HomeCronacaProvinceSambuca ricorda il miracolo del 25 luglio: la storia di suor Vincenza Amorelli

Sambuca ricorda il miracolo del 25 luglio: la storia di suor Vincenza Amorelli

Nella Chiesa Matrice la celebrazione dedicata alla Serva di Dio, figura simbolo della comunità sambucese. Il racconto dell’epidemia di colera del 1837, delle fonti storiche e della lunga devozione popolare per la “suora dei miracoli”

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le culture e le arti all'Università di Palermo, con un master in Editoria e Produzione musicale all'Università IULM di Milano. Scrive di sociale per Il Mediterraneo 24 ed è addetta stampa per diverse organizzazioni del Terzo settore
spot_img
spot_img

AGRIGENTO. Anche quest’anno Sambuca di Sicilia rinnoverà una delle ricorrenze più sentite della propria tradizione religiosa e identitaria. Sabato 25 luglio, alle ore 19, nella Chiesa Matrice, l’arciprete padre Giovanni Corona presiederà la celebrazione eucaristica dedicata alla Serva di Dio suor Vincenza Maria Amorelli, cui seguirà la tradizionale processione. Un appuntamento che, ogni anno, richiama la comunità attorno alla memoria della religiosa sambucese morta in fama di santità e al ricordo di uno degli episodi più drammatici e, allo stesso tempo, più significativi della storia del paese: il miracolo attribuito alla sua intercessione durante l’epidemia di colera del 1837.

Il colera che devastò Sambuca

L’estate del 1837 rimane una delle pagine più dolorose della storia sambucese. Come ricostruisce l’assessore alla Cultura e vicesindaco Giuseppe Cacioppo, sulla base dei registri parrocchiali e delle fonti archivistiche, il cholera morbus colpì il paese con una violenza devastante. I registri dei Defunctorum della Parrocchia dell’Assunta riportano 1.003 morti, una cifra impressionante per una comunità che allora contava circa novemila abitanti.

Le cronache raccontano scenari apocalittici: decine di persone morivano ogni giorno, i corpi rimanevano per ore nelle strade, le cripte delle chiese erano ormai sature e l’aria era resa irrespirabile dall’odore della morte. Il morbo non faceva distinzioni di ceto sociale, colpendo indistintamente poveri e benestanti. I sambucesi si affidarono sia alla scienza, chiamando nel paese il medico e letterato Vincenzo Navarro, sia alla fede. La Madonna dell’Udienza venne trasferita nella chiesa di San Michele e la popolazione iniziò a pregare con crescente intensità. Fu allora che il pensiero corse a suor Vincenza Maria Amorelli, morta soltanto tredici anni prima, nel 1824, e già venerata dal popolo come una donna di straordinaria santità.

Suor Vincenza Amorelli

Il Bambinello e il miracolo del 25 luglio 1837

Secondo le testimonianze dell’epoca, molti sambucesi, disperati, si radunarono davanti alla tomba della Serva di Dio nella Chiesa Madre, decisi perfino a riesumarne il corpo per portarlo in processione. L’arciprete don Vito Planeta, con l’aiuto del sacerdote don Pietro Lucido, riuscì a convincere la folla a non farlo, evitando così di compromettere le spoglie della religiosa e l’eventuale futura causa di beatificazione. Fu invece portato in processione il piccolo Bambino Gesù in ceroplastica che suor Vincenza custodiva nella propria stanza e davanti al quale aveva pregato per tutta la vita. La tradizione racconta che, giunto il corteo ai Quattro Cantoni, all’incrocio tra l’attuale Corso Umberto e via Roma, apparve una stella nel cielo e il colera cessò improvvisamente. Da allora, ogni 25 luglio, Sambuca rinnova la memoria di quell’evento straordinario. Secondo la tradizione riportata anche dal progetto Sambuca Welcoming, la ricorrenza è accompagnata dal canto del Te Deum in onore del Bambino Gesù di suor Vincenza, a memoria della liberazione del paese dall’epidemia.

Vincenzo Navarro, testimone della fama di santità

A tramandare la memoria di suor Vincenza contribuì anche Vincenzo Navarro (1800-1867), medico, poeta e letterato, tra le personalità più rappresentative della cultura siciliana dell’Ottocento e profondamente legato a Sambuca. Nel suo Diario, preziosa fonte per la storia del territorio, Navarro racconta di aver conosciuto la fama della religiosa già nel 1817, quando, giovane studente di Medicina a Palermo, raggiunse Sambuca insieme alla madre, sconvolta dalla morte della figlia Aloisia. La donna trovò conforto proprio nei racconti sui prodigi attribuiti all’intercessione di suor Vincenza, allora ancora in vita e già considerata da molti una donna di eccezionale santità. Lo stesso Diario costituisce oggi una testimonianza di grande valore anche per la ricostruzione degli eventi del 1837, insieme alle relazioni dell’arciprete don Vito Planeta, di don Pietro Lucido e agli atti del processo di beatificazione della Serva di Dio.

Bambinello di Suor Vincenza Amorelli

La “collegina di Sambuca”

Conosciuta come “la collegina di Maria”, “la Serva di Dio della Sambuca” e soprattutto come “la suora dei miracoli”, suor Vincenza Maria Amorelli nacque il 16 settembre 1737 da una delle famiglie più illustri del paese. Gli Amorelli rappresentavano uno dei casati storici della Sicilia occidentale, profondamente legato alla Chiesa, alla cultura e alla vita pubblica. Già da bambina Vincenza mostrò una straordinaria sensibilità religiosa. A soli quattordici anni entrò nel Collegio di Maria, fondato pochi anni prima dal marchese Pietro Beccadelli. Fu novizia, religiosa professa, infermiera e maestra, ma dovette presto lasciare il convento a causa delle sue precarie condizioni di salute. La casa paterna divenne così il suo eremo.

Una grave malattia la costrinse a letto per circa sessantacinque anni, sofferenza che offrì continuamente a Dio per la Chiesa, per la pace nel mondo e per la salvezza delle anime. Nonostante i dolori, la sua stanza divenne meta continua di persone provenienti da tutta la Sicilia. Chi cercava un consiglio, chi una parola di conforto, chi una preghiera. Le cronache raccontano di estasi mistiche, del dono della profezia, della conoscenza dei cuori e di guarigioni attribuite alla sua intercessione. Il 1° marzo 1764, secondo la tradizione, avrebbe ricevuto anche le stimmate, contribuendo ad accrescere ulteriormente la sua fama di santità. Morì il 7 aprile 1824, Mercoledì Santo. L’intera Sambuca accompagnò il suo funerale fino alla Chiesa Madre, dove ancora oggi riposano le sue spoglie.

Un libro per riscoprirne la figura

Negli ultimi anni la conoscenza della vita di suor Vincenza è stata ulteriormente approfondita grazie al volume “La collegina di Sambuca. Suor Vincenza Amorelli (1737-1824)”, pubblicato da Carlo Saladino Editore e scritto da mons. Gaetano Tulipano. Il libro venne presentato nel 2023 nella chiesa di San Giuseppe, nel cuore del centro storico, con gli interventi dello stesso autore, dell’assessore Giuseppe Cacioppo e della scrittrice sambucese Licia Cardillo. Nella recensione pubblicata sul periodico La Voce, Cardillo evidenzia come il saggio ricostruisca non soltanto la vicenda biografica della religiosa, ma anche il contesto storico, sociale e spirituale della Sambuca del Settecento. L’autrice sottolinea come Tulipano accompagni il lettore dentro l’esperienza umana e mistica di suor Vincenza, facendo emergere una donna che trasformò la sofferenza in una testimonianza di fede, speranza e carità. Un messaggio che, osserva Cardillo, conserva ancora oggi una sorprendente attualità.

Chiesa Matrice a Sambuca di Sicilia

Il bicentenario del dies natalis

La figura della religiosa è stata al centro delle celebrazioni del bicentenario del dies natalis, organizzate nel 2024 dal Comune di Sambuca di Sicilia e dalla Parrocchia. Le iniziative hanno compreso l’omaggio floreale alla tomba della Serva di Dio, la scopertura di un pannello in maiolica dedicato a suor Vincenza in via Amorelli, una mostra, un concerto di musica sacra e il convegno teologico-pastorale “La chiamata alla santità”, moderato da Licia Cardillo, con gli interventi di mons. Giuseppe Cumbo e di mons. Gaetano Tulipano. Un percorso che ha contribuito a rilanciare gli studi e la conoscenza di una figura che continua a rappresentare uno dei principali riferimenti spirituali della comunità sambucese.

Un patrimonio di fede, storia e identità

Oggi la memoria di suor Vincenza continua a vivere anche attraverso Sambuca Welcoming, il progetto di rigenerazione urbana e promozione turistica promosso dall’impresa culturale e creativa Kòrai, in collaborazione con il Comune di Sambuca di Sicilia e con il sostegno del Ministero della Cultura. La casa natale della religiosa è stata inserita tra i Luoghi dell’Identità e della Memoria, un itinerario che racconta le figure e i luoghi simbolo del borgo. Lo stesso percorso valorizza il dipinto dedicato alla “suora dei miracoli”, realizzato nel 2014 dall’artista Francesco Bondì e custodito nella chiesa di San Giuseppe.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img