HomeCronacaPeriferieLibero Grassi, 35 anni dopo: «Denunciare è il primo passo per essere liberi»

Libero Grassi, 35 anni dopo: «Denunciare è il primo passo per essere liberi»

Palermo ricorda l’imprenditore ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991 dopo aver denunciato pubblicamente il racket. Schifani: «La Regione al fianco di chi non si piega». Lagalla: «Nessun imprenditore deve sentirsi solo». Cracolici: «Inaccettabile convivere con la mafia». Di Dio: «Contro il racket serve una responsabilità collettiva»

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PALERMO – Trentacinque anni dopo il suo assassinio, il nome di Libero Grassi continua a rappresentare una delle testimonianze più forti della lotta al racket e della scelta di opporsi alla mafia. L’imprenditore palermitano fu ucciso il 29 agosto 1991 per avere detto pubblicamente no al pizzo e denunciato le richieste estorsive rivolte alla sua impresa.

Nel giorno dell’anniversario, istituzioni e mondo imprenditoriale hanno rinnovato il valore della sua scelta, sottolineando soprattutto un principio: chi decide di denunciare non deve essere lasciato solo.

«A trentacinque anni dall’uccisione di Libero Grassi, il suo esempio resta un riferimento per chi fa impresa. Ebbe il coraggio di dire no al racket quando esporsi significava rischiare in prima persona. Chi sceglie la legalità non può essere lasciato solo», ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Il presidente ha ricordato anche gli strumenti messi in campo dalla Regione a sostegno delle imprese vittime di usura ed estorsione. «Sono previsti interventi fino a 200 mila euro, con un fondo che rifinanziamo periodicamente in presenza di nuove domande», ha spiegato Schifani, aggiungendo che sono stati destinati anche 4 milioni di euro del Fondo Sicilia alle aziende sottoposte a misure di prevenzione.

«Abbiamo semplificato le procedure anche raccogliendo le indicazioni arrivate attraverso la Commissione regionale Antimafia», ha aggiunto. Il presidente ha quindi ribadito l’importanza della denuncia: «Chi subisce minacce o richieste estorsive si rivolga alle forze dell’ordine e alle istituzioni. La Regione farà la sua parte».

Il ricordo del Comune di Palermo

In rappresentanza del governo regionale, Schifani ha delegato l’assessora Nuccia Albano alla cerimonia di commemorazione. Anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha sottolineato l’attualità della scelta compiuta da Grassi.

«La sua scelta fu una scelta di libertà: la libertà di lavorare senza piegarsi alla prepotenza mafiosa, la libertà di non accettare il ricatto come una condizione inevitabile per fare impresa, la libertà, soprattutto, di denunciare», ha detto Lagalla.

Il sindaco ha richiamato l’attenzione anche sulla presenza ancora attuale del fenomeno mafioso. «La mafia non è scomparsa e il racket prova ancora a rialzare la testa. I fatti di cronaca degli ultimi mesi lo hanno dimostrato», ha affermato, sottolineando però anche la risposta delle forze dell’ordine e della magistratura, capaci di intervenire «con tempestività, determinazione e incisività».

A loro Lagalla ha rivolto il ringraziamento per il lavoro svolto quotidianamente «a difesa della legalità e della libertà degli imprenditori».

Il sindaco ha quindi evidenziato quanto sia ancora importante incoraggiare le denunce. «Il silenzio e la paura sono proprio ciò su cui la mafia continua a fare affidamento», ha osservato. Da qui il messaggio rivolto agli imprenditori: «Denunciare è possibile, denunciare è necessario e nessun imprenditore deve sentirsi solo».

Il Comune, ha aggiunto Lagalla, continuerà a sostenere le realtà associative che accompagnano sul territorio gli imprenditori minacciati, aiutandoli «a rompere l’isolamento e la paura». Un riconoscimento è stato rivolto anche alle associazioni antiracket, considerate una componente fondamentale della rete di legalità.

Cracolici: «Inaccettabile convivere con la mafia»

Alla commemorazione è intervenuto anche Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia, che ha ricordato il significato della scelta compiuta da Libero Grassi e il valore della sua testimonianza.

«Il 29 agosto del 1991 l’imprenditore Libero Grassi è stato ucciso per aver pubblicamente scelto di non pagare il pizzo, difendendo, così, la dignità del proprio lavoro. Libero di nome e di fatto, lo abbiamo ricordato questa mattina a Palermo, insieme ai suoi familiari, in via Alfieri, luogo dell’uccisione», ha dichiarato Cracolici.

Il presidente della Commissione regionale Antimafia ha sottolineato anche i cambiamenti intervenuti in Sicilia negli ultimi 35 anni, evidenziando però come resti necessario mantenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso. «Rispetto a 35 anni fa la Sicilia è cambiata e per questo l’idea che ancora oggi ci sia qualcuno che pensa di doversi “mettere a disposizione” o convivere con la mafia è inaccettabile», ha concluso.

Confcommercio: «La solitudine di Libero Grassi non si ripeta»

Sul tema della solitudine vissuta da Libero Grassi si è soffermata anche Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vicepresidente nazionale di Confcommercio con delega alla legalità.

«Libero Grassi ebbe la forza di dire pubblicamente no al racket. Ma affrontò quella battaglia in una solitudine che ancora oggi deve interrogarci, anche come mondo imprenditoriale», ha dichiarato Di Dio.

Per la presidente di Confcommercio Palermo, ricordare Grassi significa soprattutto impedire che quella condizione possa ripetersi. Da questa consapevolezza nasce “Imprese Mai Sole”, iniziativa promossa da Confcommercio Palermo per stare concretamente accanto agli imprenditori che subiscono intimidazioni e scelgono di denunciare.

«Denunciare richiede coraggio ma non possiamo chiedere a un imprenditore di essere coraggioso e poi lasciarlo solo con il proprio coraggio», ha sottolineato Di Dio. «Il coraggio individuale deve incontrare una comunità, una rete di istituzioni, associazioni e società civile capaci di accompagnare chi dice no alla criminalità».

La legalità, ha aggiunto, «non può essere una battaglia affidata agli eroi solitari». Per questo Confcommercio ha scelto di trasformare il ricordo dell’imprenditore palermitano in un impegno concreto: «Trasformando la memoria in responsabilità e la sua lezione in azione concreta».

A 35 anni dalla morte, dunque, l’eredità di Libero Grassi resta legata non soltanto al coraggio di avere denunciato, ma alla necessità di costruire attorno a chi denuncia una rete capace di sostenerlo. Perché, come ha ricordato Lagalla, ricordare Grassi significa «ricordare un uomo che scelse di essere libero e che, con la sua denuncia, indicò a tutti noi una strada».

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