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mercoledì, 28 Settembre 2022
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Viaggio alla scoperta di Favignana, tra memorie storiche, turismo e imprenditoria

L’isola, “perla preziosa” delle Egadi, racchiude mille sorprese e dona al visitatore delle emozioni uniche e inimitabili.

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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FAVIGNANA (TP). Un viaggio emozionale per scoprire il fascino di un’isola che prende l’attuale toponimo da Favonius (Favonio) e che ha voluto mantenere il senso della memoria storica in ciò che hanno lasciato i Florio e la tradizione dei tonnaroti favignanesi, aggiungendo innovazione, esperienze enogastronomiche, imprenditoria ed ecosostenibilità. Tra storia e sguardo al futuro, ecco tre luoghi chiave dell’isola di Favignagna.

L’ex Stabilimento Florio

Chi visita Favignana non può non fare una tappa all’ex stabilimento Florio, uno spazio che porta il visitatore indietro nel tempo, quando la creatività imprenditoriale dei Florio portava in alto il nome di questa isola nel commercio del tonno e degli altri prodotti ittici. Una struttura all’avanguardia unica nel suo genere sia per il numero dei dipendenti che vi lavoravano che per i prodotti ittici che si producevano e si commercializzavano. Dopo lo stop alle Mattanze (l’ultima risale al 2007),  le tradizioni storiche di Favignana sembrano continuare a  “rivivere” tra le memorie degli abitanti che ancora oggi le ricordano, con la Cialoma, il canto di preghiera intonato dai tonnaroti ad inizi mattanza insieme a gesti e movimenti molto lenti e tante altri frammenti di storia, legati alla forte vocazione alla pesca del territorio.

Qui è possibile vedere le sale di confezionamento del tonno. Questo veniva preso dal mare, portato allo stabilimento dalla zona delle Darsene, cotto all’interno di contenitori appositi per poi essere portato all’interno e ripulito dalle donne. Successivamente veniva riposto in apposite latte colorate per categoria (verde utilizzata per il tarantello, gialla per la ventresca, rossa per il tonno sottolio, blu per lo sgombro)  e riempite d’olio. Una forte attenzione al welfare delle lavoratrici donne caratterizzava questo polo industriale, infatti, gli imprenditori del tempo avevano creato un asilo per permettere alle donne di lavorare serenamente e portare con sé i propri figli. 

Il viaggio nel tempo ci porta ancora più indietro. Siamo infatti al 241 a.C., periodo in cui fu combattuta la battaglia delle Egadi tra i romani e cartaginesi risalente alla prima guerra punica. La Testimonianza “viva” di questo periodo storico è data dai rostri qui presenti che ci parlano della tecnologia militare del tempo, la forma del rostro a punta, lamellare, i metodi di fusione del bronzo, nonché le scritte in un latino arcaico molto suggestivo e la presenza dei nomi dei questori che ne hanno garantito la qualità. 

Nido del Pellegrino

In un luogo incantevole contraddistinto da una lato da una parte montuosa che, nel momento del tramonto, regala agli osservatori colori unici, con un rosso fuoco sui generis. Dall’altro, invece, da un panorama mozzafiato con un mare cristallino e la meravigliosa isola Preveto.

È qui che sorge il “Nido del Pellegrino”, ex composto militare confiscato dallo stato negli anni ’40, poi acquisito dai Cecchetti, oggi cantiere di un progetto ambizioso, finalizzato alla valorizzazione turistico-economica e paesaggistica.

Nello specifico, il progetto attuale, ad opera dell’imprenditore Fabio Tagliavia, prevede la creazione di un parco bioemozionale, con la valorizzazione della fauna e della flora locale: sono infatti presenti diverse piante quali il lentisco, capperi e varie piante grasse. Sono previsti qui degli spazi adibiti a SPA, servizi wellness, ristorazione, un resort con 20 camere.

La “Camparìa” e la sua Boutique

Uno spazio che prende il suo nome dal termine siciliano “campare”, ovvero luogo che dava da vivere ai tonnaroti e abitanti di Favignana. È questa la magia di “Camparìa”, che oggi rivive grazie all’impegno attivo dell’imprenditore palermitano Fabio Tagliavia, che ne ha riqualificato gli spazi attraverso un team di esperti che si impegnano nel collegare il passato di questa isola meravigliosa e gli spazi della Camparìa al presente, nonché al futuro dell’isola in una ottica di turismo ed economia internazionale, che possa prolungarsi oltre la stagione estiva. Qui è possibile trovare la Lancia di Franca Florio, una imbarcazione che la first lady dei Florio utilizzava per assistere alle mattanze e che, nonostante gli oltre due secoli di storia, resta intatta nella sua bellezza e nella sua immortalità. Un ritrovamento interessante è quello del telo utilizzato come un cuscino che veniva poggiato sulla Lancia con le iniziali di Franca Florio, dove quest’ultima appunto si sedeva.
Attorno all’iconico oggetto, si organizzano spesso diversi eventi culturali: presentazioni di libri, concerti e, soprattutto, iniziative volte alla valorizzazione del territorio, dedicate quindi alla affascinante storia del Marsala.

Sostenibilità e memoria storica sono, invece, i due punti cardine che Adriana Di Mariano e Donata Battiati dello studio palermitano A&D hanno voluto seguire, ispirati da Favignana e dalle sue tradizioni, per l’arredamento della Boutique di Camparia.
Alla loro creatività si è unita quella dell’artista madonita Enzo Rinaldi, nel riutilizzo dei materiali che sono diventati arredi di questi spazi. È grazie al riutilizzo dei materiali già presenti in Camparìa che sono stati realizzati diversi oggetti caratteristici, come il tavolo centrale o la cassa.    

Non secondario è l’impatto cromatico degli spazi. I colori dominanti, ispirati al luogo sono il verde acqua, il verde mare, il colore del ferro (corten) e l’azzurro. Adriana e Donata esprimono il loro pieno entusiasmo nell’essere parte attiva di questo spazio.

Siamo arrivate qui nel 2020 come consulenti della bottega, oltre che della progettazione dell’arredo, – dichiarano – Fabio ci ha chiesto di rimanere per occuparcene in maniera ancora più attiva e noi abbiamo accettato la sfida“.

Un impegno in rosa, quindi, di donne intraprendenti che amano metterci passione, professionalità e determinazione, per lasciare un’impronta indelebile sia nel territorio di Favignana sia nella valorizzazione del brand Camparìa.
Sì, perché nella boutique è possibile trovare linee sartoriali, made in Sicily, che valorizzano l’identità del territorio e la qualità dei prodotti attraverso dei criteri molto attenti ad ogni singolo dettaglio.
Abbiamo selezionato delle linee che seguono la nostra filosofia, con il fine di valorizzare le piccole aziende che lavorano i tessuti  in modo artigianale. – precisano Donata e Adriana – Abbiamo anche fatto una linea, disegnata da noi, con il brand Camparìa: facciamo abiti e accessori, tutto in maniera sartoriale”.

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