PALERMO. L’Istituto comprensivo statale “Sperone-Pertini” ha ospitato l’incontro “Rosalia e le donne del coraggio”, inserito nel progetto “Vocabolario delle donne. Le Rosalie in-Visibili del Mediterraneo”, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, martedì 25 novembre. Una tappa simbolica, culturale e comunitaria per promuovere il rispetto di genere, l’educazione all’affettività e l’uso di un linguaggio capace di creare ponti anziché ferite.
A moderare il dialogo è stata la sociologa Anna Staropoli: «Se la violenza è una mancanza di Vocabolario, potere riconoscere le parole delle donne significa liberarle da ogni oppressione, cultura patriarcale, poter trasformare le loro ferite in rinascita, in riscatto, in ribellione. Abbiamo bisogno oggi delle parole di donne libere, coraggiose, generative che con un nuovo sguardo possono cambiare il mondo: “chi forma una donna forma un popolo” e in nome di Rosalia, tante donne del Mediterraneo in una polifonia di voci interculturale, interreligiosa e intergenerazionale si sono incontrate in un Vocabolario che è diventato simbolo delle loro storie e di tante altre che attraversano il mondo».
Sul palco si sono alternate testimonianze che hanno dato corpo e anima a questa grammatica femminile: Antonella Di Bartolo, Lucia Lauro, Roseline Eguabor, Monica Garraffa, Benedetta Cacioppo, Cinzia Mantegna, Dougrou Wawaud Erica Mélanie, Angela Marciante, insieme agli alunni dell’ICS “Giuseppe Di Vittorio” e dell’ICS “Sperone-Pertini”.

Il filo conduttore è stato il termine RiBelle, proposto da Antonella Di Bartolo: «“Ri-belle” nel senso di ribellarsi alla violenza, ma anche tornare belle dentro, trasformando dolore e cicatrici in forza creativa e nuova possibilità di crescita», ha spiegato la dirigente scolastica dell’Ics Sperone Pertini. Parole che si sono incarnate in esperienze: di “sangue e latte” (Monica Garraffa); di forza (Cinzia Mantegna); di felicità (Lucia Lauro); di condivisione (Angela Marciante); di speranza (Roseline Eguabor); di violenza domestica e intra-familiare proposta da Erica Dougrou Wawoud Melaine (studentessa ivoriana); di rinascita con Benedetta Cacioppo, che ha raccontato la sua ripartenza accanto al suo bambino.

Uno dei momenti più commoventi è stato proprio l’immagine del figlio di Benedetta tra le braccia dell’arcivescovo, Corrado Lorefice: un gesto di prossimità e tenerezza, che ha restituito l’idea di una Chiesa madre, mai distante dalle ferite del suo popolo.
Nel suo intervento conclusivo, l’arcivescovo ha affrontato il tema del potere: «Il potere è maschio: vede tutto come preda, non riconosce l’alterità, non accetta la diversità, crede di poter agire in solitudine e si serve del dio denaro». In contrasto a questa logica, ha ricordato la scelta di Santa Rosalia, che «poteva essere ricca e potente, ma ha rifiutato il privilegio per essere libera di amare. Un esempio – ha detto –, per le donne coraggiose di oggi».
L’incontro ha visto anche la partecipazione di don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana, cui è andato un ringraziamento particolare per il gesto concreto di sostegno e vicinanza al territorio. La Caritas di Palermo acquisterà diversi biglietti di beneficenza dello spettacolo degli abiti ribelli del 23 dicembre al teatro Biondo. Il ricavato servirà a riqualificare e finanziare un’area fitness allo Sperone. I biglietti acquistati dalla Caritas permetteranno agli ospiti della mensa e delle comunità di accoglienza di partecipare allo spettacolo. Per molti di loro sarà il primo ingresso in un teatro.

Le bambine e i bambini presenti hanno interpretato Santa Rosalia nella lingua dei segni LIS, restituendo l’immagine di una Palermo custodita da piccoli “Rosalie e Rosalìi” di oggi: segni viventi di un futuro inclusivo e non violento. «In questo incontro – ha osservato l’arcivescovo –, abbiamo respirato comunità: come un abbraccio che non ci fa sentire soli».







