HomeCronacaProvince“Cara Giulia”, a Palermo il dolore che si fa impegno: la testimonianza di Gino Cecchettin

“Cara Giulia”, a Palermo il dolore che si fa impegno: la testimonianza di Gino Cecchettin

All’Ecomuseo Mare Memoria Viva una presentazione intensa e partecipata del libro dedicato a Giulia Cecchettin, tra memoria, educazione e responsabilità collettiva

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le culture e le arti all'Università di Palermo, con un master in Editoria e Produzione musicale all'Università IULM di Milano. Scrive di sociale per Il Mediterraneo 24 ed è addetta stampa per diverse organizzazioni del Terzo settore
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PALERMO. Un incontro carico di emozione, consapevolezza e responsabilità civile. A Palermo, negli spazi dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva, è stato presentato “Cara Giulia”, il libro scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso, dedicato alla memoria della figlia Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio l’11 novembre 2023 a Fossò, in provincia di Venezia, vicino Padova.

L’iniziativa, organizzata dalla libreria Modusvivendi, ha visto una partecipazione ampia e attenta, trasformando la presentazione in un momento di riflessione collettiva sul tema della violenza di genere e sul ruolo dell’educazione.

Da sx: Carmen Cera, Gino Cecchettin, Giuseppe Burgio, Fabrizio Piazza, Cristina Alga

Ad aprire l’incontro è stata Cristina Alga, direttrice dell’Ecomuseo, che ha sottolineato il valore simbolico del luogo e della partecipazione: «Grazie di essere qui, di aver colmato la distanza che ci separa dal centro. Non è facile avere uno spazio culturale in questa parte della città. Appuntamenti come questo danno la possibilità di fermarsi a riflettere sulla realtà che viviamo e sui cambiamenti necessari».

Parole condivise da Fabrizio Piazza, responsabile vendite ed eventi di Modusvivendi, che ha voluto evidenziare il senso profondo del libro e del percorso dell’autore: «Gino Cecchettin non è uno scrittore, è un padre che offre la sua testimonianza, il suo cuore. In questi giorni sta incontrando centinaia di studenti, dimostrando una disponibilità straordinaria. A ogni ragazza e ragazzo chiede qual è il loro momento memorabile: è uno dei passaggi più intensi di questi incontri».

Nel corso della serata è intervenuta Carmen Cera, referente per l’educazione ai diritti umani di Amnesty International Sicilia, che ha inserito la vicenda di Giulia in un quadro più ampio: «Il femminicidio è solo la punta di una piramide. Sotto ci sono comportamenti, linguaggi, atteggiamenti quotidiani che spesso non riconosciamo. È lì che dobbiamo intervenire, soprattutto con i giovani».

Cera ha poi sottolineato il valore dell’impegno della Fondazione Giulia Cecchettin: «Trasformare una tragedia in azione concreta è qualcosa di straordinario. La fondazione lavora per costruire una società basata sul rispetto, sulla libertà e sulla sicurezza delle donne. È una rete viva, che interviene nella scuola, nello sport, nelle istituzioni».

Al centro dell’incontro, il dialogo tra Gino Cecchettin e Giuseppe Burgio, docente di pedagogia generale e sociale all’Università Kore di Enna e membro del comitato scientifico della Fondazione. Burgio ha evidenziato il valore pedagogico della testimonianza: «Quello che colpisce è la capacità di trasformare una sofferenza devastante in un seme di cambiamento. La violenza di genere non è un fatto isolato, ma un fenomeno strutturale che riguarda la società».

Gino Cecchettin all’Ecomuseo Mare Memoria Viva (ph Modusvivendi)

Cecchettin ha raccontato con lucidità e profondità il proprio percorso umano: «Io parto dalle emozioni. Ho vissuto un periodo in cui erano talmente forti da non riuscire a gestirle. Ma sono state proprio quelle emozioni che mi hanno permesso di guardare oltre».

Ripercorrendo i momenti più difficili, ha spiegato: «Non riuscivo a trovare un senso. Quello che non ho accettato è che la vita di mia figlia fosse finita per mano di qualcun altro. Ho dovuto trovare una strategia per restare in piedi per i miei figli».

Una svolta interiore che nasce anche dal rapporto con Giulia: «Quando guardavo una sua foto e pensavo ai momenti vissuti insieme, sentivo il cuore riscaldarsi. Ho capito che l’amore, che mi sembrava una parola retorica, era l’unica cosa che poteva davvero salvarmi».

Da qui la scelta di trasformare il dolore in impegno: «Ogni momento passato nella rabbia è un momento sottratto alla vita. Ho deciso di guardare al futuro e di fare qualcosa perché quello che è successo non si ripeta. Se riusciamo a salvare anche una sola vita, abbiamo già fatto tanto».

Un impegno che si concretizza soprattutto nell’educazione, come ha spiegato lo stesso Cecchettin: «Molti ragazzi non hanno gli strumenti per gestire le emozioni. È lì che dobbiamo intervenire. Conoscere le emozioni significa saperle affrontare e non esserne travolti».

Nel corso della serata è stato ribadito anche il ruolo della cultura nel contrasto alla violenza: «Il patriarcato non è scomparsoha osservato Cecchettin –. Le leggi sono cambiate, ma le persone no. Dobbiamo lavorare sui modelli culturali, sul linguaggio, sulle relazioni quotidiane».

Un messaggio condiviso da Burgio: «La fondazione lavora proprio su questo: cambiare la cultura che rende possibile la violenza».

All’incontro erano presenti, tra gli altri, il sostituto procuratore generale di Palermo Annamaria Picozzi e Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, a testimonianza di un legame profondo tra memoria, giustizia e impegno civile.

La presentazione si è così trasformata in uno spazio di ascolto e partecipazione, in cui il ricordo di Giulia Cecchettin si è intrecciato con una riflessione collettiva sul presente e sul futuro.

«Abbiate fiducia nella vitaha concluso Cecchettin –. Può togliere tanto, ma può anche restituire. Sta a noi scegliere come reagire».

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