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venerdì, 7 Ottobre 2022
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La fattoria sociale Mariscò: a Monreale un luogo d’inclusione per persone con disagi

La famiglia Bargione da quattro generazioni porta avanti l'azienda agricola: “Abbiamo fatto formazione qui con persone con problemi sociali e familiari, in ambiti come psicologia, medicina ed economia sociale, creando opportunità di lavoro”

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MONREALE. Ulivi, vigne e un grande frutteto nei trenta ettari di terreno che si affacciano sul lago Poma, a circa 40 Km da Palermo. Mariscò è una fattoria sociale che si trova a Grisì, nel comune di Monreale, e dal 1998 osserva il regime di agricoltura biologica. La famiglia Bargione, da ben quattro generazioni, porta avanti l’azienda agricola cercando di valorizzare la biodiversità del territorio.

È lì che l’azienda, da dodici anni, accompagna la produzione agricola con attività di carattere sociale, in un’ottica di multifunzionalità. Nell’anno 2010 è entra a far parte della Rete della Fattorie sociali siciliane, un impegno che ha permesso alla realtà di ricevere diversi riconoscimenti. Nel 2020 è stata insignita delle 5W: “Welfare Champions 2020 Italiani”. Poi nel 2021 è entrata a far parte del Club Alpino Italiano, come punto di accoglienza.

Laura Bargione

Io e la mia famiglia – racconta Laura Bargione, titolare dell’azienda abbiamo deciso di investire sull’agricoltura sociale e da allora accogliamo in azienda gruppi di soggetti portatori di disagi psico-fisici, familiari e sociali. Questo ci ha permesso di fare formazione in azienda, interfacciarci con campi interdisciplinari tra cui psicologia, medicina ed economia sociale, creare opportunità di lavoro e permettere un miglior reinserimento in società di persone con problemi sociali e familiari. Abbiamo portato avanti negli anni progetti d’inclusione sociale sviluppando un modello di ergoterapia esportabile in tutto il mondo“.

Le fattorie sociali sono progetti che offrono forme alternative di welfare partecipativo, territoriale e di prossimità e che aprono nuovi spazi per le imprese agricole, soprattutto nelle zone più isolate. A dimostrazione di come anche le attività produttive, in questo caso agricole e zootecniche, possano generare benessere sociale. 

Grazie al progetto pilota ‘Il coraggio di amare. Seeding the future: the courage to care for others’ – dice Laura-, la mia azienda nel 2018 è stata scelta per portare la propria testimonianza all’ONU a New York, e l’anno successivo al Parlamento Europeo a Bruxelles. Le attività sono state svolte con ragazzi e ragazze minorenni vittime di abusi familiari e ha fatto vincere l’importante premio ‘De@Terra’, conferito dal MIPAAF Ministero per le politiche agricole, essendo la prima azienda in Italia, nell’ambito dell’imprenditoria femminile, a distinguersi per aver apportato sviluppo e inclusione sociale e lavorativa nel territorio nazionale e di conseguenza, essendo un progetto replicabile in tutto il mondo“.

Le fattorie sociali svolgono oggi una funzione importante, perché l’attività agricola e la cura degli animali aiutano a rimettere in verità le persone in condizioni di fragilità e li accompagnano a cercare la loro strada per costruirsi un progetto di vita.

La lotta al gender gap e alla parità salariale

Per il percorso di crescita intrapreso dall’azienda, ha espresso soddisfazione la presidente di Donne Impresa Sicilia di Confartigianato, Mariagrazia Bonsignore, da tempo impegnata anche nella lotta al gender gap e nel riconoscimento della parità salariale delle donne.
Di recente – commenta – in Confartigianato abbiamo aperto uno sportello dedicato alle donne, per accompagnarle e informarle sulle diverse opportunità percorribili nei diversi settori, che si può trovare sul nostro sito ‘Donne impresa Sicilia’. Al contempo ho sentito il bisogno di comunicare alle nuove generazioni cos’è nel 2022 il mondo dell’artigianato femminile. Così siamo sbarcate su Instagram e attraverso fotografie e video stiamo raccontando le aziende del nostro territorio. Abbiamo lasciato – conclude – che le imprenditrici si raccontassero attraverso immagini, suoni e parole, ad un ritmo veloce immediato e concreto con il linguaggio proprio dei giovani“.

Caterina Ganci

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