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domenica, 23 Gennaio 2022
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Giorgio, gli orologi e una possibilità di lavoro per persone disabili

L'impegno sociale di uno dei più noti maestri orologiai di Palermo lo ha portato al fianco dei ragazzi del carcere minorile e di persone diversamente abili. A loro ha insegnato un mestiere

Gaia Garofalo
Classe '97, palermitana doc ma cittadina del mondo. Laureata in Educazione di Comunità, amo raccontare storie nell'ambito della promozione sociale e non solo

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PALERMO. Passeggiando per le vie della città di Palermo, sembra che a volte il tempo si fermi. A farlo ripartire, però, c’è Giorgio Sicilia, che muove le lancette degli orologi del capoluogo siciliano all’interno del suo laboratorio, dietro a una lunga e stretta porta verde fatta di legno. Nonostante la meritata pensione, infatti, «trovo sempre qualcosa da fare», afferma sorridendo. È il responsabile per la Regione Sicilia del Settore Orologeria ed è uno dei pochi orologiai rimasti in questo via vai di modernità. «Non siamo più abituati a riparare. Viviamo in una società contemporanea che ci obbliga a buttare via il vecchio e comprare il nuovo, senza prestare attenzione ai dettagli e all’arte delle mani sapienti che ricostruiscono la storia di ogni nostro oggetto che ci appartiene».

Giorgio Sicilia, infatti, non si è mai perso d’animo a tal proposito. E di allievi ed eredi di questa arte ha provato a reclutarne nel corso della sua carriera iniziata molto presto. «All’età dei 6 anni, anziché andare a giocare, andavo nel banchetto a lavorare e a imparare questo mestiere. Solitamente le cose imposte non piacciono mai a nessuno, invece in me è cresciuto tanto amore e tanta passione».

Giorgio Sicilia

Da quel banchetto è trascorsa tanta esperienza e maestria; la dedizione al suo lavoro ha portato i suoi frutti. Così, per tali ragioni, le istituzioni gli hanno dato la fiducia e l’ammirazione necessaria per affidare alle sue sapienti mani gli imponenti orologi di alcuni dei luoghi celebri della città: la Real Casina di Caccia di Ficuzza, la Facoltà di Giurisprudenza, la Chiesa Madre di Lercara Friddi, Villa Niscemi, Sala delle Lapidi e tanto altro ancora. Giorgio Sicilia ha davvero messo la sua firma nell’arte arabo-normanna di Palermo e non solo.

Ma non finisce qui, perché oltre a vantare un’ampia lista di lavori prestigiosi, ciò che a lui sta a cuore per davvero è un’altra tipologia di tempo, ossia quello di qualità, quello da poter donare al prossimo anche attraverso l’insegnamento della sua arte. È proprio per questo motivo che, a un certo punto, prende una decisione importante: avviare dei corsi ad hoc per i ragazzi del carcere minorile di Palermo.

«Si è rivelato essere l’unico corso di quel contesto, a non venire abbandonato dai partecipanti. Si era ormai venuta a creare una fiducia e una stima che andava al di là. L’obiettivo fu quello poi di costruire un orologio da polso e proprio per dare una conclusione a questo percorso, abbiamo anche organizzato una mostra».

I cassetti di Giorgio Sicilia però sono troppo pieni e decide di realizzare qualche altro sogno, come la collaborazione con Anmic, ossia l’associazione nazionale Mutilati e Invalidi civili. Il progetto risale agli anni ’90 – racconta Sicilia – e ha fatto tanto per il quartiere Zen e per le persone con diversabilità che vi hanno partecipato.

«Gli ho insegnato un altro modo ancora di come potersi prendere cura della loro indipendenza, mostrandogli che la speranza e la certezza per liberarsi dai pregiudizi esiste. Ho voluto mostrare loro che le difficoltà fisiche siano tali solo apparentemente, in quanto ciascuno di loro è riuscito nell’obiettivo che il corso si era prefissato. Se persino un orologio fermo indica l’ora giusta due volte al giorno, perché non potevano essere loro stessi coloro che ne riparavano uno guasto? Infine, a mie spese, sono riuscito a portarli nel centro della Swatch Group a Grenchen».

Tra i tanti però, qualcuno è riuscito a stabilirsi nel desiderio di questo mestiere? A quanto pare sì, perché – come racconta Giorgio Sicilia -, dopo un forsennato darsi da fare, qualcuno è apparso nel suo laboratorio, un allievo che «promette bene», dice. Un connubio tra solidarietà e sacrificio, passione, lavoro che, anno dopo anno, hanno portato soddisfazioni. Tanto che nel salone della Federazione dell’industria orologiera svizzera continuano a muoversi le lancette di un orologio ideato da Giorgio Sicilia, dedicato ai bambini e alla ritrovata pace dopo la Guerra del Kosovo.

In mezzo alle onorificenze di alte istituzioni, ci sono anche le onorificenze più belle, quelle silenziose. «Per diversi anni ho riparato gli orologi per le persone non vedenti gratuitamente, modificando le sfere con un materiale più resistente al tocco, in modo da consumarsi più lentamente. Penso sia importante che chi possieda determinati privilegi provi a dare una mano a chi si ritrova con una vita più difficoltosa».

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