HomeBuone notizieCrack a 12 anni. Palermo, nasce “The Room of Feeling”: una stanza a scuola per fermare il disagio prima della dipendenza

Crack a 12 anni. Palermo, nasce “The Room of Feeling”: una stanza a scuola per fermare il disagio prima della dipendenza

All’Istituto Pio La Torre, inaugurata la seconda “The Room of Feeling”, progetto ideato da Igor Scalisi Palminteri nell’ambito di @Lab_School. Uno spazio permanente di ascolto e arte per intercettare solitudine, bullismo e prime dipendenze

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PALERMO. A dodici anni il primo contatto con il crack. Un’età che fino a pochi anni fa sembrava impensabile e che oggi, invece, ricorre sempre più spesso nei racconti dei servizi per le dipendenze. È da questo dato che parte “The Room of Feeling”, la stanza inaugurata oggi all’I.I.S.S. Pio La Torre di Palermo: uno spazio permanente dentro la scuola dove fermarsi, raccontarsi e chiedere aiuto prima che il disagio si trasformi in dipendenza.
La nuova stanza nasce nell’ambito di @Lab_School, il progetto regionale da 1,7 milioni di euro finanziato dall’assessorato all’Istruzione della Regione Siciliana per contrastare le dipendenze giovanili. Quella di Palermo è la seconda tappa dopo Melilli e fa parte di una rete di nove stanze che sorgeranno entro novembre 2026 in tutte le province siciliane.

Una stanza per ascoltare e chiedere aiuto

Non si tratta di un’aula qualsiasi. In tre giorni di lavoro collettivo, studenti, insegnanti e personale scolastico hanno trasformato pareti e soffitto con colori, immagini e parole. La stanza resta aperta e accessibile nel tempo: qui sarà possibile lasciare un messaggio, riconoscere un’emozione, parlare delle proprie paure o chiedere aiuto anche in forma anonima.
L’idea è del pittore di quartiere Igor Scalisi Palminteri, che ha costruito il progetto attorno all’arte come strumento di prevenzione. «Le emozioni non si possono eliminare – ha spiegato –. Quello che si può fare è imparare a trasformarle». Nella stanza del Pio La Torre è stato dipinto un seme che germoglia: il simbolo di una rabbia, di una fragilità o di un dolore che possono diventare vita invece che dipendenza.

I numeri di un fenomeno sempre più diffuso

L’iniziativa arriva in un contesto allarmante. In Sicilia quasi 6.700 giovani sono oggi in carico ai SerD per uso di sostanze. A livello nazionale oltre 900mila studenti tra i 15 e i 19 anni hanno già sperimentato una sostanza illegale, spesso prima dei 14 anni. Ma il fenomeno non riguarda solo le droghe. Sempre più adolescenti cercano sollievo in comportamenti o sostanze che sembrano attenuare il malessere: gioco d’azzardo online, psicofarmaci assunti senza prescrizione, abuso di internet e isolamento.

Le voci dei giovani: “Io non avevo nessuno con cui parlare”

Il momento più forte della presentazione, però, è arrivato quando a parlare sono stati gli studenti. Gaia, che frequenta il primo anno del liceo artistico, ha raccontato davanti ai compagni di avere subito bullismo. Un’esperienza che l’ha portata a sentirsi sola e senza punti di riferimento. «Non avevo nessuno con cui parlare, nessuno a cui chiedere aiuto», ha detto. Per questo, ha spiegato, “The Room of Feeling” non è soltanto una stanza dipinta: è un luogo dove si può entrare senza paura di essere giudicati. «Qui puoi dire come stai davvero. Puoi parlare, oppure semplicemente fermarti. Sapere che c’è uno spazio sicuro fa la differenza». La studentessa ha sottolineato come molte delle situazioni più difficili nascano proprio dal senso di isolamento. «Quando stai male pensi di essere l’unico. Invece qui capisci che non sei solo».

Dal muro bianco a un luogo in cui riconoscersi

Anche Desirée, studentessa del primo anno del liceo scientifico sportivo, ha raccontato cosa ha significato partecipare ai tre giorni di lavoro nella stanza. «All’inizio c’erano solo pareti vuote. Poi, poco alla volta, abbiamo iniziato a parlare, a confrontarci, a dipingere insieme. Quel muro è diventato qualcosa che ci rappresenta». Per Desirée l’esperienza è stata importante soprattutto perché ha messo insieme ragazzi di indirizzi diversi, che spesso dentro la stessa scuola non si incontrano mai davvero. «Abbiamo imparato ad ascoltarci e a sostenerci. Non ci siamo solo divertiti: abbiamo capito che ognuno porta dentro qualcosa che gli altri non vedono».
Secondo la studentessa, il valore della stanza è proprio questo: dare un nome alle emozioni che normalmente restano nascoste. «Ci sono persone che sorridono sempre, ma dentro stanno male. A volte basta sapere che c’è qualcuno disposto ad ascoltarti per non sentirti più perso».

Perché il crack è così pericoloso

Secondo il dirigente scolastico Andrea Fossati, il crack rappresenta una delle minacce più immediate perché “ha un costo molto basso ed è facilmente reperibile”. Gli effetti durano poco e generano rapidamente il craving, cioè il bisogno incontrollabile di riassumerlo, accelerando il passaggio alla dipendenza. «Non sono numeri astratti – ha spiegato –. Riguardano direttamente gli studenti e ci impongono una responsabilità educativa».

La risposta delle istituzioni

Per l’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano, il messaggio da trasmettere ai ragazzi è semplice: “non abbiate paura, chiedete aiuto”. L’obiettivo è costruire dentro le scuole un sistema capace di intercettare il disagio prima che diventi dipendenza e di far capire agli studenti che non devono vergognarsi di chiedere sostegno.

“The Room of Feeling” vuole andare oltre la logica della campagna o dell’evento. Ogni stanza sarà infatti un’antenna territoriale, in dialogo con famiglie, servizi sanitari, istituzioni e associazioni. Un luogo stabile, capace di restare nel tempo. Perché, davanti a un disagio che comincia sempre prima, la vera sfida è riuscire a fermarsi prima.

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