AGRIGENTO. Il 16 settembre 1737 nasceva a Sambuca di Sicilia Vincenza Maria Amorelli, una figura che avrebbe segnato profondamente la storia religiosa della comunità sambucese. La sua vicenda, tramandata attraverso biografie, testimonianze e documenti raccolti anche nell’ambito del processo di beatificazione, è legata a una vita vissuta tra preghiera, sofferenza, assistenza agli altri e una lunga esperienza di malattia.

La data della sua nascita si intreccia con un particolare che i biografi hanno letto, nel tempo, come un segno significativo. Vincenza nacque infatti il 16 settembre e fu battezzata il giorno successivo, 17 settembre 1737, nella chiesa dell’Ospedale dal sacerdote Ambrogio Gargano. Proprio il 17 settembre la Chiesa celebra la festa delle Stigmate di San Francesco d’Assisi. Un dettaglio cronologico che assunse un significato particolare alla luce di quanto sarebbe accaduto molti anni dopo.
Vincenza era la decima gravidanza di Natala Gurrera ed Epifanio Amorelli. La gestazione era stata difficile e la madre, preoccupata per la propria salute, aveva fatto voto di affidare la bambina a Dio e di darle nomi legati alla Madonna e a San Vincenzo Ferreri. Al battesimo le furono imposti i nomi di Vincenza Antonina.
Crebbe in una famiglia modesta, in un ambiente descritto dalle testimonianze come sereno e profondamente religioso. Fin da bambina mostrò particolare attenzione verso chi aveva bisogno. A otto anni, secondo quanto riferito da don Calogero Ferraro, avrebbe rinunciato al proprio pasto quotidiano per offrirlo ai poveri. A dieci anni iniziò ad accostarsi con particolare frequenza all’Eucaristia e il 30 agosto 1747, ancora giovanissima, fece voto di perpetua verginità.

Pochi anni dopo entrò nel Collegio di Maria di Sambuca, istituzione che nel Settecento rappresentava un importante punto di riferimento per l’educazione delle ragazze, soprattutto di quelle provenienti da famiglie meno abbienti. Qui le giovani ricevevano istruzione religiosa e di base, imparavano lavori domestici e di ricamo e venivano preparate alla vita familiare.
Secondo il racconto di Pietro Valguarnera, discendente della famiglia Amorelli e studioso della documentazione legata alla religiosa, la scelta del Collegio di Maria fu coerente con la sua particolare attenzione verso gli altri. Nel Collegio dove diventerà novizia e religiosa professa Vincenza svolse l’ufficio di infermiera, occupandosi delle consorelle ammalate. Il modo in cui assisteva le donne malate ricevette, secondo le testimonianze, anche l’apprezzamento dei medici che ne seguivano le condizioni. La sua attività non si limitò però all’assistenza. Vincenza fu anche maestra nelle scuole del Collegio, dove si occupava di istruire le alunne convittrici e le ragazze più povere. Un impegno che restituisce il ritratto di una giovane donna coinvolta nella vita quotidiana dell’istituzione, sia nella cura delle ammalate sia nell’educazione delle ragazze.
La sua permanenza, però, fu interrotta dalla malattia. Dopo essere rientrata nella casa paterna, Vincenza rimase a letto per gran parte della sua vita, per circa 65 anni, fino alla morte avvenuta il 7 aprile 1824. In quella lunga condizione di sofferenza, secondo le testimonianze raccolte nel corso del tempo, continuarono le sue attività di preghiera e le esperienze mistiche che contribuirono alla fama di santità che si diffuse intorno alla sua figura.
Ed è proprio la vicenda delle stigmate a rappresentare uno degli episodi più significativi della tradizione legata a Suor Vincenza.

Secondo la testimonianza del decano Giuseppe Maria Oddo, il primo marzo 1764 la religiosa ebbe una visione di Gesù Cristo e, in quella circostanza, comparvero sulle sue mani, sui piedi e sul costato ferite dalle quali sarebbe uscito del sangue. Successivamente, sempre secondo le testimonianze, avrebbe ricevuto una nuova grazia attraverso la quale avrebbe continuato a percepire il dolore delle ferite senza che queste fossero più visibili.
Il racconto delle stigmate si inserisce così in una vicenda molto più ampia, costruita nel corso dei secoli attraverso testimonianze, documenti e memorie familiari. Il particolare del battesimo del 17 settembre 1737, giorno della festa delle Stigmate di San Francesco, venne riletto dai suoi biografi proprio alla luce dell’esperienza mistica che, secondo le testimonianze, sarebbe arrivata molti anni dopo, nel 1764.
Pietro Valguarnera ha dedicato parte della propria attività alla ricerca e alla conservazione dei documenti relativi alla religiosa, tra testimonianze giurate, documentazione medica e materiali utilizzati nell’ambito della causa di beatificazione. Un patrimonio che consente di ricostruire la figura di una donna vissuta nella Sambuca del Settecento e dell’Ottocento, la cui storia continua a essere legata al territorio e alla memoria religiosa della comunità.
Suor Vincenza Amorelli morì a Sambuca a 86 anni. Le sue spoglie si trovano nella Chiesa di San Giuseppe, mentre la casa in cui nacque è oggi riconosciuta tra i Luoghi dell’Identità e della Memoria del borgo. La sua figura rimane così strettamente legata a Sambuca di Sicilia: non soltanto per la fama di santità e per le testimonianze sulle sue esperienze mistiche, ma anche per una storia personale che attraversa quasi un secolo di vita del paese.








