AGRIGENTO – C’è un filo rosso, intriso di sacrificio e senso del dovere, che in questi giorni ha attraversato le strade di Sambuca di Sicilia. Non è stato soltanto un evento religioso, ma un profondo incontro generazionale quello che ha visto protagonista la reliquia del Beato Rosario Livatino, accolta con commozione dalla comunità in occasione dei solenni festeggiamenti per Maria SS. dell’Udienza.

Il momento più alto di questa peregrinazione si è vissuto lo scorso 4 maggio, quando la comunità scolastica ha potuto incontrare da vicino un simbolo tangibile del martirio: la camicia intrisa di sangue che il magistrato indossava quel tragico 21 settembre 1990, quando fu barbaramente ucciso dalla Stidda lungo la SS 640.
Una lezione di educazione civica “vivente”
L’iniziativa, organizzata con il prezioso supporto del Museo Diocesano (MuDiA) di Agrigento, diretto da Domenica Brancato, presente alle iniziative a Sambuca, ha trasformato il Santuario della Madonna dell’Udienza in un’aula scolastica d’eccezione. Protagonisti sono stati gli alunni delle scuole elementari e medie del Plesso “Fra Felice da Sambuca” (Istituto Comprensivo “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”). In particolare, hanno partecipato diverse classi della primaria e 6 classi della secondaria (quattro prime e due seconde), per oltre 150 ragazzi che hanno guardato a Livatino non come a un’icona distante, ma come a un modello di coerenza attuale.
Il percorso è proseguito presso l’ex Chiesa di San Sebastiano all’Ospedale, dove gli studenti hanno visitato la mostra fotografica “VIRGO FIDELIS – L’Arma dei Carabinieri e il culto della Madonna nel territorio agrigentino”. L’esposizione, curata dal MuDiA in collaborazione con il Comune e la Parrocchia, ha creato un ponte ideale tra il sacrificio di Livatino e l’impegno quotidiano della Benemerita a presidio della legalità.

La testimonianza di Don Giuseppe Pontillo
Padre Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio Beni Culturali ed Ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Agrigento, ha sottolineato la potenza educativa del Beato: “Il Beato Rosario Livatino parla ai giovani di oggi con una forza straordinaria perché non offre teorie, ma una testimonianza di coerenza estrema. Il suo messaggio si poggia su pilastri fondamentali: la credibilità prima della credenza, l’umiltà e il rifiuto dell’odio. Persino i suoi assassini rimasero colpiti dalla sua domanda finale: ‘Picciotti, che cosa vi ho fatto?’. Oggi, quel sacrificio parla anche a chi ha sbagliato, offrendo una via di rinascita.”

Don Pontillo ha ricordato ai ragazzi la celebre frase del magistrato: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”. Un invito a essere “sentinelle di giustizia” negli ambienti quotidiani, dalla scuola allo sport.
La voce degli studenti: “Non vogliamo essere burattini dell’omertà”
Il momento più significativo è arrivato dalle riflessioni elaborate dai ragazzi della Classe I L (Tempo Prolungato), che hanno dimostrato una maturità sorprendente nel leggere l’eredità di Livatino.
Il valore della verità contro l’indifferenza

“Ascoltare la storia di Rosario Livatino ci ha fatto riflettere molto sul valore dell’onestà”, scrivono gli alunni nella loro prima riflessione. “Ci insegna quanto sia importante non diventare ‘burattini’ dell’omertà. Dire la verità, come fece il testimone Pietro Nava, non significa essere ‘infami’, ma fare la cosa giusta. Livatino non era un supereroe, ma una persona normale che ha scelto di fare bene il proprio lavoro senza piegarsi ai piccoli compromessi”.
Coerenza e coraggio quotidiano
In una seconda riflessione, i ragazzi si soffermano sul percorso personale del giudice: “Ci ha colpito che abbia scelto di fare la Cresima a trent’anni perché voleva essere davvero sicuro della sua fede. Questo ci insegna a essere coerenti. Le bugie, anche se fatte a fin di bene, restano sbagliate. Livatino ci insegna che, nonostante la paura, dobbiamo avere il coraggio di non lasciare solo chi è nel giusto”.

Un modello moderno e “sotto tutela di Dio”
L’evento di Sambuca ha ribadito che la solitudine vissuta da Livatino sulla strada per Agrigento è diventata oggi una compagnia per migliaia di persone. Per i ragazzi del “Tomasi di Lampedusa”, il messaggio è chiaro: si può essere giovani, moderni e santi servendo le istituzioni con il sorriso e il rigore, operando quotidianamente Sub Tutela Dei (S.T.D.).








