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sabato, 4 Dicembre 2021
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Il Centro Astalli si racconta. E apre le porte ai volontari

Nel 15° anniversario dall'inizio delle attività, il Centro Astalli di Palermo ha accolto i visitatori e presentato i propri servizi

Alice Marchese
Classe 1998, giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Racconta storie di giovani migranti, donne e progetti che vedono protagonista la Sicilia e non solo. Scrive anche per altre testate online

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PALERMO. “Il 6 novembre 2006 abbiamo aperto la porta. Ci siamo chiesti chi sarebbe venuto. Non sapevamo cosa sarebbe successo. Quindici minuti dopo è arrivato il primo migrante”. Lo racconta Alfonso Cinquemani, presidente e responsabile del Centro Astalli di Palermo, “struttura per il volontario che si alimenta di volontariato”. “Il Centro Astalli serve, accompagna e difende i rifugiati”. Un crocevia di storie, di popoli e di vite con bisogni diversi a cui non si deve mai rispondere genericamente, ma con cura. Sono passati quindici anni da quando è stato accolto il primo migrante e per questa occasione è stato organizzato un evento per far sì che nuovi volontari conoscano il centro. E mettano a disposizione gratuitamente tempo ed energie per aiutare chi ne avesse bisogno. L’atrio brulicava di persone con il desiderio di tendere una mano, coniugando questo slancio con le proprie abilità.

I servizi del Centro Astalli di Palermo

Il Centro nasce nel 2003 come scuola d’italiano all’istituto Gonzaga. L’obiettivo è garantire una vita dignitosa a chi sta ai margini come migranti richiedenti asilo, rifugiati, in fuga dalla miseria e senza fissa dimora. Lì trovano servizi essenziali e salvifici. Il primo è l’accoglienza che permette di rispondere all’emergenza immediatamente chiedendo assistenza materiale come vestiti o coperte o una tazza di latte caldo. Su base volontaria, si crea un percorso di autonomia per provare a uscire dalla condizione di vulnerabilità; questo però richiede una comprensione più profonda. “Allo sprar ospitiamo rifugiati e richiedenti asilo attraverso un percorso di integrazione che dura sei mesi o addirittura un anno e che renda gli assistiti autonomi”, ci illustra Emanuele Cardella, volontario dal 2007 e poi operatore del Centro Astalli.

Un sostegno anche per gli abiti: ecco il bazar

Un’altra opportunità offerta dal Centro Astalli è il bazar. Vi può accedere due volte al mese chiunque sia tesserato nel centro. “Qui si accolgono donazioni da privati, sia indumenti per bambini e adulti, ma anche stoviglie, tovaglie e coperte”, dice Laura Gaeta, referente del bazar. Dopo la pandemia non si può scegliere direttamente al bazar. Il servizio è stato trasferito all’esterno il lunedì, mercoledì e venerdì. C’è anche la lavanderia che concede a tutti di indossare abiti puliti. Sono inoltre attivi l’ambulatorio medico, la colazione, i laboratori di lingua, le docce ogni pomeriggio, il corso di falegnameria, la scuola, il doposcuola e, attraverso il banco farmaceutico, viene fornita agli utenti una prima assistenza sanitaria gratuitamente da medici volontari.

L’importanza dello sportello lavoro

L’obiettivo che ci poniamo è quello di restituire dignità a chi, a causa di una vita complicata, l’ha persa o si è trovato nelle condizioni di avere tanto bisogno da dover chiedere aiuto”. Così Clara Geraci, referente per l’accoglienza, descrive la sfida del Centro Astalli. Non si tratta di assistenzialismo fine a se stesso che soddisfa superficialmente l’esigenza della persona sul momento, ma la vittoria sta nell’accompagnare e veder camminare con le proprie gambe chi era in uno stato di vulnerabilità. Questa è la cosiddetta seconda accoglienza, un passo in più estremamente significativo che conferisce il dono di entrare nella vita di qualcuno. Lo sportello lavoro è un esempio tangibile: lì vengono aiutati gli utenti a redigere un curriculum idoneo al contesto territoriale. A volte si scopre che qualcuno non svolge alcuna mansione professionale perché non conosce la lingua italiana: da lì dunque si dà il via a un corso di italiano.

Kirmal, cucine narranti

Al Centro Astalli non può mancare la cucina e lì c’è Kirmal. Sono Kirolos, Ibra, Riccardo, Mustafa, Ameth, Lam. Da qui è nata l’impresa sociale multiculturale che prepara pasti per lo sprar e per i senza tetto. “Ogni giorno prepariamo 60 pasti circa, gli esterni li prendono da asporto – ci racconta Ameth Kah -. Siamo sei ragazzi di diversa nazionalità. Noi siamo stati aiutati ed è arrivato il momento di aiutare gli altri”. La bellezza di questi progetti che si intrecciano con questo tripudio di culture è tendere una mano anche in un periodo in cui siamo stati terrorizzati dal contatto.

La stanza dell’ascolto, l’assistenza legale e la campagna vaccinale

La stanza dell’ascolto è quella più importante: l’utente racconta la sua storia e le sue urgenze, ma anche i suoi sogni. È fondamentale, però, che si instauri una relazione basata sulla reciprocità. Da lì partono gli aiuti ad hoc.
Un problema riscontrato recentemente, dopo l’impatto con il Covid-19, è la disinformazione dei migranti sul servizio sanitario nazionale. Molti di loro non sapevano di poter accedervi e dunque non avevano i documenti necessari. È stato organizzato un programma per l’orientamento dello straniero presente sul territorio. E, in collaborazione con Asp, per la rete Salutiamo è stato realizzato un ciclo di vaccinazione di comunità.

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