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giovedì, 30 Maggio 2024
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Gli studenti del Liceo Montini di Milano raggiungono i bambini dello Zen

Un campus estivo di volontariato, durato 7 giorni, a fianco delle Suore di Maria Bambina e dell'associazione Lievito. Ci raccontano l'esperienza che li ha coinvolti: "Siamo grati e privilegiati"

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. “Un paese dipende dalla qualità della formazione dei suoi giovani”. A sostenerlo è Don Paolo Alliata, rettore da un anno dell’Istituto Paritario Cattolico G.B. Montini di Milano. I suoi studenti hanno raggiunto Palermo per un’esperienza di volontariato con i bambini dello Zen per una settimana. E questo li ha scossi nel profondo. Ce lo raccontano.

“Un’esperienza surreale. Ho visto cose a cui non sono abituata” inizia Giulia, che ha quasi 18 anni e frequenta il Linguistico Montini -. Le case, la gente senza casco sugli scooter, la spazzatura sulle strade e i marciapiedi. A contatto coi bambini, ti interessi a loro e dimentichi del contesto. Un’esperienza per cui sarò grata ai miei genitori, che mi hanno sempre permesso di viaggiare. In lungo e in largo. In Sud Africa e in America, in Namibia e in India. Poi a Palermo. Voglio scoprire nuovi mondi ed è per questo che ho scelto di venire”.

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A contatto coi bambini, le Suore di Maria Bambina e l’associazione Lievito, che opera nel quartiere, i ragazzi del Montini, con canti, giochi e balli hanno riempito e animato i padiglioni del quartiere discutendo con loro, perchè alcuni, racconta Elisa, si sono anche confidati sulla vita di ogni giorno, le amicizie e i primi sentimenti.

“La gente scende e si aggrega. Gli studenti hanno scelto di venire. Ogni anno facciamo delle proposte di volontariato estivo: loro scelgono il posto dove andare. Cerchiamo anche di capire il senso del contesto che abbiamo sotto gli occhi”, spiega la vicepreside Barbara Giussani, in viaggio coi ragazzi.

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“Mi porto a casa una profonda gratitudine”, continua Giovanni, di anni 17 -. Giornate impegnative, caldo e tempi stretti. Dimostrazione di buona volontà. Una gran voglia di fare. Conoscere luoghi dove il disagio è grande mi spinge ad impegnarmi, per i ragazzi e per il posto dove vivono”.

“Se c’è una cosa che per noi è importante è che diventino capaci di affrontare le sberle della vita. Capaci di varcare la soglia del proprio ombelico”, spiega Don Paolo Alliata, rettore della scuola superiore di Milano, che conta un Liceo Classico e un Linguistico, con due ore di religione obbligatorie in cui si affrontano i temi della vita -. Non ci interessa che escano con 100 e lode, ed essere dei ‘poveri giovani’. Ci interessa che siano liberi di cuore quanto più possibile, desiderosi di affrontare l’avventura della vita. Perchè un paese, una nazione, dipende dalla formazione dei suoi giovani, dalla qualità e dall’investimento sulla scuola. Se la cultura nutre, bisogna che investiamo sulla cultura, che è conoscenza ed esperienza. Il tema che ci riguarda è lo sguardo dei ragazzi e sui ragazzi. Noi li aiutiamo ad ascoltare le loro risonanze interne”.

“I nostri studenti venendo qui, allo Zen, si sono resi conto di vivere nel privilegio”, continua Giussani -. Per tanti motivi. Sia scolastici che di possibilità sui servizi sociali, sulle attività a livello cittadino. Per gli educatori-figure di riferimento adulte, positive, a loro disposizione, in aiuto ad esercitare la loro libertà. Qualcuno si stupisce dei propri genitori e della speranza che nutrono verso i loro figli, per la strada giusta da seguire. Per i loro sogni e il futuro, per professione e gli studi che compiranno. Allo Zen abbiamo visto quanto siano assenti e necessari degli adulti di riferimento”.

“Tornando a scuola, a Milano, i ragazzi prendono decisioni molto forti sul futuro, dopo i campus in l’Italia o all’estero”. Esperienze come a Genova, a Bogliasco, sulla disabilità adulta, soprattutto mentale. O a Valformazza, sulla fatica fisica del lavoro, a sostegno di un’associazione missionaria che lavora in Sud America. Ad Assisi, in un monastero, dove si lavora nei campi al mattino. O a Santiago de Compostela per il cammino.

Due studenti, anni fa: una del Classico, che scorgeva la bellezza ovunque, voleva un Liceo Classico allo Zen”, continua Giussani -. Adesso sta insegnando e il suo sogno lo conserva nel cassetto. Un altro, un pò ribelle, un ragazzo ‘contro’ per definizione, allo Zen si è innamorato della difficoltà di due bambini. E tornando a casa decide di diventare avvocato come il padre facendo attività nelle carceri minorili e per strada. I cambiamenti sono possibili e queste realtà sono un grande stimolo per noi”.

Per Carlo, anni 17, che a Milano fa l’animatore di oratorio: “L’esperienza allo Zen mi ha colpito molto. Strappare un sorriso ai bambini, anche se per poche ore, 2-3 ore al giorno in cui stavamo insieme, mi ha riempito il cuore. Risana le ferite, non paragonabili alle loro. Ma tutti noi soffriamo e la loro gioia per noi è importantissima”.

“I bambini si sono confidati. Ci aspettavano con gioia”, spiega Elisa, anni 17, che da grande vuole fare la psicologa. “Tra le spugne colorate tanti hanno rappresentato un centro commerciale, come luogo di vacanza dove andare. Questi bimbi non vedono al di fuori del quartiere dove vivono. Una giornata al mare? Per loro è una gita. Siamo stati una boccata d’aria nella loro vita, che questa settimana di volontariato, di certo, non aiuterà a cambiare. Perchè, serve molto altro”.

Foto di Elena Galimberti

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