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venerdì, 7 Ottobre 2022
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Itinerari museali speciali per contrastare la demenza senile: progetto sperimentale a Palazzo Abatellis

L'iniziatica realizzata assieme al Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo: ogni due settimane un gruppo di sedici pazienti (con il loro caregiver) effettuerà visite guidate di arteterapia

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PALERMO. La bellezza dell’arte come strumento per preservare la mente e accompagnare i pazienti geriatrici con forme di demenza in un percorso di recupero della memoria. È questa l’essenza del progetto “La bellezza che ci appartiene”, rivolto ai pazienti affetti da demenza e alle loro famiglie, che è frutto di un accordo sottoscritto tra l’A.O.U. Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo e l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana attraverso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, diretta da Evelina De Castro.

A partire dal 20 settembre, infatti, ogni due settimane un gruppo di sedici pazienti (con il loro caregiver) in cura presso l’Ambulatorio di Psicologia clinica seguito dalla dottoressa Flora Inzerillo, effettuerà, visite guidate di arteterapia all’interno del Museo di Palazzo Abatellis, già aperto per scopi sociali. Si tratta di una terapia non farmacologica per i pazienti geriatrici con conclamato disturbo di memoria e dell’umore, da realizzare attraverso “percorsi di bellezza museale per il recupero della memoria autobiografica dei pazienti con demenze”.

L’iniziativa è rivolta a due diverse tipologie di pazienti selezionati dal centro: quelli con demenza conclamata media/grave e quelli che vivono un declino in fase iniziale (MCI). L’ambulatorio di Psicologia, cui il progetto fa capo, ricade all’interno del Centro Demenze e Declino Cognitivo (C.D.C.D) del Policlinico Paolo Giaccone – di cui è responsabile la dott.ssa Laura Vernuccio, nell’ambito dell’U.O.C. di Geriatria, diretta dal Prof. Mario Barbagallo.

Il progetto prevede complessivamente sei percorsi guidati: paesaggio interiore, ritratti familiari, auto-ritratto, il corpo, la vita quotidiana: oggetti e immagini, lo spazio urbano. Si tratta di un percorso che mira ad attivare il recupero di brani di memoria autobiografica cercando di incidere sui centri emozionali del cervello.

Gli obiettivi attesi sono diversi: intanto la possibilità di ri-orientare il paziente attraverso sollecitazioni riferite al tempo e allo spazio stimolando la memoria a ripercorrere la storia personale o eventi significativi della propria vita. L’esperienza, ovviamente è anche un’opportunità per favorire la partecipazione, stimolare la conversazione e facilitare il confronto.

Ogni visita sarà seguita da un laboratorio-esperienziale che si svolgerà all’interno del Museo e sarà condotto da esperti museali e psicologi che aiuteranno i pazienti/visitatori nell’esplorazione di un vissuto affettivo da manifestare attraverso la creazione di un prodotto espressivo.

La comunicazione visiva è una forma di espressione umana universale. È con questa consapevolezza – dice la direttrice del Museo, Evelina De Castroche Palazzo Abatellis aderisce al progetto mettendo a disposizione le proprie collezioni e le proprie competenze storico-artistiche e tecniche. Un’occasione in cui ci apprestiamo a ricevere un patrimonio di diversificazioni e varietà di approccio all’opera d’arte, vissuta come forma di comunicazione universale, che arricchisce la nostra esperienza di operatori e aggiunge valore alle opere stesse. L’arte come spazio in cui ritrovarsi”.

Un luogo di cura, quello tra le opere d’arte, pensato anche per i familiari che assistono i pazienti con demenze gravi e che, in quest’esperienza, possono trovare occasione per stemperare gli effetti della sindrome da stress di accudimento.

A coordinare il progetto è Flora Inzerillo, psicologa e psicoterapeuta, che spiega: “Nel corso della nostra esperienza clinica abbiamo potuto constatare che i soggetti conservano una propria identità personale, con momenti di autoconsapevolezza. Sulla base di quest’identità personale residua è possibile attivare percorsi terapeutici espressivi volti a trattenere il più possibile il processo degenerativo”.

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