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giovedì, 2 Febbraio 2023
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Disagio emozionale e “barbonismo domestico”: così Telefono Amico e Caritas supportano chi ha bisogno di aiuto

Nell'ultimo periodo anche a causa della pandemia anziani, giovani e coppie separate hanno perso la speranza e non hanno più la forza di volere ripartire. Ecco l'impegno di Caritas Palermo e Telefono Amico con i loro centri di ascolto

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Si è concluso sabato 26 novembre il cinquantennale di Telefono Amico Palermo, con il convegno “I sentieri del benessere tra i molti volti del disagio emozionale” all’Hotel Eurostars di Corso Vittorio Emanuele. Quali sono i maggiori problemi di disagio che hanno attraversato la società nell’ultimo periodo di pandemia? Come abbattere quel muro di silenzio e d’incomunicabilità che molto spesso si alza nei soggetti che vivono una condizione di difficoltà?

A queste domande hanno risposto diversi professionisti, ospiti del convegno, affrontando tematiche che vanno dalla prevenzione del rischio del suicidio al disagio psicologico, dal vuoto dei valori significativi all’apertura alla speranza.

Dichiara così Don Sergio Ciresi, vicedirettore della Caritas diocesana di Palermo: “Il mio contributo qui come Caritas diocesana di Palermo è stato di sottolineare il cosiddetto ‘barbonismo domestico’. Quando sentiamo la parola ‘senza dimora’, ‘barboni’, ‘clochard’, pensiamo alle donne e agli uomini che vivono per strada o in case occupate abusivamente. Invece esiste, purtroppo, da un pò di anni anche a causa della pandemia questo ‘barbonismo domestico’: tante uomini e donne che vivono la solitudine, che contattano il Telefono Amico per avere un pò di compagnia.

Dalle persone più anziane che si sentono escluse perchè non hanno più quella forza fisica e psichica per affrontare l’ordinarietà, ma anche tantissimi giovani che si chiudono nelle loro camere e stanno giornate intere barricati davanti un telefonino o un computer. Oppure tanti uomini e donne separati o divorziati, che si, vanno a lavoro, però poi si chiudono in casa per paura di ripartire e non hanno più la speranza per andare avanti. Sia nei nostri centri di ascolto sia chiamando Telefono Amico, in un modo o in un altro, con un’identità differente e carismi diversi affrontiamo queste povertà”.

Dichiara così Maria Luisa Negri, responsabile del coordinamento nazionale dell’Email Amica di Telefono Amico: “A contattarci sono soprattutto persone con intenti suicidari. Non potendo rispondere da una segreteria con una relazione di aiuto, con l’aiuto del responsabile nazionale tedesco di Email Amica, abbiamo creato una piattaforma con l’assoluto anonimato iniziando nel 2012 il nostro servizio vero e proprio”.

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