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PALERMO. Senza demonizzare gli aspetti positivi della trasformazione digitale, il progetto europeo CYBER – Conscious Youth Behaviours in Emerging Realities (cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea e identificato dal codice 2023-1-EL01-KA220-SCH-000156982), nacque nel 2023 al fine di supportare le scuole europee e fornire ai loro studenti e docenti gli strumenti utili a comprendere i comportamenti online, propri e altrui, le cyberminacce e gli effetti psicologici legati all’uso eccessivo o inconsapevole della rete. Il 31 agosto e il 1° settembre, delegazioni provenienti da Grecia, Romania, Slovacchia e Portogallo, si incontreranno a Palermo, presso la sede di PRISM Impresa Sociale srl, per accompagnare verso il proprio naturale compimento il progetto che, nell’area palermitana, si è potuto svolgere anche grazie alla partecipazione dell’ Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Don Giovanni Colletto” di Marineo, del personale tecnico e docente, nonché dei suoi giovani studenti.

La mente umana, quella dei più giovani in particolare, è forse il primo vero destinatario di questo progetto. La frenetica contemporaneità la pone di fronte a sfide che – diluite nel quotidiano fluire di informazioni e seducenti distrazioni – non appaiono neanche più come tali, eppure operano e, presto o tardi, producono conseguenze tutt’altro che trascurabili se non riconosciute e opportunamente affrontate. Il monitor, in alcuni casi, può rendere più semplice aprirsi agli altri e agevolare processi di socializzazione, ma proprio come nel mondo reale, le minacce sono numerose: dalla parasocialità al cyberbullismo, ma anche identità false, molestie online, sexting, revenge porn, phishing, trolling, dipendenza, radicalizzazione, diffusione incontrollata di immagini o contenuti privati.
Gli adolescenti inesperti non sono, tuttavia, gli unici esposti a questa nutrita e ancora incompleta lista di minacce, vulnerabili sono anche utenti adulti e relativamente consapevoli, tutti perciò possono trarre beneficio dai percorsi e dalle informazioni offerte nella piattaforma del progetto e nelle pagine social annesse, così come nel canale YouTube dedicato alla divulgazione delle tematiche progettuali.
Nella fase di ricerca del progetto CYBER, svolta nei Paesi partner, sono stati coinvolti 210 giovani tra i 14 e i 17 anni, tra i 164 ragazzi che hanno fornito risposte dettagliate, il 49% ha dichiarato di trascorrere più di tre ore al giorno sui social network; il 42% ha riferito esperienze di cyberbullismo, il 40% la presenza di identità false, il 35% episodi di online hoaxes e il 31% esperienze legate al sexting.
Il progetto ha prodotto, tra le altre cose, percorsi rivolti a studenti, docenti e scuole, con psicologi, attività di formazione, discussione guidata, simulazioni, giochi educativi, strumenti dedicati alla cyberpsicologia, alla sicurezza digitale e alla capacità di riconoscere comportamenti online rischiosi, ma anche un Handbook per docenti, un Toolkit di attività pratiche, giochi educativi online e un Policy Recommendation Paper dedicato alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati nelle scuole.

Adesso il progetto sta per volgere a termine con il Final Transnational Meeting che vedrà i partner del progetto riuniti a Palermo per un’ultima volta. Il loro scopo sarà quello di effettuare un bilancio di quanto operato e di quanto si è contribuito a costruire, gettando lo sguardo verso il futuro ed un’eventuale seconda edizione, cui pivot potrebbero essere l’intelligenza artificiale, i processi di apprendimento e la sempre più preziosa capacità di imparare, erosa dalle numerose e agevoli tecnologie moderne. Demandare a strumenti esterni ogni fatica cognitiva renderà sempre più imperativo, per tutti, apprendere l’importanza dell’apprendimento stesso, imparare come imparare. Ciò sembra trovare fondamento anche nei dati più generali sulle competenze e sulle abitudini digitali dei più giovani.

I dati PISA 2022 (OECD, PISA 2022 Results, Volume II) mostrano che circa il 30% degli studenti dei Paesi OCSE dichiara di distrarsi, nella maggior parte o in tutte le lezioni di matematica, a causa dell’uso di dispositivi digitali. Simili distrazioni sarebbero associate ad una performance media pari a 15 punti in meno in matematica, per questi studenti, rispetto a quelli che dichiarano di non distrarsi quasi mai, anche tenendo conto delle condizioni socioeconomiche individuali e della scuola.
L’adolescenza è una fase nella quale intervenire è consigliabile, siccome i sistemi di controllo cognitivo sono ancora in maturazione e gli stimoli sociali esercitano una forte attrazione. Un recente studio pubblicato su JAMA Network Open e firmato da Eva H. Telzer e Kaitlyn Burnell ha osservato, in un campione di giovani tra gli 11 e i 18 anni, una media di oltre 64 controlli dello smartphone durante l’orario scolastico; una maggiore frequenza di utilizzo risultava associata a prestazioni peggiori nelle misure di controllo cognitivo. Delegare una funzione non equivale a possederla. Per questo, accanto alla sicurezza digitale, una delle sfide dei prossimi anni sarà insegnare ai più giovani non soltanto cosa imparare, ma altresì perché e come farlo.
Dott. Manfredi Cinà,
Project Manager di PRISM Impresa Sociale e referente italiano del progetto CYBER








