

Sul disagio giovanile? “Ci vuole un approccio personale. La scuola è una buona opportunità. In un contesto in cui tante famiglie non ci sono o non hanno strumenti per seguire i figli. Quello che cambia i cuori e le teste è la relazione, la ricerca del bene, del bello e del giusto”, risponde la docente.

“Ho 19 classi per 338 alunni. Quelli che non fanno religione sono solo 10. Per le ragazze e i ragazzi che la seguono, la materia è un modo per scoprire la propria religione, in un clima di rispetto e conoscenza. Soprattutto, i ragazzi scoprono la fratellanza. L’humus della fede è fare fratellanza”.

La storia di Marcellin è iniziata nella comunità Arcobaleno di Popoli a Palermo. “Mi piacerebbe andare all’Università uscendo da questa scuola. Vorrei lavorare e studiare“, conclude Marcellin, che, nel sacrificio e nella fiducia umana delle relazioni ha trovato il suo desiderio e le aspirazioni per il futuro.

Nel 2022 arriva il film “Io Capitano” di Matteo Garrone, che racconta il dramma dei migranti ed ora è candidato agli Oscar. Marcellin partecipa con una comparsa nel lungometraggio. Alcune scene della traversata sono state girate tra Marsala e Favignana, e una piccola parte a Roma. “Mi sento fortunato – dice il ragazzo – ad essere arrivato, dalla Costa D’Avorio, il mio paese, fino a Palermo, in aereo. Ho anche molta paura dell’acqua. Quella di Io Capitano e di tanti migranti però è una storia drammatica, che si vive veramente”.

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