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lunedì, 26 Settembre 2022
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Progetto Saama: i risultati della ricerca su Capitale sociale e reti territoriali

Dallo studio effettuato emerge un'indicazione precisa: «Indispensabile prendersi cura dei ragazzi arrivati soli in Italia valorizzando le loro risorse e competenze»

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PALERMO. Nella lingua Mandinka SAAMA significa “Domani”, ed è anche il nome scelto per un progetto attivo in Sicilia da due anni che è acronimo di:  Strategie di Accompagnamento all’Autonomia di Minori Accolti. Il progetto è realizzato da un’alleanza di soggetti pubblici e del terzo settore che messo a sistema risorse e competenze per dare opportunità a ragazzi e ragazze arrivati in Italia da minori migranti soli: Send, Associazione Arché, Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Marsala, Assistenti Sociali Senza Frontiere, CESIE, CIAI, Cooperativa Libera…mente, CPIA Agrigento, CPIA Palermo 2, Garante metropolitano per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Palermo, Libera Palermo, Moltivolti, Nottedoro.


Nell’ambito di questo progetto è stata condotta una ricerca su l’importanza del Capitale Sociale e delle Reti Territoriali.
«L’accoglienza, nel nostro Paese, non sempre è in grado di favorire aperture sui territori – si legge nella ricerca – e i giovani che si trovano senza rete e senza un supporto effettivo, rischiano di rimanere soli, arroccati in modelli culturali che non facilitano il loro inserimento e molto spesso, tendono a lasciare il nostro Paese in cerca di maggiori opportunità».

«Noi crediamo fortemente che per costruire un domani accogliente e fondato sulla condivisione e la sicurezza dei diritti di ogni persona sia indispensabile prendersi cura, adesso e qui, dei ragazzi e delle ragazze arrivati in Italia da minori migranti soli, valorizzando le loro risorse e competenze, e sostenendoli nella realizzazione dei loro desideri e aspettative. Sono giovani che hanno affrontato viaggi difficilissimi per essere finalmente liberi dalle guerre o dalla miseria, o per potere inseguire i propri sogni; sono portatori di un patrimonio personale straordinario che aspetta solo un’occasione per potere emergere ed essere valorizzato».

I comuni coinvolti nella ricerca sono quattro: Agrigento, Marsala, Palermo e Termini Imerese. I punti fondamentali per l’accoglienza dei MSS (Minori Stranieri Soli) emersi dalla ricerca sono:
– Favorire l’accesso ai diritti fondamentali
– Promuovere ambienti interculturali
– Semplificare le procedure amministrative
– Supportare costruzioni di relazioni dal basso
– Sistematizzazione ed analisi dei dati sia nel pubblico che nel privato sociale (cartella sociale)
– Andare “oltre l’emergenza”

La ricerca ha inoltre rilevato quanto sia importante attivare percorsi di accompagnamento all’autonomia che siano integrati e prevedano azioni in tutti gli aspetti fondamentali della vita di questi e queste giovani. Solo così diverranno veramente risorse per i Paesi che li ospitano. “Questa ricerca è necessaria per parlare di quello che è successo dal 2017 a oggi nell’accoglienza dei migranti soli e di come i percorsi di inclusione siano stati messi a rischio dai decreti Sicurezza attuati dal governo nel 2018 – dice Giulia Di Carlo, referente per la Sicilia di Ciai -. Grazie a questa ricerca abbiamo denunciato le conseguenze di questo cambiamento legislativo e abbiamo fatto un’analisi sui territori del Tribunale dei minori di Palermo per capire in che condizioni si trova l’accoglienza dei minori stranieri soli le criticità più importanti nella loro accoglienza eventualmente da risolvere con gli attori territoriali. Effettivamente ci siamo trovati con una situazione delle amministrazioni abbastanza critica e con le difficoltà dovute a una risposta molto spesso emergenziale che si dà al fenomeno delle migrazioni, che non guarda al fututo. Vi è la necessità di una programmazione e di una progettazione mirata a promuovere dei percorsi di inclusione a lungo termine che permettano a questi ragazzi di pensare a un futuro stabile sui nostri territori. Nella ricerca sottolineiamo che un capitale sociale solido e reti territoriali ben strutturate supportano in maniera adeguata i percorsi di inclusione sociale e lavorativa di questi ragazzi“.

Il progetto SAAMA, proseguendo il lavoro di tessitura sui territori e grazie al coinvolgimento di enti del settore pubblico e privato, ha continuato a portare avanti le attività di inclusione sociale e lavorativa dei minori stranieri soli e neomaggiorenni cresciuti nei territori del Tribunale dei Minori di Palermo. Grazie alla messa a sistema delle esperienze del progetto Ragazzi Harraga, SAAMA è riuscito a coinvolgere 4 territori siciliani e 150 aziende che fanno parte della rete; ha attivato 45 tirocini curricolari e ha preso in carico 80 giovani migranti attraverso attività di orientamento al lavoro; ha formato 90 operatori dell’accoglienza e ha redatto 240 skills portfolio dei giovani migranti soli coinvolti nelle attività laboratoriali.

L’importante calo di presenze avvenuto dal 2017 al 2020 (circa il 95% in meno di arrivi), ha di fatto creato un vuoto che ha portato alla chiusura di molti centri di accoglienza. Il passaggio alla maggiore età ha portato al trasferimento di molti giovani neomaggiorenni in strutture per adulti, con la conseguente interruzione dei percorsi avviati (i CAS sono strutture che gestiscono grandi numeri e quindi risultano inappropriate per una presa in carico individuale) e la conseguente perdita di contatto con persone di riferimento per questi giovani, come hanno raccontato alcune delle assistenti sociali, operatrici e tutrici intervistate. Nel 2017 in Sicilia, si registravano infatti 494 minori presi in carico, mentre nel 2020 i minori soli erano solamente 11. Soltanto a partire dalla fine del 2020, e soprattutto dagli inizi dell’anno 2021, è stata riscontrata un’inversione di tendenza sul numero delle presenze e anche delle strutture, in modo omogeneo su tutti i territori presi in esame.

Nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria legata al COVID-19, il progetto SAAMA è riuscito ad attivare circa 30 tirocini extracurricolari e a far si che, malgrado le imprese fossero in sofferenza, i settori meno precarizzati si assumessero la responsabilità di contrattare alcuni dei tirocinanti all’interno di alcune delle imprese selezionate.

Dalle attività di follow up condotte, dei 300 ragazzi accompagnati in percorsi di autonomia nei progetti citati, il 30% risultava ancora nel mercato del lavoro a 12 mesi dalla conclusione del percorso progettuale, circa l’80% ha valutato come “molto importante” l’appartenenza a reti relazionali ampie e circa il 60% ha indicato il responsabile dell’azienda in cui ha svolto il tirocinio una delle persone di riferimento più significative conosciute nella città di accoglienza.

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