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mercoledì, 28 Settembre 2022
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Allarme dispersione scolastica nelle periferie, l’indagine dell’Ars

L'inchiesta sulla condizione minorile in Sicilia, svolta dalla Commissione Antimafia all'Ars e approvata all'unanimità dall'assemblea, è stata presentata e discussa oggi a Palazzo dei Normanni

Alessia Rotolo
Alessia Rotolo
Ama Palermo e il centro storico, i tre mercati, i quattro mandamenti, il Genio e la Santuzza. Segue con passione i processi partecipativi di riqualifica della città nati dal basso che stanno pian piano cambiando il volto di Palermo rendendola sempre più affascinante. Scoprire storie e raccontarle è la sua migliore capacità dettata da una passione incessante per il mestiere di giornalista

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PALERMO. «Temiamo che questi ragazzi cresciuti nelle periferie diventino carne da macello visto che la capacità di reclutamento della criminalità organizzata è nota. La dispersione scolastica ha dei picchi del 50, talvolta del 60%. Il livello di disagio è insopportabile. Da una domanda siamo partiti: questo luogo la regione, l’assemblea regionale che responsabilità ha?». Così il presidente della Commissione antimafia all’Ars, Claudio Fava, ha presentato oggi pomeriggio, a Palazzo dei Normanni, l’inchiesta sulla condizione minorile in Sicilia svolta dalla stessa Commissione e approvata all’unanimità dall’assemblea.
La relazione raccoglie otto mesi di lavoro intenso con 65 audizioni svolte dal luglio 2021 fino al febbraio 2022, in cui la Commissione ha cercato di dare una risposta alle preoccupazioni manifestate in più occasioni da parte dei Procuratori del Tribunale dei Minori oltre che da operatori scolastici, socio-assistenziali, socio-sanitari e del Terzo settore a fronte dei dati sempre più allarmanti sulla dispersione scolastica in Sicilia e, più in generale, sulle condizioni di estremo disagio sociale in cui versano i minori delle aree periferiche delle città siciliane.

«Questa inchiesta è un capolavoro, in Sicilia è la prima volta che si svolge un’inchiesta così articolata – esordisce così Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania, nel suo intervento -. Sono contento che sia stata fatta dalla Commissione Antimafia. Tutti i grandi criminali sono stati ragazzi di un quartiere che nella disattenzione delle istituzioni hanno trovato nella criminalità una sorta di riscatto, di inclusione sociale. Sono stato per tanto tempo in Calabria, quando mi hanno trasferito a Catania sono rimasto molto sorpreso nello scoprire che la maggior parte dei ragazzi che arrestiamo hanno grande difficoltà a mettere tre parole di seguito, è bassissimo livello di scolarizzazione. Questa cosa mi ha molto sconvolto così ho fatto delle ricerche e ho scoperto che nel 2021 a ct ci sono migliaia di ragazzi che non vanno a scuola e alimentano le maglie della criminalità in età sempre più precoce. Ho pensato di aprire un osservatorio prefettizio che metta insieme scuola, istituzioni e terzo settore, per attuare degli interventi sinergici, la prima direttrice era quella di coinvolgere i dirigenti scolastici per segnalare direttamente alla procura dei minorenni i casi di dispersione scolastica».

Attraverso le 106 pagine della relazione si sono evidenziate ed analizzate le cause di questa vulnerabilità sociale: le incertezze amministrative e burocratiche nella risposta di sostegno, la perpetua carenza di risorse, la frammentarietà e la lentezza degli interventi, l’assenza di sinergia istituzionale, l’assenza di spazi di socialità, l’insidia dei “modelli culturali” proposti dalla criminalità organizzata.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta uno degli snodi dell’indagine svolta: «Se una ragazza problematica di una periferia palermitana – si sottolinea nelle conclusioni – dovrà aspettare dieci mesi per una visita psichiatrica, se diciassette scuole di frontiera continueranno ad avere a disposizione un solo assistente sociale per migliaia di studenti, se palestre e campi sportivi resteranno chiusi perché i comuni non riescono a recuperare le cifre modeste che servono a renderli fruibili, se le scuole resteranno l’unico presidio isolato e malvisto, se le associazioni si vedranno chiudere i programmi di accompagnamento sociale per ragioni di bilancio e di burocrazia amministrativa rinunziando a dare continuità di intervento al loro lavoro… se questa resterà la pubblica risposta per i quartieri in cui la condizione minorile è sinonimo di vulnerabilità e disagio, non stupiamoci quando mafie e criminalità avranno vita facile a reclutare, a trasformare adolescenti in carne da cannone». 

Storie che sembrano giungere da un mondo lontano ma che appartengono alla cronaca quotidiana delle nostre città. Un racconto che la Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Antimafia ha raccolto sul campo, attraverso la testimonianza diretta di chi vive – da studente, da insegnante, da operatore sociale – la marginalità fisica di quartieri come Sperone, lo Zen, Librino, San Giorgio, Giostra. «È vero, l’ascensore sociale nelle periferie siciliane si è fermato ai piani alti – conclude Fava -. Ma si tratta di un esito che non può essere accettato o, ancor peggio, passivamente subito. A tal riguardo la relazione della Commissione Antimafia lancia una serie di suggerimenti al parlamento siciliano nella prospettiva di un comune sforzo fra tutti gli attori istituzionali: la necessità di una legge regionale che raccolga e coordini le buone prassi esistenti; l’urgenza di dotarsi di un’anagrafe scolastica e di un piano dell’infanzia regionali; l’importanza di ricostituire la Commissione regionale per i problemi della devianza e della criminalità; l’imprescindibile valorizzazione delle figure dei garanti locali».

«Di questi ragazzi ci saremo fatti davvero e definitivamente carico quando restituiremo a ciascuno di loro un diritto di cittadinanza pieno, progressivo, positivo. Non più figli di un dio minore ma figli di tutti. Anzitutto nostri», conclude la relazione. Il testo che accende l’allarme sulla dispersione scolastica sarà presto online e consultabile da tutti sul sito dell’Ars nelle pagine dedicate alla commissione Antimafia.

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