HomeCulturaAlla Nivina di Sambuca una notte di poesia con “Bentornata primavera” di Salvatore Maurici

Alla Nivina di Sambuca una notte di poesia con “Bentornata primavera” di Salvatore Maurici

Nel teatro di pietra immerso nella campagna sambucese, la raccolta dedicata alla nipote Teresa tra versi, memoria, giovinezza e amore

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Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le culture e le arti all'Università di Palermo, con un master in Editoria e Produzione musicale all'Università IULM di Milano. Scrive di sociale per Il Mediterraneo 24 ed è addetta stampa per diverse organizzazioni del Terzo settore
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SAMBUCA DI SICILIA (AGRIGENTO) – Una sera d’agosto, la campagna di Sambuca di Sicilia, il profumo degli ulivi e degli agrumi, la pietra trasformata in teatro e, soprattutto, la poesia. È stata una serata sospesa tra memoria, affetti e letteratura quella vissuta ieri, 11 agosto, alla Nivina di Salvatore Maurici, in contrada Indovina, un luogo che negli anni è diventato una vera e propria oasi culturale.

Al centro dell’incontro la presentazione di “Bentornata primavera. Viaggio tra i sentieri dell’amore”, la raccolta poetica di Maurici dedicata alla nipote quindicenne Teresa, presente alla serata insieme al nonno. Accanto a Salvatore Maurici e alla giovane Teresa c’erano i familiari, gli amici e numerosi esponenti della cultura sambucese, in un incontro che ha unito la dimensione più intima e affettiva a quella letteraria.

Maurici ha seguito la serata circondato dalle persone a lui più care, in un’atmosfera di partecipazione e vicinanza che ha reso ancora più significativo il viaggio poetico dedicato alla nipote.

Notte di poesia alla Nivina (foto di Franco Lo Vecchio)

Una serata di poesia, ma anche di incontro, nella quale i versi di Maurici hanno dialogato con quelli e con le parole di altri scrittori e poeti sambucesi, in un’atmosfera familiare e insieme profondamente letteraria.

A coordinare la serata è stato Franco Lo Vecchio, professore in pensione, scrittore e fotografo. Le letture delle poesie di Maurici sono state affidate agli attori Antonella Grisafi, Mimma Franco, Margherita Vinci e Paolo Buscemi insieme al poeta Gaspare Montalbano, che ha presentato anche la poesia inedita “Li babbaluci”. Ad accompagnare i versi sono stati alcuni interventi musicali di Damiano Ferraro, alla chitarra e alla fisarmonica, che hanno aggiunto alla serata una ulteriore dimensione di suggestione.

Accanto alla raccolta di Maurici, la serata ha dato spazio anche ad altre voci della cultura sambucese. La scrittrice Licia Cardillo ha condiviso una poesia dedicata al marito, recentemente scomparso, scritta quando era ancora in vita; lo scrittore e regista Enzo Randazzo ha letto alcuni suoi versi, soffermandosi anche sulla lunga consuetudine di Maurici con la poesia e sulla sua giovinezza già segnata dalla scrittura poetica.

Particolarmente significativo anche l’intervento del poeta Ciro Chiarello, autore di tre poesie, dedicate rispettivamente a Gaspare Montalbano, Teresa Mangiaracina e Antonella Grisafi. Tutti e tre i componimenti sono stati letti da Antonella Grisafi, dando voce ai versi dedicati al poeta, alla giovane Teresa e a se stessa.

Salvatore Maurici (foto di Franco Lo Vecchio)

La giovinezza come una primavera

Il filo conduttore è stato quello che attraversa la raccolta di Maurici: la giovinezza come primavera, stagione della vita associata alla scoperta, alla speranza, all’amore e alla possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi.

E in questo percorso Teresa occupa un posto centrale. La giovane nipote, con la sua presenza nella vita del poeta, diventa quasi una lente attraverso cui Maurici rilegge il proprio tempo. La sua giovinezza lo porta a confrontarsi con la propria età e a guardare la vecchiaia non soltanto come una stagione che si chiude, ma come un momento dal quale continuare a osservare, amare e creare.

Un tema che, con tutte le necessarie differenze, può evocare il rapporto tra memoria, affetti e tempo presente che attraversa anche “X Agosto” di Giovanni Pascoli, dove il ricordo personale dell’uccisione del padre si intreccia alla dimensione universale del dolore e della memoria. Alla Nivina, però, il movimento è diverso: non è la tragedia a riaprire il passato, ma la giovinezza di Teresa a restituire a Maurici uno sguardo nuovo sul proprio presente.

Copertina libro “Bentornata primavera” di Salvatore Maurici

La Nivina, un teatro nella pietra

A rendere particolare la serata è stato naturalmente anche il luogo che l’ha ospitata.

La Nivina, nome che deriva dalla contrada Indovina nella quale si trova, nasce dalla storia personale di Salvatore Maurici e dal suo rapporto profondissimo con la terra di Sambuca. Come raccontava qualche anno fa Sara Campisi sulle pagine de La Voce di Sambuca, Maurici acquistò quel lembo di terra intorno agli anni Ottanta, ritrovandovi qualcosa dei luoghi della propria infanzia e degli anni trascorsi da ragazzo come pastore.

Campisi, presente anche alla serata di ieri, descriveva la Nivina come «un piccolo lembo di terra in cima ad una collinetta», trasformato nel tempo da Maurici e dalla moglie Simona Tavella, recentemente scomparsa, in un’autentica oasi culturale.

Antonella Grisafi (foto di Franco Lo Vecchio)

Una compagna di vita e di interessi artistici e letterari, che ha condiviso con Maurici la costruzione di questa particolare realtà, diventata negli anni un punto di riferimento per poeti, scrittori, attori, musicisti e amici della cultura.

Un lavoro paziente che ha portato al recupero delle faje, dell’antica casotta e degli spazi circostanti, arricchiti da rose, gelsomini, fiori profumati ed erbe aromatiche.

I massi presenti nel terreno, invece di essere trasportati altrove, sono diventati parte integrante del progetto di Maurici: una sorta di salotto-teatro scavato e costruito nella roccia, affacciato sul paesaggio sambucese, verso il lago, la Tardara e, più lontano, il mare.

E poi c’è la pietra.

È proprio su questo palcoscenico naturale che da anni si incontrano poeti, scrittori, attori, musicisti, cantastorie e artisti, trasformando la Nivina in un luogo di cultura nato dalla passione e dall’ospitalità dei suoi proprietari.

Teresa Mangiaracina, nipote di Salvatore Maurici (foto di Franco Lo Vecchio)

Tra ulivi, carrubi e l’antico ogliastro

Ieri sera, alla Nivina, il teatro di pietra era immerso nella vegetazione descritta da Campisi nel suo racconto: ulivi, agrumi, carrubi, fichi, pergole e piante aromatiche, mentre a dominare il paesaggio è il grande e antico ogliastro, al quale Maurici è particolarmente affezionato.

Uno scenario che ha accompagnato i versi dedicati alla primavera e alla giovinezza proprio mentre l’estate raggiunge il suo culmine. E quasi a sottolineare il passaggio delle stagioni, quei rarissimi alberelli di nespole giapponesi ricordati da Campisi diventano nella poetica della Nivina anche il simbolo di ciò che passa: gli ultimi frutti dell’estate, la consapevolezza del tempo che scorre e, insieme, la necessità di continuare a raccogliere ciò che ogni stagione della vita offre.

La serata è stata anche l’occasione per ammirare le numerose sculture realizzate da Maurici, disseminate negli angoli della proprietà e parte integrante di questo singolare percorso artistico.

Teatro alla Nivina (foto di Franco Lo Vecchio)

La Nivina e la forza di un luogo creato dall’uomo

Il rapporto tra la Nivina, la pietra e la creatività di Maurici richiama, seppure in modo diverso, altre singolari esperienze artistiche nate nella Sicilia occidentale.

A Santo Stefano Quisquina, il Teatro Andromeda è stato ideato e realizzato nel corso degli anni dal pastore e artista Lorenzo Reina, recentemente scomparso: un teatro in dialogo con il paesaggio, nato da un lungo lavoro manuale e da una visione profondamente personale del territorio.

A Sciacca, invece, il Castello Incantato è la straordinaria opera di Filippo Bentivegna, artista autodidatta che, a partire dagli anni Venti, trasformò il proprio podere in un universo popolato da migliaia di teste e figure scolpite nella pietra. Oggi il luogo è considerato un museo a cielo aperto e una testimonianza unica dell’arte spontanea di Bentivegna.

Particolare statua al Teatro alla Nivina (Foto di Franco Lo Vecchio)

Esperienze molto diverse tra loro e nate da vicende personali differenti, ma accomunate dalla capacità di trasformare uno spazio rurale in un’opera che conserva la memoria, la visione e la sensibilità del suo autore.

La Nivina appartiene a questa stessa idea di luogo dell’anima: non un semplice spazio nel quale si organizzano eventi, ma un ambiente costruito lentamente, nel quale natura, pietra, arte e letteratura convivono.

Una storia iniziata con la poesia

La vocazione della Nivina alla poesia risale al 2008, quando Salvatore Maurici e Simona Tavella decisero di organizzare una prima serata dedicata ai versi, invitando amici e poeti. Il successo dell’iniziativa li spinse a proseguire e, negli anni, quello che era nato come un incontro tra amici è diventato un appuntamento capace di accogliere numerose espressioni artistiche.

Oggi, dopo la recente scomparsa di Simona, la Nivina continua a custodire anche la traccia di quella storia condivisa, fatta di cultura, amicizia, ospitalità e passione.

Teatro alla Nivina (foto di Franco Lo Vecchio)

E forse è questo il tratto più suggestivo della Nivina: non essere semplicemente un luogo nel quale si fa cultura, ma un luogo che è esso stesso il risultato di una storia culturale e umana. La terra, la pietra, gli alberi, le sculture e la poesia fanno parte di un’unica narrazione.

Ieri sera, quella narrazione ha avuto al centro Teresa e la sua giovinezza, la primavera evocata nei versi di Maurici. Una primavera che, pur appartenendo a una ragazza di quindici anni, è riuscita a parlare anche del tempo degli adulti, della memoria e del desiderio di continuare a guardare la vita con meraviglia.

Alla Nivina, sotto il cielo di una sera di mezza estate, la poesia è tornata così a fare ciò che da sempre le appartiene: mettere in dialogo le stagioni della vita.

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