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giovedì, 2 Febbraio 2023
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“Rise-Lab”: così il Ceipes ha riqualificato un bene confiscato

L'ente, promotore del progetto, ha organizzato una conferenza di chiusura per presentare le attività sinora svolte e quelle in itinere. Presenti le istituzioni comunali

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in Comunicazione Pubblica, d’impresa e pubblicità presso l’Università di Palermo e digital marketing specialist. Racconta le realtà associative che si occupano del sociale in Sicilia e la vita quotidiana delle comunità migranti siciliane, utilizzando i nuovi media

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PALERMO. Una conferenza di chiusura per presentare i risultati finora riscontrati dal progetto “Rise-Lab”. Così il CEIPES ha voluto raccontare alla città un esempio pratico di riqualificazione di un bene confiscato che diventa un punto di riferimento per il quartiere Uditore e la collettività

La struttura del progetto del Ceipes

RETE per L’INCLUSIONE lo SVILUPPO e l’EMPOWERMENT: è questo il significato dell’acronimo “RISE”, scelto dal CEIPES (Centro Internazionale dell’Educazione  lo Sviluppo), per valorizzare un progetto dalla forte finalità sociale ed educativa come Rise-Lab. Finanziato dal Dipartimento delle politiche giovanili e del servizio civile universale con l’avviso “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”, nasce con una missione ben precisa: restituire alla collettività un bene confiscato alla mafia affidatogli nel 2017 in via Francesco Maria Alias, 20, nel quartiere Uditore di Palermo, attraverso la sua riqualificazione e l’apertura al territorio. Un centro di innovazione sociale con percorsi integrati, innovativi e sostenibili che hanno il fine di promuovere l’empowerment del singolo e delle persone e l’espressione artistico-culturale.

Tra le tante novità innovative che il CEIPES ha fortemente voluto nel suo centro vi è il MADE (Museo Analogico Digitale dell’Empowerment, ispirato ai traguardi e obiettivi dell’agenda delle Nazioni Unite 2030).

Grazie al progetto Rise Lab, numerosi giovani del territorio palermitano sono stati coinvolti in laboratori di teoria e pratica di murales e laboratori per l’ideazione di giochi didattici. I prodotti educativi ed artistici, realizzati nell’ambito di queste attività, hanno arricchito il Centro ed allo stesso tempo contributo alla riqualificazione del quartiere Uditore.

La conferenza di chiusura

Ad aprire la conferenza, Musa Kirkar, presidente del CEIPES, che nel suo intervento ha ripercorso i momenti chiave della sua realtà, ringraziando tutto lo staff per il contributo, ognuno nel proprio ambito, per aver fatto diventare un sogno realtà. Musa ha proseguito ricordando il valore aggiunto di fare delle attività di stampo sociale, culturale ed educativo nel quartiere Uditore. Non una periferia, bensì parte integrante della città che può e deve diventare un punto di riferimento per tutta la cittadinanza palermitana.

Presente Carolina Varchi, vicesindaco e assessore al Bilancio con delega ai Beni confiscati e legalità del Comune di Palermo, che, durante il suo intervento, ha apprezzato l’impegno proficuo del CEIPES definendolo un “esempio virtuoso di utilizzo dei beni confiscati che aiuterà la collettività nel quartiere Uditore e la città“.

Sono seguiti diversi interventi delle referenti del progetto che hanno spiegato nei dettagli ogni singola fase del progetto tra i risultati raggiunti e quelli in itinere. La giornata è proseguita con la possibilità per i partecipanti di potersi confrontare su tre percorsi tematici (sviluppo sostenibile, tutela dell’ambiente, identità e parità di genere, intercultura e migrazione) in una esperienza 360° full-immersion.

 “Il centro, rinnovato grazie al progetto Rise Lab, verrà d’ora in avanti gestito in modo auto-sostenibile, favorendo il coinvolgimento di giovani del territorio con lo scopo di rafforzare la rete locale ed internazionale di cui il CEIPES dispone”, fanno sapere dall’associazione.

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