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Sport21, i ragazzi con sindrome di Down protagonisti della masterclass di cucina a Palermo

Tre giornate di formazione per i ragazzi di Sport21 Sicilia, tra sfincione, focacce e birra artigianale. Gliubizzi: “Finalmente l’inclusione scende in campo”

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Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le culture e le arti all'Università di Palermo, con un master in Editoria e Produzione musicale all'Università IULM di Milano. Scrive di sociale per Il Mediterraneo 24 ed è addetta stampa per diverse organizzazioni del Terzo settore
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PALERMO – Sono i ragazzi dell’associazione Sport21 Sicilia, con sindrome di Down e disabilità intellettiva e relazionale, i protagonisti della masterclass di arte bianca che dal 24 al 26 agosto ha trasformato la cucina siciliana in un’esperienza concreta di formazione, autonomia e inclusione. Accanto a loro hanno partecipato alcune donne che fanno riferimento all’associazione Millecolori.

Per tre giornate, negli spazi di via Simone Gulì 226, nel quartiere Acquasanta, i partecipanti si sono cimentati nella preparazione di alcuni dei prodotti più rappresentativi della tradizione gastronomica siciliana: focaccia siciliana classica, faccia di vecchia e sfincione palermitano. Un percorso pratico e formativo ospitato all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata e assegnato dal Comune di Palermo al Consorzio Network dei Talenti.

L’iniziativa nasce nell’ambito delle azioni integrate dei progetti C.E.I.A.M. – Centro Educazione e Integrazione Alimentazione Mediterranea e DEMETRA – Centro Antiviolenza, sostenuti dalla collaborazione tra Sport21 e Millecolori. Una rete che coinvolge anche la parrocchia Maria SS. della Lettera, Acli Palermo Aps, Mediter Italia, associazione Sara Campanella, Cirpe, AIPD Sezione Palermo Ets e Tour & Bike Aps.

I ragazzi di SporT21 Sicilia alla masterclass (ph. Giampiero Gliubizzi)

Sport21, dalla cucina all’autonomia

A guidare i ragazzi di Sport21 nell’esperienza ai fornelli è stato un cuoco capace di coinvolgerli direttamente, trasformando la formazione in un momento concreto di partecipazione e condivisione. L’obiettivo non è stato soltanto imparare a preparare impasti e prodotti della rosticceria siciliana, ma soprattutto valorizzare i loro talenti e dimostrare che non esistono barriere.

Accanto allo sfincione e alle focacce, protagonista delle giornate è stata anche la birra artigianale T21, prodotta da Sport21 Sicilia in collaborazione con il Birrificio Bruno Ribadi, nell’ambito del progetto “BeerT21 Up”.

Per Giampiero Gliubizzi, presidente di Sport21 Sicilia, l’incontro con il Consorzio Network dei Talenti rappresenta un passaggio importante per costruire nuove opportunità: «È stato un incontro positivo che ci ha gratificato e che soprattutto ci ha consentito di portare avanti iniziative che non immaginavamo di poter realizzare in così breve tempo».

Il percorso guarda infatti già al futuro. «Oltre all’inserimento lavorativo spiega Gliubizzi stiamo pensando di portare avanti non soltanto i prodotti della cooperativa. L’anno prossimo produrremo la nostra birra T21 con il Perciasacchi, il grano prodotto proprio all’interno dei campi della cooperativa Network dei Talenti».

I ragazzi di SporT21 Sicilia alla masterclass (ph. Giampiero Gliubizzi)

La terra incontra la birra

Il progetto mette così in relazione agricoltura, produzione artigianale, gastronomia e inclusione. La birra T21 potrà essere accompagnata dai prodotti tipici siciliani realizzati attraverso i percorsi della cooperativa, creando una filiera capace di raccontare non soltanto la qualità delle produzioni, ma anche il valore sociale del lavoro.

«Cosa succede quando la terra di una cooperativa agricola incontra il cuore di una birra T21?conclude Gliubizzi Succede che nasce un progetto di inclusione unico. Possiamo dire che finalmente l’inclusione scende in campo».

Ed è proprio questo il significato più profondo della masterclass: trasformare la cucina povera siciliana, con i suoi sapori e la sua storia, in uno strumento contemporaneo di partecipazione. Un’esperienza nella quale imparare un mestiere significa anche conquistare autonomia, mettere in gioco le proprie capacità e trovare uno spazio concreto nella comunità.

Il bene confiscato di via Simone Gulì diventa così non soltanto un luogo restituito alla collettività, ma uno spazio nel quale formazione, lavoro e inclusione possono incontrarsi, partendo dalla semplicità di un impasto, dal profumo dello sfincione e dal valore dei talenti di ciascuno.

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