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domenica, 5 Dicembre 2021
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Festival delle Interazioni, le imprese accoglienti e i giovani migranti si raccontano

Oumar e Mohamed hanno svolto un'esperienza come cameriere e come librario: "Così abbiamo capito davvero cosa vogliamo fare nella vita". Dai tirocini nate alcune assunzioni anche nella scuola paritaria Thomas Moore di Palermo

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PALERMO. Oumar ha svolto un tirocinio per tre mesi come cameriere. E lì ha capito che non sarebbe stato il suo lavoro per la vita. Così ha cominciato il percorso di studi universitari in Economia. Mohamed, già studente di Scienze politiche, in una libreria ha svolto un’esperienza importante della sua vita. Grazie al progetto Saama più di 60 aziende hanno aderito alla rete delle imprese accoglienti, che hanno offerto un tirocinio e, in alcuni casi, un contratto di lavoro a minori stranieri soli giunti in Sicilia, finora oltre 80. L’occasione per raccontarsi è stata il Festival delle interazioni, in corso da Moltivolti.

Oumar Barry, giunto dalla Guinea, oggi 22 anni, nel 2019 ha lavorato per tre mesi, come cameriere in un locale di Palermo, “Balata”, ma ha capito che “il cameriere non è quello che volevo fare”. “Mi sono diplomato al’istituto per il Turismo con 85 su 100 e voglio iscrivermi all’università in Economia – racconta -. Oggi ho fatto i test di accesso. Questa esperienza nel locale mi è servita come orientamento sul campo“. Mohamed Diabate, arriva dalla Costa d’Avorio, ha 20 anni e ha lavorato per tre mesi nella libreria Portinaio, oltre a studiare Scienze politiche. “Un’esperienza che mi ha aiutato anche nell’integrazione. Mi ha insegnato tanto ma ho avuto tante difficoltà: l’accoglienza mi ha permesso di superare questi ostacoli. Quando si lavora o si frequenta un posto così – dice -, non si può fare altro che crescere“.

Mohamed Diabate e Ouman Berry

A rappresentare le imprese accoglienti, Doriana Ribaudo, dell’Osteria Ballarò, giovane imprenditrice, che con la sua famiglia, svolge questo lavoro da qualche anno: “Quando Ben Alì è arrivato in osteria, avevo fatto una riunione con la cucina – racconta – e avevo detto che doveva essere un percorso condiviso. Altrimenti avremmo causato in lui un’esperienza negativa. Lui avrebbe lavorato in cucina, non in sala. Questo è un ambiente in cui si vive in continua tensione. Così gli ho descritto questa situazione estrema. Perché non volevo che questa esperienza fosse per lui negativa. All’inizio non parlava bene italiano. L’esperienza di integrazione poi è stata reciproca. Si sono accolti a vicenda. Adesso Ben Alì è tornato nel suo Paese e noi lo aspettiamo. Siamo disponibili ad assumerlo. Come azienda abbiamo voluto sviluppare percorsi formativi, per poi assumere personale formato. Adesso, sta facendo da noi un tirocinio un’altra ragazza straniera, interessata alla pasticceria“.

Stefania Guccione, rappresentate legale della scuola paritaria Thomas Moore, riferisce che “mettere in pratica i principi di accoglienza, inclusione e diversità sono principi del nostro percorso formativo e accogliere questi ragazzi era coerente con questa mission”. “Abbiamo sviluppato alcuni tirocini e non sono state tutte esperienze facili. Victory è arrivata tre anni fa. Una ragazza molto giovane con un bambino piccolo. Le ho proposto un’esperienze come bambinaia. Non ce l’ha fatta. Adesso il bimbo ha 4 anni e otto mesi fa è tornata a chiedermi una possibilità. Dopo sei mesi di stage, l’abbiamo assunta. Mustapha, invece, lo abbiamo cresciuto sei mesi in cucina e adesso lo abbiamo assunto. Ai ragazzi di seconda media ha anche raccontato la sua esperienza e loro hanno avuto un turbamento emotivo importantissimo: non era una persona che vedevano in tv, ma che incontrano quotidianamente. Così hanno realizzato un libro di lettere alle famiglie immaginandosi un ragazzo immigrato“.

Per le aziende aderire al progetto ha comportato la loro adesione al manifesto delle imprese accoglienti, “un risultato in termini di cambiamento – spiega Viviana Valastro di Never alone -, segno di una modalità nuova di relazionarsi tra datori di lavoro e giovani ragazzi che arrivano da altri Paesi“. Loriana Cavalieri, responsabile del progetto Saama, ha indicato l’approccio adottato: “Non un approccio della carità, ma della relazione e della conoscenza reale. Un manifesto delle imprese accoglienti è importante per varie ragioni: non avendo un welfare familiare, avere un lavoro al passaggio della maggiore età non è fondamentale solo per un’autonomia reddituale ma anche per avere il permesso di soggiorno. Inoltre, purtroppo di lavoro si muore anche. E con più facilità ciò avviene per i soggetti più fragili e sfruttati, come avviene spesso per i migranti. Quindi, per realizzare una ricomposizione sociale occorre coinvolgere il profit. E le imprese, aderendo al manifesto, hanno contribuito ad ampliare il capitale sociale“.

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