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mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Malick e i tour per Ballarò “attraverso i miei occhi”. “Qui mi sento davvero a casa”

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“Amunì”. Malick, vent’anni, conosce tutti i dialetti del Gambia. Parla l’italiano e l’inglese. Accenna qualche parola in siciliano. Lo puoi incontrare per le strade di Ballarò con un gruppo di turisti al seguito. Sembra Virgilio, nel girone dantesco degli “eretici” che credono nella bellezza. Con il suo braccio teso verso l’alto, li guida per le strade del quartiere: visitatori che giungono, alcuni, da varie parti d’Italia, altri da paesi anglofoni. A loro offre il racconto del quartiere di Ballarò “attraverso i miei occhi”, grazie al progetto di turismo responsabile dell’associazione MoltiVolti.
Cristina con la sua famiglia e un gruppo di amici, giunti a Palermo dalla provincia di Monza, l’hanno conosciuta su Instagram. E a Malick si affidano per scoprirne gli scorci più belli e i racconti poco noti. Anche quelli racchiusi nel cuore del ragazzo, quelli che riguardano il suo percorso migratorio, che lo ha condotto dal Gambia alla Sicilia. Cinque mesi di viaggio con varie tappe intermedie: il Mali, la Libia. E poi la scelta di attraversare il Mediterraneo a bordo di un’imbarcazione, con almeno altre 500 persone, il soccorso e l’arrivo a Pozzallo. “Ero con un amico, volevo andare in Nigeria – racconta -, poi su un autobus abbiamo incontrato tante persone che speravano di arrivare in Europa. Ho deciso di fare lo stesso anche io”. Nel Gambia Malick ha lasciato gli affetti, i genitori sono morti prima della sua partenza. In un angolo, nei pressi della chiesa dell’albergheria, li ricorda ogni volta che legge una frase impressa su un muro: “Non c’è un addio, solo un arrivederci”.
Il cammino del giovane rifugiato attraverso le vie del suo cuore, come nelle strade del quartiere, ha tappe e stazioni. Lì conduce le persone che gli si affidano. Dal Centro san Francesco al murales che ritrae san Benedetto il Moro, santo, copatrono di Palermo, con il suo stesso colore della pelle. Ai piedi, il campetto improvvisato con un tappeto verde, dove Malick ha tirato i primi calci al pallone, dopo il suo arrivo a Palermo: diventare calciatore è uno dei suoi sogni. Adesso, teme possa sfumare. Ma, intanto, studia. Da settembre comincerà l’ultimo anno di scuola superiore. Frequenterà un corso serale in un istituto tecnico commerciale. “Chissà, mi piacerebbe diventare ingegnere informatico”, confessa.
Il viaggio continua. E continua nel nugolo di strade del mercato, davanti le sedi dell’Arci e del Centro Astalli. Snodi fondamentali per il quartiere e per la sua vita. “Qui mi sento davvero a casa – dice -. Ritrovo tante cose che c’erano nel mio Paese d’origine. Nel mercato di Ballarò vendono le stesse verdure che noi coltivavamo in Gambia. Qui torno spesso”.

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