PALERMO. I giovani sono al centro dell’impegno sociale e culturale delle Case Memoria per costruire una società migliore. È questo il pensiero di fondo che caratterizza il progetto “Spazi di Legalità – Luoghi di Libertà” che è stato presentato presso la Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi, in occasione del 33° anniversario della sua morte. In particolare, il progetto, in anteprima nazionale, è promosso dall’Associazione Nazionale Case della Memoria, con la Casa del Beato Giuseppe Puglisi, la Casa Museo Giudice Rosario Angelo Livatino (Canicattì) e l’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato (Cinisi).
“Puglisi, riferendosi al Cristo del duomo di Monreale, diceva che ognuno di noi è come il tassello del mosaico – ha riferito nel suo saluto don Sergio Ciresi, parroco della Chiesa di San Gaetano di Brancaccio e direttore della Caritas di Palermo -. Il compito è quello di scoprire il nostro posto e, con la stessa cura, aiutare gli altri a trovare il loro. Solo così prende forma l’unico volto del Cristo. Padre Puglisi non diceva ‘siamo tutti uguali’ ma ‘siamo tutti necessari e diversi’. E proprio in questa diversità ordinata nasce la bellezza del volto di Cristo che non è un’immagine da contemplare passivamente ma un’opera che si compie, giorno dopo giorno, attraverso le nostre scelte di fedeltà al posto che ci è stato assegnato insieme alla pazienza di aiutare gli altri a trovare il loro”.
Durante l’incontro è stato firmato e sottoscritto il Patto per la Memoria dai rappresentanti delle Case della Memoria fondatrici.
“È proprio dalla memoria e dalla cultura che nasce tutto il nostro impegno – ha affermato Adriano Rigoli, presidente dell’Associazione Nazionale Case della memoria – a portare avanti gli ideali di libertà e di legalità di grandi figure come padre Pino Puglisi, Rosario Livatino e Peppino Impastato. La firma del Patto vuole essere l’inizio di un percorso comune che parte soprattutto dalla cultura perché senza cultura non c’è consapevolezza e quindi non c’è vera libertà e non c’è vera democrazia. L’obiettivo alto resta quello di formare i giovani a questi valori per il nostro e per il loro futuro”.
“Questo è un progetto molto importante – ha sottolineato pure il vice-presidente del Centro di accoglienza Padre Nostro, Domenico De Lisi – che ci vede coinvolti in prima persona. Uno degli obiettivi principali di p. Puglisi era proprio quello di creare maggiore comunione e integrazione nel territorio. Tutto questo avendo sempre al centro i giovani perché è da loro che parte la speranza di un futuro diverso. Oggi, 20 giovani volontari inizieranno con noi il servizio civile che li coinvolgerà in maniera operativa nelle diverse attività del nostro Centro. In questo modo continuiamo a testimoniare e mantenere viva la memoria di p. Puglisi in tutto quello che facciamo”.
“Non siamo parenti di Rosario Livatino ma siamo i custodi della Casa Memoria in cui ha vissuto con la sua famiglia – dicono Claudia Vecchio e Gabriele Vigneri che presiedono l’associazione della Casa museo del giudice Beato Angelo Rosario Livatino -. A 36 anni dalla sua morte, la stanza del giudice è rimasta intatta così come ha voluto la famiglia. Oggi siamo con voi per condividere e tramandare questa memoria straordinaria”.
“Sono la nipote di Peppino – ha detto pure Luisa Impastato presidente di Casa della memoria Felicia e Peppino Impastato. Non ho conosciuto Peppino ma mi è stato reso familiare soprattutto dalle parole di Felicia. Casa Memoria oggi porta avanti la sua importante eredità morale. Noi siamo convinti che fare memoria significa avere la responsabilità di continuare ad avere la forza di lottare per il nostro presente, per le nostre istanze e per i nostri diritti. Peppino e p. Puglisi, pur nella loro diversità, erano accomunati dalla stessa idea di mondo che metteva al centro l’essere umano e la sua dignità. Tutte e due davano grande importanza alla cultura intesa come strumento di emancipazione e di riscatto sociale”.
La finalità del Patto, sottoscritto dalla rete, è quella di: promuovere la cultura della legalità come fondamento della vita civile e culturale; valorizzare le Case della Memoria quali spazi educativi, formativi e di dialogo; favorire percorsi rivolti alle nuove generazioni; sostenere iniziative culturali, artistiche, scientifiche e sociali legate ai temi della memoria e della responsabilità civile; costruire una rete stabile di collaborazione tra Case della Memoria, istituzioni, scuole, università e realtà associative. Il Patto è concepito come uno strumento aperto e inclusivo, destinato ad accogliere progressivamente nuove Case della Memoria, in Sicilia e in Italia, che ne condividano i principi fondativi e le finalità.








