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domenica, 23 Gennaio 2022
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Dalla fede all’impegno sociale. La Moderatora della Tavola Valdese “abbraccia” la sua Palermo

Nei giorni scorsi, Alessandra Trotta è tornata in città. Un po’ per visitare le opere valdesi, un po’ per fare una ricarica di amore che riavvicini i lembi di passato e presente

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PALERMO. Dei giardini del Centro diaconale della Noce Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese, riconosce i fiori. Di alcuni ricorda quando furono piantati. Attraversandone i viali indica i “tuguri”, piccole strutture adiacenti, e ne ripercorre la storia.
Come ogni ritorno, anche il suo, nella struttura che ha diretto per nove anni, mischia un amore profondo per una realtà, un quartiere e un tempo, oggi distante. Realtà che adesso guarda da Roma e da Torre Pellice. Ma che il suo cuore non ha mai abbandonato. Come non ha mai abbandonato Palermo. Che nei giorni scorsi ha riabbracciato. Un po’ per visitare le opere valdesi in città, un po’ per fare una ricarica di amore che riavvicini i lembi di passato e presente.

Fede e impegno sociale: così è cominciato il cammino della Moderatora

Oggi, Alessandra è ai vertici della Chiesa valdese. Il suo cammino, il suo servizio, o meglio, la sua diaconia sono cominciati nella propria città. Servizio, impegno sociale e fede. Dimensioni inscindibili. “Il cambiamento nella mia vita non è nato da una mia idea ma da una vocazione che mi è stata rivolta dalla nostra Chiesa. Io sono sempre stato un membro impegnato da laica e nella mia vita facevo l’avvocato. Quindi avevo fatto una scelta di vita convinta – racconta -. La mia professione mi piaceva tantissimo. Credo di averla fatta bene nel tempo in cui l’ho fatta. La Chiesa in un certo momento mi ha chiamata: mi ha chiesto di lasciare il mio lavoro e di dedicarmi al servizio a tempo pieno nel ministero diaconale. Ministero che nelle nostre Chiese si differenza da quello pastorale perché ha lo specifico del lavoro nell’ambito della solidarietà, delle relazioni di aiuto, dell’azione sociale della chiesa, che noi chiamiamo ‘diaconia’. Ho pensato un po’ a questa scelta. Io non volevo cambiare lavoro. Non ero insoddisfatta. Mi sono detta che se lo avessi letto in chiave vocazionale avrebbe avuto un senso questo cambiamento. Altrimenti no. Poi, nella preghiera e nella riflessione mi sono convinta a fare questo passo. Non mi sono mai pentita, mai guardata indietro. Credo che quello che ero me lo porto dietro. Una formazione indubbiamente utile da ogni punto di vista”.

Dai progetti per le persone disabili ai corridoi umanitari

Alessandra Trotta, Modertora della Tavola Valdese

L’impegno della Moderatora della Tavola Valdese è rivolto ai progetti umanitari. Nelle sue parole li ripercorre e sottolinea un dato importante. “Alcune delle azioni che compiamo come i corridoi umanitari e l’impegno con i migranti ci ha caratterizzato, ma questi sono solo gli ambiti più visibili. In realtà ci occupiamo di moltissime altre cose. Non molti sanno che nelle destinazioni del nostro 8xmille l’ambito nel quale sono concentrate maggiori risorse è quello dei disabili. Ci occupiamo degli ultimi, chiunque essi siano. Chiaro che il tema dei migranti oggi è cruciale nella testimonianza evangelica perché si tratta della scelta fra alzare muri o costruire ponti. Si tratta degli ultimi degli ultimi. Il tema dei migranti è legato a tutte le emergenze globali, che per un cristiano non possono non essere fonti di impegno. Dalla tutela dell’ambiente alla distribuzione equa delle risorse che garantiscano a tutta l’umanità di vivere in pace, alle guerre. Tutto quello che passa delle migrazioni intreccia tutti questi ambiti di emergenza che non possono non essere un ambito di impegno in chi crede nei valori cristiani”.

Il rapporto con la Noce e con Palermo

Palermitana di nascita, ma da oltre una decina di anni vive tra Roma e Torre Pellice. “Palermo è la mia città che amo tantissimo. Essendo nata e cresciuta a Palermo della mia città conosco il bello e il brutto. Le grandi tensioni e le grandi contraddizioni. Quando racconto Palermo la presento così: come un luogo di grandi contraddizioni, dove c’è il bello più bello e il brutto più brutto. Questo può affascinare molti ma nella pratica quotidiana può spaventare, colpire, respingere”.
Proprio l’educazione a riconoscere il bello e il brutto è stata al centro di un episodio. La Moderatora lo racconta così: “Quando ero direttrice del Centro diaconale avevamo aperto in collaborazione con la Chiesa un’attività di doposcuola per i bambini del quartiere. Adesso si è sviluppato molto di più con una presenza molto attiva. Ma allora era un doposcuola gestito da volontari della Chiesa e io ero una tra quelli. Una delle cose più difficili che si riusciva a far fare ai bambini del quartiere era la riflessione su cosa c’era di brutto attorno a loro. La prima cosa che dicevano è che tutto era perfetto. Invece avere l’occhio che sa cogliere gli elementi di contraddizioni, di ingiustizia, di bruttezza attrezza a pensare che ciascuno nel suo piccolo o grande può dare un contributo”.
Nel periodo alla guida del Centro diaconale, Alessandra Trotta ha deciso di andare a vivere nel quartiere della Noce. E lì – racconta – “ho appreso tantissime cose“. E sono state tante le conoscenze delle persone offerte dalla vita quotidiana. “È un ambiente straordinariamente vulcanico. Questo Centro ha sempre avuto una straordinaria capacità di cambiamento. Ha saputo chiudere cose che non rispondevano più alle esigenze e aprirne di nuove. Vi è una competenza straordinaria e intelligenze dal punto di vista umano e professionale da cui ho appreso tantissimo. Da pedagogisti, psicologi, educatori. Alla Noce ho lasciato una parte del mio cuore. Il quartiere l’ho vissuto veramente, perché abitavo anche qui. Ho evitato il giudizio. Trovo che anche nei rapporti con le persone distanti dalla mia mentalità una dimensione di ascolto, di attenzione a comprendere quali sono le preoccupazioni da cui nascono alcuni atteggiamenti aiuti a entrarci dentro“.  

L’importanza dell’ascolto, secondo la Moderatora

Una delle caratteristiche del suo servizio è l’ascolto. Lo dice ripercorrendo i suoi anni alla Noce e lo ribadisce nel suo servizio attuale. “L’ascolto è stato importante per me, la possibilità di sviluppare un clima partecipativo in contesti istituzionali. Nella nostra Chiesa è così anche a livello ecclesiastico. È tutta fatta da organi collegiali. Non c’è nulla di monocratico. Neanche io adesso come Moderatora della Tavola valdese decido nulla da sola. Crediamo che decidere assieme agli altri faccia sbagliare di meno, faccia individuare di più le potenzialità, le cose da sviluppare. Grande ascolto, grande interesse per la centralità delle relazioni. Si farà tanta amministrazione, tanta organizzazione. Queste cose sono anche spirituali se si hanno al centro le persone e le relazioni. Il servizio è un modo di vivere la fede. Non può essere scisso – conclude la Moderatora –. Una fede che non sia strattamente intrecciata con le sfide del mondo non è una fede cristiana. Perché una fede cristiana è una fede incarnata”.   

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