PALERMO. Si chiude con numeri straordinari la decima edizione del Ballarò Buskers (16-18 ottobre), che ha trasformato il quartiere accendendo i riflettori su una comunità viva, accogliente e partecipe. Il successo di questa edizione poggia anzitutto sulla straordinaria qualità della proposta artistica, che ha portato a Ballarò nomi e compagnie di rilievo nazionale e internazionale. Dalle narrazioni intense di Ascanio Celestini e Davide Enia alle performance tra musica e teatro di Motus con Silvia Calderoni e R.Y.F., fino al circo contemporaneo di altissimo livello con Circo Madera, la compagnia argentina Cia Intrepidas, PinkMary e Dottor Stok, il festival ha regalato alla città spettacoli gratuiti di assoluta caratura.

Ma lo spettacolo più commovente è stato senz’altro quello di apertura, in cui i bambini e le bambine di Santa Chiara si sono esibiti per la prima volta come una vera e propria compagnia, insieme allo spettacolo del piccolo Marco di Borgo Vecchio che ha il sogno di aprire un teatro di marionette tutto suo. Proprio dall’incontro tra artisti e artiste di questo spessore al quartiere è arrivata la vittoria più importante di questi dieci anni. Nelle parole di ospiti e artisti e artiste che hanno descritto quello di Ballarò come un «pubblico facile, perché incredibilmente attento», si sintetizza il senso dell’impegno sociale del festival.

Se dieci anni fa l’Albergheria veniva considerata un territorio difficile per la cultura, oggi gli artisti e le artiste trovano piazze colte nell’ascolto, partecipi e rispettose, a dimostrazione del fatto che le persone non sono refrattarie alla bellezza, ma hanno solo bisogno di esserne circondate per crescere insieme, come accaduto in questi 10 anni di festival. Gestire una tale affluenza dentro un quartiere complesso, senza militarizzazioni ma garantendo fruizione libera e serenità per tutte e tutti, ha confermato inoltre come la cura collettiva e la presenza della comunità siano il primo e più efficace presidio di sicurezza territoriale.
Un ingranaggio reso unico dal lavoro di oltre 300 volontarie e volontari, con spazi come le Officine Buskers, base operativa della squadra volontari e volontarie, in cui c’era un commovente spazio dove bambini e bambine potevano giocare in libertà. E l’ex Oratorio di Santa Maria Maggiore, ribattezzato ‘Spasimino’ dalla comunità: due degli spazi del Ballarò Buskers che fanno parte del progetto di Festival diffuso, che sono attivi tutto l’anno.

Un’atmosfera in cui tutte e tutti hanno vibrato sulla stessa frequenza e la cui sintesi perfetta è arrivata dalla domanda di tre bambine del quartiere a fine evento: «Possiamo avere il festival tre volte ogni due mesi?». È la conferma che il Ballarò Buskers non si esaurisce in tre giorni, ma è un processo continuo che vive nella quotidianità dell’Albergheria. «È stata un’edizione densa di emozioni, resa possibile da una squadra straordinaria e da artisti e artiste immensi che hanno creduto in questo progetto», concludono le organizzatrici e gli organizzatori. «Portare spettacoli di questa levatura a Ballarò e vedere piazze gremite e attente dimostra che la strada della cura e della cultura diffusa è quella giusta. L’Albergheria ha accolto Palermo, e la città ha risposto con presenza e rispetto».








