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lunedì, 5 Dicembre 2022
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Federica Terruso e quei suoi abiti incartati all’insegna della creatività e della sostenibilità

La giovane artigiana si ispira alla filosofia dello slow fashion: le sue creazioni sono fatte con tessuti naturali prodotti in Italia e promuove il riuso modificando vecchi vestiti non più utilizzati

Caterina Ganci
Caterina Ganci
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica, collaboro con diverse testate online. Amo il mare, il suo profumo e le sfaccettature dei suoi colori. Non penso che potrei vivere in un posto diverso dalla Sicilia! La nostra Isola è bella e ricca di cultura, storie, tradizioni e se è vero che “la bellezza salverà il mondo" io voglio continuare a cercare, osservare e raccontare le nostre meraviglie con la passione forza motrice necessaria per una giornalista

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MONREALE. “Incarto sempre gli ordini come se fossero dei regali. In fondo, un abito su misura è un regalo che si fa a se stessi, che avvolge con cura il corpo. Gentile con la pelle e l’ambiente perché realizzato in tessuto naturale ed esclusivamente su richiesta, per evitare giacenze e sprechi“. Entusiasmo e tenacia nella giovane sarta Federica Terruso, 29 anni laureata in Disegno industriale, che all’interno del suo laboratorio, oltre a disegnare, realizza abiti.

Un vero e proprio spazio creativo, in piazzetta Odigitria, dove la creatività si unisce all’interesse per la sostenibilità ambientale. Federica si ispira alla filosofia dello slow fashion, un movimento che promuove un modello di produzione sostenibile, contrariamente alle pratiche della moda industriale. Le sue creazioni sono fatte con tessuti naturali prodotti in Italia. Oltretutto, promuove il riuso modificando vecchi vestiti non più utilizzati.

La sua mission è di certo impegnativa: si concentra sul rallentamento del consumismo. “Ho fatto molte cose diverse prima di arrivare alla sartoria – racconta Federica – adesso penso che le mie mani non potrebbero fare cose diverse. Ho iniziato questa strada nel 2017 ma prima di percorrerla – prosegue – mi sono dovuta perdere. Adesso sto costruendo il mio sogno con passione e dedizione. Penso che il mio spirito artigiano lo debba a mio nonno che era un ebanista“.

Il suo motto? “Meglio la qualità alla quantità: pochi capi ma durevoli“. Federica definisce le sue creazioni “modelli eterni non suscettibili alle mode“. Per Federica l’abito su misura non è un semplice acquisto ma un’esperienza. “È il capo che si adatta al corpo – commenta – e non il contrario. Le mie creazioni nascono da particolari emozioni. ‘Charlie’, per esempio, è un abito che nasce da un ricordo della mia infanzia. Le mani delle sarte sono deformate dal lavoro, spero – conclude – di avere un giorno quelle stesse mani testimoni di un mestiere antico“.

Soddisfazione per la giovane artigiana di Monreale è stata espressa dalla presidente Donne impresa Confartigianato Sicilia, Mariagrazia Bonsignore, da tempo impegnata anche nella lotta al gender gap e nel riconoscimento della parità salariale delle donne.

Noi che rappresentiamo le aziende delle donne artigiane in Confartigianato – commenta Bonsignore – ci siamo interrogate su come cercare di risolvere il problema del lavoro e della condizione economica femminile – resi più atavici dalle varie difficoltà che la donna riscontra nell’ambito lavorativo intriso da una cultura patriarcale che tende a sminuire la presenza femminile nei vari ambiti professionali. Personalmente – aggiunge – mi sono confrontata e ho ascoltato molte voci di donne imprenditrici dal nord al sud d’Italia e ho riscontrato due concetti ricorrenti a tutti i livelli: passione e limiti. Se da un lato la passione è il motore di ogni nostra azione, i limiti – prosegue – che provengono dai retaggi familiari o culturali, spesso autoimposti, fanno sì che in alcuni casi le donne non abbiano avuto e non abbiano la contezza e la consapevolezza del proprio valore, delle proprie capacità, delle proprie potenzialità e questo fa sì che si cada vittima di discriminazioni di genere, di disparità salariale e delle carriere, di mobbing, di angoli acuti nei quali molto sovente la donna lavoratrice si trova. Io sono un’artigiana e sono una madre – racconta Bonsignore – sono cresciuta nel laboratorio di ceramiche della mia famiglia e non posso che sostenere quanto il lavoro e l’indipendenza economica siano un aspetto fondamentale della vita di ogni donna, e che l’artigianato sia nello specifico un modo per fare autoimprenditorialità consentendo al contempo alla donna di esprimere la propria fantasia e personalità. Di recente in Confartigianato abbiamo aperto uno sportello dedicato alle donne, per accompagnarle e informarle sulle diverse opportunità percorribili nei diversi settori, che si può trovare sul nostro sito ‘Donne impresa Sicilia’. Al contempo ho sentito il bisogno di comunicare alle nuove generazioni cos’è nel 2022 il mondo dell’artigianato femminile. L’ho fatto chiedendo una mano a mia figlia Alia che ha ereditato la parte artistica di famiglia, filtrata dalla tecnologia, specializzata in fotografie e video, abbiamo quindi fatto un viaggio fra le aziende del nostro territorio – conclude – abbiamo lasciato che le imprenditrici si raccontassero attraverso immagini, suoni e parole, ad un ritmo veloce immediato e concreto con il linguaggio proprio dei giovani“.

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