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lunedì, 26 Settembre 2022
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Sbaratto rilancia: così vogliamo sistemare il mercato all’Alberghiera

Eletto il nuovo direttivo e anche la nuova presidente Maria Cristina Onorati, palermitana di adozione. Continua il dialogo e la sperimentazione col Comune

Alessia Rotolo
Alessia Rotolo
Ama Palermo e il centro storico, i tre mercati, i quattro mandamenti, il Genio e la Santuzza. Segue con passione i processi partecipativi di riqualifica della città nati dal basso che stanno pian piano cambiando il volto di Palermo rendendola sempre più affascinante. Scoprire storie e raccontarle è la sua migliore capacità dettata da una passione incessante per il mestiere di giornalista

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PALERMO. Sbaratto, l’associazione che sta provando a regolamentare il mercato del riuso dell’Albergheria, ha cambiato pelle ma di certo non la sostanza. È stato eletto il nuovo direttivo dell’associazione e anche la nuova presidente Maria Cristina Onorati, classe 1978 di Fiuggi di professione biologa. È palermitana di adozione, infatti 14 anni fa si trasferisce a Palermo e compra casa proprio all’Albergheria, da quel momento ha sempre cercato di dare una mano in quartiere partecipando a processi di cambiamento dal basso proposti da comitati e associazioni.

L’associazione Sbaratto ha in corso un dialogo con il Comune di Palermo, è stato attivato un periodo di sperimentazione scaduto a dicembre scorso e al quale sono scattati altri sei mesi, la sperimentazione quindi scadrà a giugno. Attualmente l’associazione conta 260 tesserati e si sta organizzando al meglio affinché il mercato funzioni e sia visto dal resto della città come una importante risorsa green devota al riuso e al riciclo e non solo come un cumulo di “munnizzari”.

Il direttivo dell’associazione Sbaratto si è allargato ed è costituito da sette membri: Maria Cristina Maria Cristina presidente, Margherita Sauro (detta Cetty) vice presidente, Salvatore Mazzanares (detto Totò) presidente delle piazze, Giulia Di Martino, Grazia Santangelo, Daniela Brujba e Omar Laaraj.

«Cercheremo di coinvolgere il più possibile i rappresentanti delle piazze affinché coinvolgano più mercatari dentro l’associazione – racconta Maria Cristina – c’è molta diffidenza. Io ritengo che sia fondamentale avere una sede di Sbaratto perché crea anche una identificazione di luogo siamo, per adesso siamo nella chiesa di San Saverio, ci sono persone che non sono cattoliche che hanno delle resistenze, una sede laica come punto di riferimento di comunità».

Quando chiediamo a Maria Cristina come mai questa scelta di intestarsi questa causa risponde così: «Il percorso è stato naturale e immediato – spiega – prima entrai dentro il comitato di quartiere Sos Ballarò e poi ho cominciato a dare una mano a Sbaratto. Anche se ho un’altra professione, io sono una cittadina e la democrazia dovrebbe essere partecipata a tutti i livelli, amo moltissimo questo quartiere e ho un legame fortissimo con il mercato di Ballarò. Quando sono arrivata qui malgrado le problematiche evidenti mi sono sentita accolta dal mercato. E poi mi piace l’idea del riuso Sbaratto e questo mercato dell’usato rappresenta un percorso virtuoso sebbene complicato. Non penso di aver fatto niente di particolare, è un percorso condiviso di cittadinanza attiva, la naturale evoluzione di rapporti umani, per me l’anomalia è che non ci siano altre persone del luogo ad occuparsi del mercato dell’usato che non danno una mano, io dovrei esser la regola non l’anomalia».

Il 14 febbraio si è tenuto un incontro tra il Comune e Sbaratto. «Ci sono state promesse delle cose ma si è arenato tutto – continua Cristina -, c’è stata una predisposizione del comune di accompagnarci verso la regolamentazione ma è solo a parole, non vediamo niente di ciò che c’era stato promesso realizzarsi concretamente. Chiedevamo controlli della polizia, la potatura delle aiuole, le videocamere, la rimozione delle auto dove vengono montate le postazioni, cartelli con divieto di sosta, interventi programmati della rap di pulizia, aiuto e monitoraggio, niente di tutto ciò è stato fatto».

«Ci sono tante promesse non mantenute – dice Cetty, vice presidente di Sbaratto – dalle istituzioni siamo completamente abbandonati come mercatari abbiamo messo tutto l’impegno che ci era stato chiesto. Noi da abusivi abbiamo chiesto di essere regolamentati, scadendo i sei mesi di sperimentazione dovremo andare allo scontro con l’amministrazione? se oggi siamo tenaci con sbaratto domani lo saremo ancora di più da semplici mercatari, noi ci siamo, siamo pronti a metterci in regola, ne saremmo felici, ma non stiamo vedendo lo stesso impegno che stiamo mettendo noi da parte dell’amministrazione».

«Le persone che proviamo a coinvolgere e a tesserarsi non ci credono più all’associazione Sbaratto – dice Daniela del direttivo -. Lottiamo da soli, gli altri mercatari non vedono nessun cambiamento, il mercato rimane sporco, mancano i tavoli e le sedie, le macchine non se ne vanno. I mercatari non si fidano più di Sbaratto, le problematiche sono incredibili siamo praticamente un gruppo di donne a gestire una situazione incancrenita da 25anni, abbiamo bisogno di una mano e di sostegno da parte del comune altrimenti molliamo tutto».

«La cosa assurda è che quando eravamo abusivi la polizia era sempre qui – dice Grazia, ex presidente – a sequestrarci la merce e adesso che li cerchiamo e li vorremmo ad aiutarci non ci sono. Così si agevolano gli abusivi, si alimenta lotta tra i poveri».

«L’idea di Sbaratto è di dare un segnale diverso alla città – dice Giulia -, stiamo procedendo con l’istallazione dei giochi per bambini in quartiere che ci hanno regalato per dimostrare che la nostra associazione vuole portare valore aggiunto. Noi riteniamo che in fase di sperimentazione c’è stata data una bella opportunità ma la cosa che ci darebbe forza e sicurezza è un regolamento comunale sui mercati dell’usato, creando un modello replicabile anche in altre zone, questo mercato risponde a più bisogni, al sostentamento per famiglie in difficoltà e favorisce il riuso della materia, potrebbe rappresentare un fortissimo un ammortizzatore sociale».

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