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Quel telefono aperto all’ascolto: così il Centro Le Onde combatte a Palermo la violenza sulle donne

Da inizio anno ad oggi sono 600 le richieste di aiuto giunte al Centro antiviolenza che opera a Palermo e in provincia. Dal primo contatto telefonico alle consulenze, sono gratuiti i servizi per le donne in difficoltà, in una condizione di emergenza o in cerca di consigli di ogni tipo. Un numero fisso è contattabile tutti i giorni, dal lunedì al sabato

PALERMO. Da 30 anni il Centro antiviolenza Le Onde di Palermo accoglie da tutta la provincia le donne che chiedono sostegno per uscire da un percorso di violenza e seguirle in uno di emancipazione. Al Centro Le Onde non si prendono in carico uomini maltrattanti e non si fa intermediazione tra le parti ma esistono dei centri di ascolto per uomini maltrattanti che vogliono intraprendere un percorso di uscita dalla violenza.

Le due sedi operative del Centro Le Onde sono in Viale Campania 25 e in via Lincoln 121 e il numero fisso 091 327973 è contattabile tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 14.00 e dalle 14.30 alle 19.30.

Chi contatta il Centro Le Onde viene accolta da un’operatrice al telefono, garantendo l’anonimato, che ascoltando la richiesta valuta gli indicatori di rischio, per comprendere se la donna ha un bisogno immediato di protezione.

“In questi 30 anni dalla nascita del Centro ci siamo accorte che le donne non vengono credute ancora quando raccontano la violenza che subiscono. A maggior ragione quando si verifica tra le mura domestiche. Lì, dove i ruoli creano il fraintendimento. La donna all’inizio tende a non comprendere la violenza perché la confonde o crede che, nel suo ruolo di compagna o moglie, debba essere accogliente agli sbalzi d’umore o alle violenze del compagno”, racconta l’avvocata Elvira Rotigliano, presidente del Centro Le Onde onlus, a Il Mediterraneo 24.

Un altro dei problemi, affrontato dalle avvocate civiliste e penaliste che lavorano nella struttura, è quello di sfatare il pregiudizio e la falsa credenza che la donna sia priva di diritti perché legata da una relazione sentimentale, a maggior ragione se sposata.

Grande sofferenza e depressione sono condizioni che le donne che non chiedono giustizia e aiuto spesso vivono perché non indipendenti economicamente. Affrontare un percorso legale è difficile ma esiste il gratuito patrocinio, anche in deroga ai limiti di reddito, per un tetto massimo di 11.600 euro di reddito annuale, davanti a un reato di violenza, maltrattamento, stalking o atti persecutori.

L’ascolto telefonico, l’accoglienza con le operatrici di accoglienza che sono psicologhe, le consulenze legali, civili e penali, al Centro Le Onde, sono gratuite. Al Centro viene dato anche aiuto pratico per scrivere un curriculum, mandare una richiesta e avviare delle borse lavoro che permettono alle donne di reinventarsi e recuperare la fiducia nelle proprie potenzialità per arricchire un curriculum che spesso c’era, ma che è stato dimenticato dopo anni che si è fuori dal mondo del lavoro.

“Quello che più conta è aiutare le donne a spezzare le catene. Attraverso il loro racconto le aiutiamo a riscoprire il loro potenziale. La violenza non è conflittualità. È una condizione di inferiorità della donna verso l’uomo”, continua Rotigliano.

Nonostante i cambiamenti legislativi, le riforme di legge, il Codice Rosso e le misure cautelari, ogni due giorni una donna viene uccisa. La violenza c’è e continua ad esserci ogni giorno. Nella struttura che conta 40 operatrici tra dipendenti, volontarie e professioniste, da inizio anno ad oggi sono arrivati più di 600 contatti. Ne seguiamo 220 con il contatto telefonico quindi consulenze telefoniche periodiche e 122 vengono nel Centro con cadenze periodiche settimanali per i percorsi personali di uscita dalla violenza. Abbiamo una lista di attesa rispetto all’accoglienza in presenza perché numerosissime sono le richieste”.

Il problema è una cultura patriarcale che condiziona pesantemente i ruoli istituzionali e i mezzi di comunicazione. C’è un disegno di legge al Senato per inserire nell’articolo 109 bis che disciplina la violenza sessuale, la parola magica “senza il consenso”. “Siamo noi donne che dobbiamo dimostrare che non diamo il consenso ad un atto di violenza? continua Rotigliano -. Non si dà forse per scontato che se qualcuno mi mette le mani addosso è chiaro che mi sta usando violenza, a meno che, io, a monte non abbia manifestato un consenso?”.

Tutto quello che facciamo ci porta a credere, di riuscire, un giorno a non dover contare più le donne che vengono uccise o hanno bisogno di sostegno. Non c’è un uomo sulla terra che non si renda conto quando una donna non è consenziente ad un rapporto o ad una avance. Speriamo in un futuro non troppo lontano in cui ci sia parità tra uomo e donna e le donne non confondano l’amore con la violenza. Uno spazio di libertà per le giovani generazioni. Anche gli uomini violenti, che vivono condizioni di violenza, sono uomini che non sono liberi”, conclude l’avvocata.