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Caritas Palermo, con “Percorsi di Speranza” le persone senza dimora protagoniste di impegno per la comunità

Tre incontri dedicati alla partecipazione, al senso di comunità e al legame tra generazioni hanno coinvolto persone senza dimora e operatori nel Centro diocesano San Carlo e Santa Rosalia. L’iniziativa, guidata dalla psicoterapeuta Nadia Sabatino, ha trasformato l’ascolto delle fragilità in un percorso di crescita personale e corresponsabilità

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PALERMO. Non limitarsi a rispondere a un bisogno immediato, ma aiutare ogni persona a rileggere la propria storia, riconoscere le risorse che possiede e tornare protagonista del proprio progetto di vita. È la prospettiva che ha guidato “Percorsi di Speranza”, l’iniziativa promossa dalla Caritas diocesana di Palermo e conclusasi nei giorni scorsi al Centro diocesano San Carlo e Santa Rosalia. Il percorso, condotto dalla psicoterapeuta Nadia Sabatino, si è articolato in tre incontri di consapevolezza psicologica ed emotiva, dedicati rispettivamente a “Partecipazione e conflitto”, “Il senso di comunità” e “Il legame intergenerazionale”. Un confronto generativo che ha coinvolto persone senza dimora, volontari e operatori, mettendo al centro esperienze, emozioni e relazioni.

L’iniziativa costituisce la declinazione diocesana di “Pellegrini di Speranza”, il cammino promosso da Caritas Italiana in occasione del Giubileo. Nel contesto della Chiesa di Palermo, l’invito giubilare si è tradotto in azioni di accompagnamento, promozione umana e corresponsabilità comunitaria, nella convinzione che la carità possa diventare un autentico processo di trasformazione sociale ed ecclesiale.

«Il progetto utilizza il metodo della ricerca-azione e mette al centro le persone senza dimora, ascoltandone i bisogni – spiega Sabatino –. Siamo tutti parte di una comunità e ciascuno, con il proprio contributo, può offrire un valore aggiunto, affinché ogni persona si senta parte attiva del cambiamento».

Un’esperienza che, partendo dall’ascolto delle povertà, ha puntato a costruire una comunità educante, capace di attivare le risorse del territorio e di generare legami. Perché la speranza, per essere concreta, ha bisogno anche di luoghi nei quali potere bussare e sentirsi accolti. «Qui non mancano mai l’aiuto, il rispetto e un piatto di pasta – racconta Tatiana –. Quando abbiamo bisogno possiamo bussare alla porta e chiedere aiuto: qui lo riceviamo tutti».

Per Fabiana, una delle operatrici del Centro, proprio il coraggio di chiedere ha rappresentato l’inizio di una nuova consapevolezza: «Quando pensiamo che tutto ciò che abbiamo di più caro sia perduto, il coraggio di chiedere ci fa scoprire che possiamo essere anche noi in grado di dare». Il percorso ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con temi apparentemente lontani o troppo complessi. «Mi ha coinvolto molto dal punto di vista psicologico – testimonia Alessandro perché sono argomenti che sembrano impossibili, ma poi ci si rende conto di quanto siano importanti anche per noi».

È questo l’impegno promosso da Caritas Palermo per le persone che chiedono aiuto: dall’essere destinatari di un aiuto al riconoscersi portatori di risorse, capaci di contribuire alla vita della comunità. Una speranza che così non resta una parola, ma diventa relazione, consapevolezza e possibilità di cambiamento.

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