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Fateci spazio, le ragazze di Borgo Vecchio rivendicano spazi destinati all’incontro, al supporto, allo studio e alla formazione

Giovedì 7 luglio alle 17 un’assemblea popolare pubblica in strada. L'obiettivo: denunciare la mancanza di spazi di prossimità liberi e gratuiti che diventino spazi di crescita personale. Il progetto è sviluppato da Per Esempio Onlus

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PALERMO – L’asilo Parisi, a Borgo Vecchio, ha le porte e le finestre murate, la scuola Serpotta è per gran parte inagibile da oltre vent’anni, il centro React è sigillato da più di un anno, la parrocchia non dialoga con buona parte del territorio. Borgo Vecchio, ancora più che in passato, è un ammasso di cemento, lamiere e onduline di eternit, mancano spazi destinati all’incontro, al supporto, allo studio e alla formazione. A pagare il prezzo di questa mancanza di spazi fisici, che diventa l’emblema di una grave disattenzione istituzionale, sono soprattutto le giovani donne e le adolescenti in un quartiere in cui pressoché la totalità di ragazzi e ragazze abbandona la scuola non appena conseguita la terza media, non haalcuna possibilità di accesso a un mondo del lavoro che ne tuteli dignità e diritti e la “fuitina” è una delle pochissime prospettive di affermazione personale. 

Ora grazie al progetto “Women in action” che ha dato loro una voce, le ragazze di Borgo Vecchio stanno tappezzando il quartiere e la città di adesivi con su scritto “FATECI SPAZIO” per denunciare la mancanza di spazi di prossimità liberi e gratuiti che diventino spazi di crescita personale e, insieme all’équipe di operatrici di Per Esempio Onlus, hanno convocato un’assemblea popolare pubblica in strada, in via Corselli a Molo 10, per giovedì 7 luglio alle 17 per discutere del problema insieme a chi sa cosa vuol dire dare spazio sociale alle persone e soprattutto alle donne che abitano un quartiere difficile. Interverranno Martina Riina ed Ernesto Paci di Per Esempio Onlus, Lara Salomone di Spazio DONNA Zen, Valentina Chinnici con l’esperienza del comitato di Borgo Vecchio, Danila Taccone con la presentazione della ricerca “Future. Quali futuri possibili per le ragazze?”, finanziata dal programma Sylff della Tokyo Foundation attraverso il programma di ricerca “Idea-azione” dell’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe”, Anomalia, Non una di meno. 

“Women in action” è un progetto di Per Esempio Onlus, finanziato da Alliance for Gender Equality in Europe, organizzazione internazionale che sostiene piccole realtà associative che si occupano di empowerment di genere, grazie al supporto di sponsor di rilievo tra cui Chanel e L’Oréal Paris. Da gennaio sta seguendo il processo di crescita e autodeterminazione di 10 ragazze e giovani donne di Borgo Vecchio di età compresa tra i 14 e i 30 anni, attraverso percorsi di accompagnamento psicologico e gruppi di parola, di studio assistito, laboratori di espressione corporea, di narrazione attraverso foto e video, di scrittura, percorsi di orientamento al lavoro e tirocini retribuiti.

Ma non basta. Affinché progetti di questo tipo mantengano il loro impatto nel tempo è necessario un presidio costante sul territorio, sono necessari investimenti a lungo termine. «In dieci anni di lavoro a Borgo Vecchio, dal 2012 in poi, – spiega Martina Riina, project manager di Per Esempio Onlus e coordinatrice del progetto – abbiamo rivalorizzato diversi spazi del quartiere che si trovavano in stato di abbandono grazie alla collaborazione delle famiglie, degli esercenti, delle altre associazioni e realtà che come noi si sono sempre battute per rivendicare spazi destinati alla socialità, alla formazione, allo sport, allo studio e al supporto di vario tipo, da quello sociale a quello sanitario. Primo tra tutti il campetto di calcio, all’inizio piattaforma di cemento da tutti conosciuta come il “capannone”. Tra questo, la scuola, la parrocchia, Anomalia e il centro educativo, con un’interlocuzione reale con le istituzioni, si stava creando un piccolo polo di quella che si definisce “comunità educante”. Poi questo processo si è interrotto. La riapertura dell’asilo Parisi, abbandonato dal 2012, è stato uno degli obiettivi principali di questa costante interlocuzione che si è rivelata un buco nell’acqua e con la quale speravamo di riavere un asilo nido in un quartiere in cui ogni famiglia ha in media tre bambini, ma anche uno spazio da destinare alle mamme, agli adulti e agli adolescenti in un’ottica di centro polifunzionale del quartiere.

Con l’assemblea popolare del 7 luglio – continua Martina Riina – proveremo a capire con le persone invitate che cosa è successo e come rilanciare un’attenzione concreta, perché non ci si può permettere di parlare di questioni come la dispersione scolastica, la violenza di genere, la criminalità, lo spaccio, l’analfabetismo, il lavoro nero se non si danno gli strumenti alle persone, se non si interviene con la garanzia dei diritti, come avere un luogo sano destinato all’apprendimento, dove la gente possa incontrarsi e parlare, dove si possano sviluppare le idee e curare le ferite sociali». 

Attualmente, le ragazze che stanno partecipando al progetto “Women in action” devono spostarsi nel quartiere dell’Albergheria per seguire le attività. E questo ne ha già depotenziato moltissimo i benefici, come sottolinea Rita D’Amico, residente di Borgo Vecchio e operatrice del progetto come facilitatrice territoriale, che ha visto allontanare dal percorso educativo tante ragazze. «Come mamma di questo quartiere – dice – ho sempre lamentato insieme alle altre mamme la mancanza di spazi a Borgo Vecchio. O meglio di spazi ce ne sarebbero ma vengono negati sia dalla scuola che dalla chiesa». E lo ribadisce Martina Messina, 18 anni e madre di una bambina di un anno, che grazie al progetto ha iniziato a lavorare per AltroVerso, società che si occupa di servizi di lavanderia e pulizia per le strutturericettive, e che sogna nel suo quartiere uno spazio verde con l’altalena e le panchine, uno spazio per seguire i laboratori e conservare i libri e i disegni dei bambini.

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