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martedì, 16 Aprile 2024
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L’asilo atteso a Brancaccio, tra ritardi e stop della politica locale

Il presidente del Centro Padre Nostro, Maurizio Artale: “Non molliamo la battaglia ben consapevoli che, per non delinquere, occorrono le scuole”

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. È ancora bloccata l’esecuzione del progetto per l’asilo in memoria di don Pino Puglisi che il quartiere di Brancaccio aspetta da ben 30 anni. Dal 2018 il progetto si trascina senza che ancora sia stato dato inizio ai lavori. Per adesso, infatti, è ancora fermo a Palazzo delle Aquile. Attualmente, nel terreno dove dovrebbe sorgere l’asilo, c’è una discarica abusiva e, qualcuno ci porta a pascolare perfino le pecore. Il progetto, una volta pronto, è stato donato al Comune dal Centro Padre Nostro, anche, attraverso i fondi raccolti fra i lettori di Avvenire e con il contributo della Fondazione Giovanni Paolo II, la onlus per la cooperazione e lo sviluppo sostenuta dalla Cei e dalle diocesi della Toscana. Dopo che erano stati espressi tutti i pareri tecnici, tre milioni e mezzo di euro erano stati stanziati dallo Stato, durante il governo Conte I attraverso il Fondo di Sviluppo e Coesione. Poi, purtroppo, lo stop da parte della politica locale con le sue interminabili pastoie burocratiche. La svolta era arrivata, solo un anno fa, quando il neo sindaco Roberto Lagalla, aveva sbloccato con la giunta la pratica, inserendo altri 800mila euro per far fronte al rincaro delle materie prime. Entro la fine del 2023 si aspettava la pubblicazione del bando di appalto. Adesso, però, l’ennesimo stop in commissione urbanistica.

“Continueremo la nostra battaglia per garantire un servizio così importante ai bambini e alle bambine del quartiere – afferma con forza Maurizio Artale, presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro, che nei giorni scorsi ha pubblicato una lettera aperta al ministro dell’Interno Piantedosi -. Dal 29 dicembre scorso, il progetto giace dentro la seconda commissione comunale per avere la delibera sulla variante al piano urbanistico. Se fosse stata approvata, già in quel periodo, il progetto sarebbe arrivato alla Regione per poi arrivare Rup per l’incarico esecutivo. Hanno avuto il coraggio di dire che non è una priorità perchè ci sono altre emergenze. Ma com’è possibile dire questo? Ricordiamoci che era già un’opera urgente poco prima che padre Puglisi fosse ucciso dalla mafia. Non molliamo la battaglia ben consapevoli che, per non delinquere, occorrono le scuole. Naturalmente, più tempo si fa passare maggiori, purtroppo, saranno i costi che arriveranno a oltre 4 milioni di euro. In questi giorni, sembra che la conferenza dei capigruppo abbia finalmente fissato per la settimana prossima la trattazione in consiglio comunale della delibera sulla variante del progetto Asilo Nido Brancaccio. I Piccolo di Padre Pino Puglisi. A chi giova continuare a perdere tutto questo tempo?. A pagare il prezzo sono sempre le famiglie e i piccoli di Brancaccio. Vedremo che succederà”.

Intanto, anche, la Fondazione Giovanni Paolo II ha scritto una lettera al sindaco Lagalla. “Ci permettiamo di rappresentare la nostra insistenza per quanto essa possa essere accolta aggiungendola agli inviti, ai solleciti – si legge in una parte della missiva -, alle spinte, agli sproni del presidente Artale ed infine anche dei media che si sono occupati di questo importantissimo atto di sensibilità politica perché l’atto atteso (l’approvazione della delibera per la variante al piano urbanistico) avvenga senza ulteriori indugi, limitando così l’aumento dei costi generati dalle congiunture non favorevoli del mercato edilizio”.

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