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martedì, 16 Aprile 2024
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Una fattoria sociale a Castelbuono: così i ragazzi vivono con “Il Sorriso” le disabilità

Il progetto nasce con Cecilia, mosso dalla sua sindrome di Down. Con lei partecipano alle attività anche coetani che affrontano ogni giorno le sfide dell’autismo o difficoltà di apprendimento o anche quelli che hanno semplicemente bisogno di una pausa dai ritmi esagerati della città

Consuelo Maria Valenza
Consuelo Maria Valenza
Insegnante, laureata in Filosofia e Scienze della formazione Primaria all'Università degli Studi di Palermo. Ha lavorato per dodici anni presso l'ufficio stampa della Conferenza Episcopale Siciliana. Collabora con diverse riviste e giornali. Cura la comunicazione e la pubblicità di attività commerciali e non. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24".
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CASTELBUONO. Questa storia ha inizio anni fa a Castelbuono. La casa è quella di Claudio Polizzano arredata e corredata di tutto punto per l’arrivo di Cecilia che l’abiterà con la sua genuinità e la sua dolcezza e con l’anomalia del suo cromosoma 21 – noto anche come sindrome di down. Ed è con Cecilia e per Cecilia, innamorata degli asini, che nasce nel 2012 la cooperativa sociale “Il sorriso”, grazie anche ai contributi di Fondazione con il Sud, ente non profit privato avente finalità di coesione sociale. “Cecilia – dice Francesca, presidente della Cooperativa ‘il Sorriso’ e figlia di Claudio, ideatore di tutto il progetto  – è mia sorella, è per lei che tutto questo esiste”. E quello che esiste è, ad opera della cooperativa, una fattoria sociale che immersa nei boschi del paese in provincia di Palermo è diventata nel tempo, per l’impegno di Claudio ma anche di Eleonora Sottile, di Francesca Polizzano e di Francesco Prestianni, punto di riferimento per tanti.

“Questa è rimasta ed è – così Francesca già diceva anni fa – una realtà dove la maggior parte del tempo la impieghiamo con ragazzi speciali, disabili, che vengono qui quasi giornalmente a svolgere attività di supporto alla gestione del luogo. Si occupano di dare da mangiare agli animali, innaffiare l’orto, oltre ad attività ludico ricreative come il laboratorio di argilla o quello musicale. È un posto dove ci divertiamo”.

Un posto per stare in compagnia. In compagnia gli uni con gli altri; in compagnia magari attorno ad un tavolo o forse  a spasso con rastrelli, carriole e pompe d’acqua per l’orto oppure in cucina alle prese con pentole e padelle per il menu del pranzo o per quello della colazione e della merenda; in compagnia per fare nei loro laboratori speciali saponi che profumano delle erbe officinali raccolte o per realizzare i loro  strumenti musicali; in compagnia, anche. In compagnia per prendersi cura l’uno dell’altro e così anche asini, oche, tacchini e galline.

Oltre Cecilia, ci sono anche gli altri: quelli che affrontano ogni giorno le sfide dell’autismo, quelli che hanno la sindrome di down o quelli che hanno difficoltà di apprendimento o anche quelli che hanno semplicemente bisogno di una pausa dai ritmi esagerati della città. Tutti tra i 20 e i 50 anni e oltre. Infatti, c’è anche “Antonio” che di anni ne ha 73. Lui era un ingegnere aeronautico: oggi trascorre le sue giornate in una casa di riposo e ogni pomeriggio affronta l’Alzheimer con i suoi amici lasciandosi coinvolgere in quello che c’è da fare.

Il tempo, quindi, trascorre tra alberi di ulivo, piante di agave e aloe, di basilico e rosmarino, immersi in tutto quello che la terra può offrire.

“La fattoria del sorriso – così Claudio – nasce con l’idea di realizzare uno spazio all’aperto dove dei ragazzi speciali potessero svolgere attività di diverso tipo, insomma impegnarli in attività che li facessero sentire utili e importanti. In parte ci siamo riusciti ma ancora c’è tanto da fare, cosa disturba il fare meglio? La burocrazia, è la parte più difficile perché è un continuo disbrigo pratiche che non portano a niente e si arriva anche al punto di decidere di mollare perché sfiniti, si arriva al punto di pensare seriamente che non c’è volontà di fare funzionare bene quelle realtà che diversamente potrebbero essere di grande supporto in una piccola comunità”.

Un luogo tra terra e cielo per la storia di Claudio, di Cecilia, di Eleonora. Un luogo che è parentesi per il benessere degli speciali, che poi a contarli siamo tutti.

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