PALERMO. Il grido dell’arcivescovo nella parrocchia colpita dai proiettili è forte: «Chi spara è un codardo». Fuori, poco prima, oltre 200 persone hanno partecipato, allo Zen, al sit-in promosso dalle associazioni del quartiere davanti alla parrocchia di San Filippo Neri. Una mobilitazione sentita, che ha visto insieme residenti, realtà sociali e rappresentanti delle istituzioni, per dire no alla violenza e riaffermare il diritto del quartiere a vivere nella legalità e nella dignità.
L’ufficio unico per lo Zen
Al presidio erano presenti, tra gli altri, il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, deputati regionali, consiglieri comunali e di circoscrizione, oltre a esponenti di diversi partiti. Tra i presenti anche il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini. «Non dobbiamo creare muri – ha sottolineato Cracolici – ma è intollerabile che davanti alla scuola del quartiere la luce non funzioni. Se lo Zen è un’emergenza, allora in emergenza va garantita l’illuminazione pubblica. All’Ars abbiamo approvato una legge che prevede per lo Zen progetti sperimentali concreti, cioè che il Comune di Palermo istituisca un ufficio unico per il quartiere che assume con una strategia unitaria gli interventi da fare».
La messa e il monito dell’arcivescovo Lorefice
La giornata è proseguita con la celebrazione eucaristica dell’Epifania nella parrocchia di San Filippo Neri, presieduta dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, con il parroco padre Giovanni Giannalia.
Nell’omelia, l’arcivescovo ha pronunciato parole durissime contro la violenza armata: «Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei piccioli frutto di traffici illeciti e criminali». Un appello diretto alla coscienza: «Convertitevi a Dio. Cambiate vita, se no sarete solo dei perdenti, dei falliti, costretti a vagare nella notte come ombre gonfiate».

Lorefice ha poi chiarito il senso della presenza di istituzioni e cittadini: «Essere qui oggi per nessuno può essere una passerella. È un’assunzione definitiva di responsabilità. Siamo qui come credenti, ma anche come cittadini e cittadine, per prendere posizione a favore della città, per prendere posizione per lo Zen. Tutta Palermo è chiamata in causa».
Non è mancata una critica esplicita alla politica quando resta lontana dalle periferie, ma «cerca i primi posti senza frequentare i vicoli e le case, se non in tempo di elezioni». «Abbiamo creato noi i quartieri ghetto. Abbiamo permesso lo scempio di una piazza, luogo di incontro dei cittadini, diventata da decenni un mondezzaio a servizio della malavita organizzata».
Infine, il ringraziamento a chi quotidianamente “abita” il quartiere: «I presìdi delle istituzioni che vivono e sposano le ferite di questo martoriato territorio: scuole, forze dell’ordine, parrocchia, comunità religiose, associazioni di volontariato. Grazie in particolare a padre Giovanni, a padre Filippo e a tutte le diaconie pastorali che si spendono con i fatti e non a parole».







