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martedì, 25 Giugno 2024
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John Ollis, il “sognatore” che unisce i confini della musica attraverso lo stile Métisse

Una vita caratterizzata da tanti viaggi, sperimentazioni musicali e spiritualità implementate nei brani da lui creati. John Ollis, da noi intervistato, ci racconta la sua storia

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in Comunicazione Pubblica, d’impresa e pubblicità presso l’Università di Palermo e digital marketing specialist. Racconta le realtà associative che si occupano del sociale in Sicilia e la vita quotidiana delle comunità migranti siciliane, utilizzando i nuovi media
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PALERMO. Un “sognatore” che, attraverso il suo vissuto quotidiano ha creato dei ponti tra le diverse culture musicali espresso attraverso lo stile Métisse. È il racconto di John Ollis, cantante e polistrumentista di origine togolese che, con forte resilienza, esprime le emozioni positive della speranza, dell’amore, della fratellanza, attraverso  i suoi testi.

L’infanzia e i primi approcci con la musica

Proveniente da una famiglia molto numerosa, John ha avuto sin da piccolo la possibilità di approcciare al mondo della musica per poi, attraverso la fede, trovare una liason tra spiritualità e musica: “la passione per la musica è nata quando ero molto piccolo, all’età di sette anni. Cercavamo di creare i tamburi, prendevamo le pentole e cominciavamo a suonare, poi, all’età di dodici anni mi ero convertito e frequentavo la chiesa battista – dichiara John – lì incominciai ad imparare la chitarra e il canto e a sedici anni ero entrato nel coro, facendo il gruppo a capella. Diventai  anche chitarrista del corso. Dunque tutto ciò nasce dal Togo”.

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L’arrivo in Italia, la musica e la fede cristiana

Da Roma a Lodi per poi arrivare, casualmente, a Palermo e ritrovarsi nel contesto spirituale di una chiesa per fare ciò che da anni è nel suo DNA, la musica: “quando sono arrivato in Italia, sono giunto a Roma, poi sono andato a Lodi, vivendoci per un po’ ed infine, grazie ad un amico, sono approdato a Palermo. – ci racconta John – Qui cercavo delle chiese e i posti in cui si faceva la musica, ne trovai una e ne diventai il maestro del coro che li seguiva anche nel suonare il pianoforte, la chitarra”.

Dal contesto spirituale della chiesa a quello “laico” dei locali. La consapevolezza di fare musica oltre le esperienze finora maturate nei contesti spirituali è nata grazie ad un amico togolese che, apprezzando il talento di John, gli ha suggerito di fare delle prove in un gruppo in cui cantava.  Da lì, sono nati i primi concerti, le prime esibizioni pubbliche e le tante sperimentazioni musicali di cui ci parlerà in seguito John.

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(Ph. Antonio D’Anna)

Lo stile Métisse

“Nella mia musica parlo dell’amore, della speranza. Valori che vivo nella mia fede e che trasmetto attraverso un mezzo universale come quello della musica affinché possa raggiungere tutti. – precisa John – lo stile Métisse è stato chiamato così perché unisce il raggae, il pop, l’afro, il blues, la salsa dando al pubblico la possibilità di poter avere diverse prospettive sul mondo circostante, anche attraverso l’unione tra le varie lingue nei brani come lo spagnolo, il francese, l’italiano e il togolese”.

L’esperienza all’estero, la resilienza e il ritorno a Palermo

Una vita caratterizzata da tanti viaggi, sia in termini simbolico-spirituali che in termini esplorativi nei vari paesi come ad esempio la Svizzera, in cui John Ollis ha affrontato con resilienza le tante sfide di vita che oggi lo hanno visto vincitore nel proseguire il suo percorso musicale.

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“è stato in tutti i sensi uno stato doloroso. Lasciare i figli e andare a fare qualsiasi lavoro non è stato facile ma avevo un obiettivo, passare attraverso una fase della vita per arrivarne ad un’altra. – ci spiega John – È stato davvero pesante, ho fatto dei lavori che non mi piacevano, dovevo farlo per il bene dei miei figli e, attraverso questo vissuto, ho costruito il John di oggi”.

I progetti a Palermo

Dopo aver presentato il suo quinto album, “Mia dé Africa”, e programmato l’uscita del sesto in estate, John Ollis, con determinazione e lungimiranza, vorrebbe riportare le tante esperienze maturate in giro per il mondo a Palermo, restituendole alla collettività. “Ciò che vorrei fare io è di portare tutto quello che ho imparato fuori nelle cose belle e positive per poi implementarle a Palermo. – sottolinea John – Le tante cose che ho appreso in Svizzera, Belgio e Germania possono essere poi attuate in città e fra qualche mese, ne sono certo, queste  piccole, grandi, cose, fioriranno e ne faranno apprezzare i risultati”.

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