HomeCulturaLa Sicilia nelle strade di Cork: il documentario “Gli italiani del fiume Lee”

La Sicilia nelle strade di Cork: il documentario “Gli italiani del fiume Lee”

Il doc è scritto, diretto e realizzato da Dario Cascio: intervista alcuni membri della comunità italiana in Irlanda

Aggiungi Il Mediterraneo 24 alle tue fonti preferite di Google.
logo google
Alice Marchese
Alice Marchese
Classe 1998, giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Racconta storie di giovani migranti, donne e progetti che vedono protagonista la Sicilia e non solo. Scrive anche per altre testate online
spot_img
spot_img

PALERMO. “Noi italiani siamo ovunque”: si apre così il documentario “Gli italiani del fiume Lee” scritto, diretto e realizzato da Dario Cascio, un palermitano che all’età di 25 anni ha abbandonato il suo Paese per realizzare i suoi sogni. Si è stabilito a Cork in Irlanda e lì, pur ricominciando da zero, ha trovato quella serenità e stabilità che l’Italia non è riuscita a dargli.
La sua storia è simile a quella di tanti italiani che sono emigrati dalla penisola verso Cork e Dublino: la comunità italiana in Irlanda è giovane, ma in forte crescita. Prima della pandemia si contavano 20.000 persone. La terra natia manca ogni giorno sempre di più e purtroppo spesso si deve far a meno anche di questo se non ci si vuole accontentare e si vuole raggiungere il proprio equilibrio. Cork è la cosiddetta capitale culinaria d’Irlanda: per un italiano e soprattutto per un siciliano, è impensabile non sentirsi a casa in un luogo del genere.

“Gli italiani del fiume Lee”: Sicilian Delight

Il documentario nasce da tre interrogativi: come vive chi dall’Italia si è spostato stabilmente in Irlanda, cosa gli manca e cosa lo gratifica.
Il primo progetto imprenditoriale che risponde a queste domande è quello di Sicilian Delight, uno spiraglio di Sicilia nelle strade di Cork a pochi passi dall’Università UCC.
Lì Dario Di Giandomenico prepara rosticceria e dolci tipici dell’Isola proponendo al pubblico irlandese prodotti diversi che vengono più che apprezzati. “Persino il caffè da noi è diverso”- afferma con orgoglio il proprietario di Sicilian Delight.

Burnt: la pizzeria che gli irlandesi stavano aspettando

Dario ci porta alla scoperta di Burnt: una catena di pizzerie partita da un solo punto vendita qualche anno fa e che ora è presente in diversi parte della città. È ubicata all’interno nel famosissimo The Black Market. Lì lavora Daniele, un abilissimo pizzaiolo che ama quello che fa e tramanda l’arte della pizza all’estero. Paragona la sua condiziona lavorativa corrente con quella in Italia: “Sono a Cork da sei mesi. Rispetto all’Italia va meglio, inaspettatamente ho stretto amicizia con tanti irlandesi”. Piacevolmente sorpreso dall’accoglienza, racconta che precedentemente faceva il benzinaio; lavorava ventiquattro ore settimanalmente ed era malpagato, adesso invece ha trovato la sua dimensione.

Famiglia e lavoro a Cork: come si comportano le aziende

La storia di Maddalena è davvero avvincente. Correva l’anno 2002 quando in Erasmus ha conosciuto Cork. In Italia il precariato la preoccupava non poco e nonostante le difficoltà, ha voluto intraprendere la carriera di traduttrice.
Successivamente ha deciso di andare a Cork e vedendo un annuncio di una ditta a Tralee, nella Contea del Kerry ha scelto di fare il colloquio. Adesso si è stabilita lì. “E’ meglio provarci e non riuscirci che avere dei rimpianti”- si è detta- “L’Italia a volte mi manca, ma non tornerei. In Irlanda è più facile coniugare famiglia e lavoro: le aziende sono più flessibili e si instaura un rapporto più umano”. La bellezza sta nelle svariate iniziative volte ad incoraggiare le donne a ricoprire dei ruoli che precedentemente erano propri degli uomini.

Torneresti in Italia?

Sono stati intervistati anche Giuseppe e Lara, due palermitani che a 50 anni circa hanno deciso di cambiare radicalmente la loro vita. Anche Simone, Head Sommelier dell’hotel a cinque stelle Hayfield Manor conferisce la sua preziosa testimonianza. A differenza degli altri, Simone già operava nel suo settore in Italia e tra tutti è l’unico che darebbe una seconda opportunità alla penisola se ne avesse l’occasione. Gli intervistati hanno risposto diversamente alla domanda: “Torneresti in Italia?”, anche se c’è una parola che accomuna tutti i loro punti di vista: “però”.
C’è sempre una condizione per cui si potrebbe fare un passo indietro e dire di nuovo sì al proprio Paese, purché questa venga rispettata. Nel frattempo la portano nel cuore e pian piano anche nelle strade della loro nuova città.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img