HomeCronacaProvinceMadri detenute con figli, in Sicilia non esistono Icam: "Bambini costretti a vivere in carcere"

Madri detenute con figli, in Sicilia non esistono Icam: “Bambini costretti a vivere in carcere”

Il caso della madre reclusa con il figlio di 18 mesi nel carcere di Gazzi, a Messina, riapre il tema delle strutture alternative. Sbarre di Zucchero: «Trasferirli fuori regione significherebbe sradicarli dagli affetti e dalla famiglia».

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Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. “I bambini e le bambine hanno il pieno diritto a vivere come gli altri loro coetanei anche quando hanno la mamma che sta scontando una pena”. A sostenerlo, da anni, è l’associazione nazionale Sbarre di zucchero che promuove iniziative di sostegno e tutela per le donne detenute con un’attenzione forte ai casi della madri con figli che scontano una pena. Ad aprire una finestra su un tema – di cui si parla molto poco – è stato il caso di Messina della mamma che si trova presso la casa circondariale di Gazzi con il suo bambino di 18 mesi. A tal proposito, i garanti dei detenuti Pino Apprendi di Palermo, Lucia Risicato di Messina e Giovanni Villari di Siracusa. appellandosi alla magistratura di Sorveglianza, al Dap e al Tribunale per i minorenni, hanno chiesto il trasferimento immediato della donna in un Istituto a Custodia Attenuata o in una casa famiglia protetta per mamma e figlio. Nel frattempo, è arrivata per loro una prima soluzione temporanea grazie a due persone che, in anonimato, hanno donato un climatizzatore.

Quali sono, però, le capacità delle istituzioni di garantire autonomamente le condizioni di vita dignitose per le madri con figli all’interno di un carcere? A rispondere, puntando il dito proprio sulle gravi inadempienze dello Stato è proprio l’associazione Sbarre di Zucchero APS.
Partiamo dal presupposto fondamentale ed importantissimo che i bambini e le bambine in carcere non ci devono stare. Naturalmente, ciò non significa toglierli alla madre che deve scontare una pena. Significa creare delle strutture – come la Casa del povero a Roma – che possano accogliere donne con i loro figli/e per espiare la pena in un ambiente sereno e familiare. Il caso di Messina è l’ennesima prova di un sistema totalmente incivile – afferma Monica Bizaj, presidente di Sbarre di Zucchero  -. Un bambino di 18 mesi deve poter crescere e giocare in maniera serena senza il suono forte dello sbattere di chiavi e cancelli di un carcere”.

I casi come questo sono tanti. “La nostra posizione, da anni, è sempre la stessa: la priorità assoluta deve essere il rinvio dell’esecuzione della pena – continua Monica Bizaj -. Un neonato non ha commesso alcun reato e non può stare dietro le sbarre. Se proprio la magistratura ritiene indispensabile una misura cautelare per la madre, la soluzione potrebbe essere il collocamento in una Casa Famiglia Protetta. Il caso di Messina è l’effetto diretto dello scorso Decreto Sicurezza che ha reso facoltativo e non più obbligatorio il rinvio della pena per le donne incinte e le madri di bimbi/e sotto l’anno di vita. Noi avevamo aderito, fin da subito, alla campagna Madri Fuori per bloccare questa deriva prima che la norma passasse”.

Ci sono gli ICAM che, però, sono pochissimi in Italia. “In Sicilia non esistono ICAM – aggiunge ancora -. Per risolvere la situazione messinese si dovrebbero ‘impacchettare’ madre e figlio per spedirli fuori regione, magari in Campania o nel Lazio. Significherà sdradicarli dal loro contesto, tagliando i ponti con la famiglia di origine, che, spesso, non ha le possibilità economiche per sostenere viaggi e trasferte”. In Italia, gli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Detenute Madri) operativi e attivi sono in tutto 5: Milano (San Vittore), Venezia (Giudecca), Torino (Lorusso e Cotugno), Lauro (in provincia di Avellino, la prima struttura a impronta comunitaria) e Cagliari (Emas).

Lo Stato continua a violare le leggi e i protocolli nazionali ed internazionali di tutela dell’infanzia. Purtroppo, la situazione è sempre più drammatica a causa di precise scelte politiche in cui si mette al centro la cattività della pena – conclude – senza trovare altre soluzioni. Nonostante il carcere venga considerato, sempre di più, una pattumiera umana dove le persone sono costrette a vivere forti stati di povertà ed emarginazione sociale, noi continueremo a batterci, a vario livello e, insieme alle altre realtà che ci credono, per garantire i diritti dei minori e di tutte le persone detenute”.

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