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domenica, 19 Maggio 2024
HomeBuone notizieDisabilità e teatro: Palermo, i 59 ragazzi di Arché Lab sul palco del Teatro Jolly

Disabilità e teatro: Palermo, i 59 ragazzi di Arché Lab sul palco del Teatro Jolly

Il 24 aprile, i giovani rappresenteranno "Il fiume celeste – la leggenda di Vega e Altair"

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PAERMO. Ritrovare un’antica leggenda e guardarla con gli occhi sognanti di chi ci crede ancora. Con “Il fiume celeste – la leggenda di Vega e Altair” al Teatro Jolly di Palermo, il 24 aprile, alle 20.30, si può riscoprire un velo di luna nel cielo che con un ponte tra le stelle unirà un amore impossibile.
Amore potrà scuotere il cielo e vedere se le sue stelle restano immobili? I 59 ragazzi di Archè Lab, il corso di recitazione e canto per le persone diversamente abili, questa volta lo racconteranno, guidati dai maestri Tiziana Martilotti, Giuseppe Giambrone e Daniele Restivo, supportati dalla collaborazione di Daniela Fragalà e Roberta Vitale in qualità di assistenti. Lo spettacolo vede la partecipazione di Marianna Lima. Accendendo l’atmosfera con luce argentea, non un margine di cielo, ma come una effusione uno scintillio del firmamento per una grande storia d’amore.

“Abbiamo scelto questa leggenda perché i nostri ragazzi amano che qualcuno gli racconti delle storie, come quella della sirena Lighea che l’anno scorso ci ha fatto vincere il premio “Piccirè” – spiega Tiziana Martilotti – e per noi l’aspetto principale è alimentare la loro curiosità”.
“I ragazzi, che sul palco saranno in 56, durante le prove interagiscono tra loro e si chiedono il perché questa divinità non lasci che questi due innamorati stiano insieme, non lasci la principessa e il pastore liberi di amarsi. Spesso ci portiamo dietro una complessità non necessaria nelle relazioni. A volte basterebbe forse semplicemente dire alla persona che si ama quello che si sente, con semplicità”.
E sull’aspetto della preparazione dello spettacolo Martilotti aggiunge: “Trascorriamo con loro quasi tutti i giorni e così riusciamo a conoscere ognuno di loro a fondo e di instaurare quel clima di fiducia che ci consente di far esprimere al meglio la loro unicità. A volte per mettere a punto anche un solo movimento servono ore e dietro quel movimento c’è studio, presenza scenica e comprensione di che cosa vuol dire costruire uno spettacolo”.

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